giovedì, Agosto 11, 2022

Greta: “dai leader greenwashing e bella retorica”

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Greta Thunberg indice proteste in occasione del COP26

Che Greta Thunberg non riconosca l’importanza di forum dei leader mondiali per aiutare il pianeta lo sappiamo sin dal “bla bla bla” allo Youth4Future di Milano. È sull’onda di questo scetticismo che ha indetto, attraverso i suoi canali social, due manifestazioni, tenutesi ieri e oggi a Glasgow. La prima, a Kelvingrove Park, è consistita in sciopero del clima, forma di protesta tipica degli attivisti dei Fridays for Future. La seconda, quella di oggi, in una marcia che è partita dallo stesso parco e che ha avuto inizio alle 11.30.

La sfiducia di Greta passa per false promesse e greenwashing

«Usano greenwashing e bella retorica», ha detto la giovane. «Da queste conferenze non verrà il cambiamento, se non ci sarà una grande pressione pubblica dall’esterno».

Quello che Greta paventa è che i leader partecipanti si nascondano dietro un ecologismo di facciata, incapace di reali contributi al miglioramento della salute della Terra. Non ci può essere vera inversione di rotta senza un attivismo disinteressato che chieda pubblicamente un concreto cambiamento che non si esaurisca in false promesse. Non viene qualcosa di positivo da riunioni in cui alle parole non seguono fatti.

La filosofia dietro il greenwashing è proprio questa: dare un’immagine positiva, dunque ingannevole, sotto il profilo del rispetto ambientale. Imprese, istituzioni e chiunque se ne avvalga cela dietro un millantato ambientalismo operazioni nocive per il pianeta e chi lo abita.  

L’attivista contro l’impegno per contenere il riscaldamento globale

«Sembra già stiano rinunciando all’obiettivo di 1,5°C», ha aggiunto. Il riferimento è alla temperatura cui si cerca di contenere il riscaldamento medio globale rispetto al periodo preindustriale, come da Accordi di Parigi. L’impegno ha assunto connotati vaghi dopo la decisione al G20 di Roma di arrivare a emissioni zero senza una data entro la quale mantenere la promessa.

Greta non ha tutti i torti: secondo il Climate Action Tracker, nessun paese ha una politica ambientale in grado di rimanere entro gli 1,5°C. Unica eccezione: il Gambia. La mancata individuazione di una data comporta un serio allarme per il nostro pianeta, privato ora di una data entro la quale poter cominciare a tirare sospiri di sollievo. Il percorso per la fine delle emissioni rischia quindi di essere lungo e ancor più dannoso.

Tra l’India che non si prospetta carbon free prima del 2070 e l’accusa alle banche cinesi di finanziare la deforestazione, i paesi più popolosi spaventano. Non solo la questione del tetto degli 1,5°C, quindi, grava sul destino della Terra.

Le manifestazioni: i numeri e l’impegno

Le parole di Greta di successo ne hanno riscosso. Melbourne, Bruxelles, Seul: alla chiamata di Greta hanno risposto migliaia di attivisti, scendendo nelle piazze di quasi tutto il mondo. Tutti i cortei si sono svolti in maniera pacifica, confermando l’intento non violento dei movimenti ambientalisti partecipi. La stessa attivista svedese ha sfilato oggi a Glasgow assieme ad altre 100mila persone, ma ha preferito non pronunciarsi oltre in merito.

Tanti i giovani presenti, da sempre la maggioranza degli interlocutori di Greta. Sono loro a crederci con più ardore e con più passione civile. Sono coloro che chiedono di ottenere un futuro; non un futuro migliore, ma un futuro e basta. Tanti i giovani presenti e da tante parti del mondo per chiedere di non annegare nella vuota retorica dei potenti.

Non si può chiedere a questi ultimi di non indire più forum come quelli contestati dall’attivista svedese, pena la perdita di uno strumento di confronto e azione democratico. La ragione, però, come sempre, sta nel mezzo: le decisioni di uno ricadono sulla vita di molti. Servono fatti, non parole. E servono subito.

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