venerdì, Ottobre 7, 2022

La Giornata mondiale dell’elefante

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WWF: INTERVENIRE SUBITO, L’ELEFANTE IN AFRICA È SEMPRE PIÙ MINACCIATO DALLA DISTRUZIONE DELL’HABITAT E DAL BRACCONAGGIO

Il 12 agosto è stata la Giornata mondiale dedicata all’elefante, vero e proprio “giardiniere” che disperde e aiuta la germinazione di molti semi.

Mangiando più di cento frutti di alberi differenti, permette la diffusione di specie arbustive arboree in ambienti aridi come quelli della savana.

Sono anche dei potenti bulldozer in quanto calpestano cespugli, abbattono alberi e creano sentieri e radure. La loro azione facilita la presenza di alberi a crescita lenta che assorbono più carbonio dall’atmosfera rispetto alle specie di alberi a crescita rapida.

Inoltre, sono anche “ingegneri” perché modificano l’ambiente, creando spazi e habitat idonei alla presenza di molte altre specie. Oggi, il numero di pachidermi nel continente africano è drasticamente diminuito: infatti, sono 415mila gli elefanti rimasti, secondo l’ultimo censimento eseguito su larga scala.

Le specie di elefanti in Africa

In Africa esistono due specie di elefanti: quello di savana (Loxodonta africana) e quello di foresta (Loxodonta cyclotis), meno conosciuto e di dimensioni ridotte. Le due specie sono state inserite nella Red List delle specie minacciate di estinzione per la prima volta nel 2021.

Oggi, l’elefante di savana è classificato nelle specie “in pericolo”. L’elefante di foresta, invece, risulta inserito tra quelle in “pericolo critico”, ossia con elevato rischio di estinzione a breve termine.

L’elefante di savana ha subìto una riduzione del 60% negli ultimi cinquant’anni, mentre l’elefante di foresta, negli ultimi vent’anni è passato da 270mila esemplari a meno di 75mila.

Le minacce per l’elefante

I pericoli per gli elefanti provengono dagli effetti della crisi climatica. Questa provoca la scomparsa di grandi aree umide e la necessità di spostamenti per trovare acqua.

Poi c’è il bracconaggio, che resta ad oggi la causa principale del declino di entrambe le specie di elefanti africani. Nonostante dal 1989 sia stato regolato il commercio di avorio, si stima che proprio a causa delle zanne ogni anno vengano uccisi oltre 20mila elefanti. 

Ultimamente, il fenomeno delle uccisioni illegali si è ulteriormente esteso per la diffusa presenza di gruppi terroristici. Questi spesso gestiscono il commercio illecito di parti di animali selvatici, che rappresenta per loro un’importante fonte di guadagno. 

Anche il conflitto che il plantigrado può creare con le attività di alcune comunità locali è una delle causa delle uccisioni. Da non sottovalutare, infine, la perdita di habitat dovuta all’intensificazione di attività antropiche come l’agricoltura o la realizzazione di infrastrutture.

I risultati delle azioni di conservazione

Nonostante queste tendenze allarmanti, gli studi dimostrano che gli sforzi di conservazione in alcuni contesti si stanno dimostrando efficaci. La lotta al bracconaggio e una pianificazione territoriale migliore che promuove la coesistenza uomo-fauna sono la chiave per la conservazione di questa specie iconica. 

Grazie a queste politiche, alcuni elefanti di foresta si sono stabilizzati in aree protette come quelle del Gabon, della Repubblica del Congo o dell’area Kavango-Zambesi

Nuove tecnologie, azioni di sensibilizzazione, lotta al bracconaggio e una maggiore attenzione all’habitat sono le strategie che possono aiutarci a salvare gli elefanti. Per il WWF è necessario intervenire subito, rafforzando le azioni di tutela. 

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