domenica, Novembre 27, 2022

Green Economy e lo sviluppo sostenibile: è pura propaganda?

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La Green Economy è sinceramente interessata al bene del nostro pianeta?

Una  Green Economy “economia verde” distratta

Un’attenta analisi econometrica sulla cosiddetta Green Economy, “economia verde”, dimostra che non è esattamente così.

È pura propaganda?

1) Il concetto tanto “trendy” di sviluppo sostenibile non è al momento né equo né giusto. Al contrario, sembra che sia stato utilizzato in maniera strumentale, per le varie declinazioni del capitalismo e dei cosiddetti “poli imperialisti”.

2) Di fatto, gli slogan sulla “Green Economy” restano ancora astratti e teorici. I tanto declamati benefici sull’ambiente e sull’occupazione, hanno finora trovato applicazione pratica solo attraverso un sostanzioso flusso di investimenti pubblici. Questi, erogati sotto forma di incentivi, sgravi fiscali al capitale. E leggi di sostegno all’incentivazione della produzione e al consumo.

Ciò ha dato respiro esclusivamente ai mercati finanziari ma la cosiddetta “economia reale”, basata su produzione, vendita e consumo, è rimasta ferma.

I vizi del capitalismo “assistito”

La proposta di una “economia verde” sottintende che lo sviluppo economico debba considerare in primis i danni ambientali.

Peccato che l’indicatore di tale sviluppo resti il famigerato PIL (Prodotto Interno Lordo), che per essere sostenuto non può prescindere dal modello di produzione capitalista.

Per meglio comprendere, è utile fare qualche riflessione sulla veste “verde” del mondo occidentale. Che, in contraddizione con i principi sostenuti dalla Green economy, di fatto, grazie alla globalizzazione sta inquinando sempre di più Asia, Africa e gli altri Paesi “poveri”.

In che modo?

1) La delocalizzazione, una vera manna per le multinazionali, ha reso economicamente vantaggioso concentrare la produzione in aree nelle quali i lavoratori non hanno pressoché diritti. E le leggi sulla salvaguardia ambientale sono, purtroppo, una chimera.

2) La veste verde, di strategia imperialista, inoltre, non considera i danni derivanti da un modello economico basato su una irragionevole produzione di merci. Bensì tende a mettere a profitto le risorse naturali. Tanto che il capitalismoverde” si sta concentrando sempre più sulla privatizzazione dell’acqua e degli oceani, delle terre indigene, dei parchi nazionali e delle riserve naturali.

Vale a dire che:

1) si continueranno ad accantonare preziose risorse, destinate ai privati, nel momento in cui questi potranno dare maggior valore in termini di accumulazione

2) gli investimenti pubblici saranno legittimati per “trasformare” la produzione di beni e servizi che perseverano nel seguire una crescita economica indefinita.

La risposta verde è quindi un’altra forma del “capitalismo assistito”. Inquadrabile non nel conflitto uomo-natura ma nella contraddizione intrinseca capitale-natura.

Da se che quando le istituzioni internazionali parlano di “green economy” e del “rinverdimento tecnologico”, in realtà mettono in correlazione la salvaguardia dell’ambiente con l’avanzata dell’economia capitalista.

Scopriamo i falsi miti

A seguire alcune delle azioni propagandate in nome della Green Economy e relative incongruenze.

1) Crediti del carbonio e i bonus delle biodiversità: garantiscono ai Paesi ricchi e alle multinazionali di continuare a inquinare e devastare l’ambiente. Purché in qualche altra parte del mondo si paghi qualcuno per preservare la biodiversità.

2) REDD (Riduzione delle Emissioni derivate dalla Deforestazione e dal Degrado): dovrebbe garantire la riduzione di emissioni di gas serra, la deforestazione e il degrado forestale. In realtà, in cambio di un pagamento ridicolo, si impongono dei piani di gestione alle famiglie e alle comunità rurali, cui viene proibito l’accesso alle proprie terre, boschi e fonti d’acqua. Di contro, si garantisce accesso incondizionato alle imprese nelle aree forestali collettive. Ovviamente le aziende saranno libere di agire in maniera incontrollata, con buona pace della tutela ambientale.

3) Energia derivante dalle “biomasse”: per convertire le biomasse in fonti di energia alternativa al petrolio, vengono impiegate vastissime aree di terreno destinate all’alimentazione dei macchinari, sottraendo, di fatto, ettari di terre alle foreste o alla produzione del cibo.

4) Agricoltura “intelligente”: per creare un’agricoltura adattabile a differenti climi, assisteremo alla pratica massiccia della coltivazione transgenica, resistente alla siccità, che prevede l’utilizzo di nuovi pesticidi, tanto per compiacere alle multinazionali del settore.

5) Canale preferenziale per le risorse idriche: poiché l’acqua di irrigazione scarseggia, essa sarà impiegata prevalentemente per irrigare le coltivazioni da esportazione e altre coltivazioni di tipo industriale.

6) Economia degli Ecosistemi e delle Biodiversità (The Economics of Ecosystems and Biodiversity, TEEB): viene messo un prezzo a tutte le risorse naturali (come l’acqua, le biodiversità, il paesaggio, gli animali, i semi, la pioggia) per poi privatizzarle e far pagare per il loro uso.

Utile allora ricordare l’analisi del presidente della Bolivia Evo Morales, nel suo intervento a Rio+20 nel 2012: «L’ambientalismo dell’“economia verde” è il nuovo colonialismo per sottomettere i nostri popoli e i governi anticapitalisti. Perciò l’ambientalismo è solo un modo di realizzazione del capitalismo distruttore, un modo graduale e scaglionato di distruzione mercificata della natura.

Come è anche una forma di privazione della sovranità dei popoli sulle proprie risorse, ma l’ambientalismo del capitalismo è pure un colonialismo predatore perché permette che gli obblighi che hanno i paesi sviluppati di preservare la natura per le future generazioni siano imposti ai Paesi in via di sviluppo, mentre i primi si dedicano in modo implacabile a distruggere mercificando l’ambiente, i Paesi del Nord si arricchiscono in mezzo a un’orgia depredatrice delle fonti naturali di vita e obbligano noi Paesi del Sud a essere i loro guardaboschi poveri. […] Vogliono creare meccanismi d’intromissione per monitorare, giudicare e controllare le nostre politiche nazionali, vogliono giudicare e punire l’uso delle nostre risorse naturali con argomenti ambientalisti». (Dal discorso completo di Evo Morales)

«Esistono i debiti ecologici e non i debiti esteri e sono i primi che devono essere pagati e non i secondi». (Fidel Castro)

 Fonte: Contropiano

Leggi Il Giornale dell’Amianto

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