sabato, Settembre 18, 2021

Gargano, è sempre più dissesto geologico

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Con l’emergenza dissesto geologico sul Gargano, la Puglia paga la mancanza di geologi dipendenti nel settore pubblico

San Marco in Lamis, un comune italiano di circa 13mila abitanti della provincia di Foggia in Puglia è oggi, 19 luglio, vittima dell’ennesimo evento alluvionale. Circa 240 mm di pioggia si sono abbattuti in poco tempo sul territorio cittadino. La cosiddetta bomba d’acqua ha creato forti disagi e fatto emergere problematiche mai assopite. L’evento ha fatto seguito ad altri episodi registrati nei giorni scorsi in altre zone del Gargano e della Puglia. La foto di copertina è del Soccorso Alpino e Speleologico Puglia per lo “Stato quotidiano”

Già nel 2014 furono registrate alcune vittime sullo stesso territorio. Ma da allora, cosa è cambiato? «Poco, anzi, pochissimo», avverte l’Ordine dei geologi della Puglia, «visto che molti progetti di messa in sicurezza non sono ancora partiti».

La Puglia si ritrova, così, ad affrontare l’ennesima emergenza. Con le piogge che hanno interessato il Gargano, un territorio che, seppur solido, con affioramenti di terreni rocciosi rappresentati da calcari, quindi materiali lapidei, resta comunque, come per gran parte dell’Italia, fragile. 

I fattori che predispongono il territorio a questi disastri

Ma dietro emergenze come il dissesto idrogeologico, ci sono diversi fattori che predispongono il territorio a questi disastri. Vedi il disboscamento, causato anche da incendi come quello registrato solo alcuni giorni addietro nei comuni di Vico del Gargano e Ischitella. L’assenza o la scarsa manutenzione dei corsi d’acqua e dei principali impluvi. Le mancate manutenzioni delle infrastrutture come strade, acquedotti, fognature, che spesso diventano elementi di amplificazione e/o di innesco di fenomeni di frane. L’inefficiente azione di controllo sulla geomorfologia e l’idraulica di tutto il territorio regionale.

I cambiamenti climatici e le bombe d’acqua

Oggi, anche per effetto dei cambiamenti climatici in atto, si verificano sempre più spesso piogge copiose di gran lunga superiori ai massimi storici registrati dalla rete pluviometrica. Piogge che trovano terreni fortemente impermeabilizzati con scarsa capacità di infiltrazione. È di questi giorni la pubblicazione dell’ultimo Rapporto sul consumo di suolo a cura dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), che include la Puglia, con +493 ettari consumati nell’ultimo anno, tra le regioni a maggior consumo di suolo.

Serve un “Piano di protezione civile comunale”

Per sopperire a questo carico sul territorio, è necessaria una politica di gestione adeguata. A partire dal “Piano di protezione civile comunale”. In una regione «che ancora non dispone di un “Servizio geologico regionale”», è essenziale, quindi, «sopperire all’annoso problema della mancanza di geologi dipendenti nel settore pubblico».

Il geologo di zona

Un territorio che, dato il delicato equilibrio idrogeologico nel quale versa, «necessiterebbe della figura del “geologo di zona”».

«Andrebbe quindi individuata, negli organi tecnici della Regione, la sede presso cui far ruotare l’iter di pianificazione, programmazione e controllo degli interventi per la difesa del suolo», fanno sapere dall’Ordine dei geologi, «potenziando gli uffici con professionalità specifiche (geologi, forestali, etc.)».

Riprogrammare la mitigazione del rischio idraulico e idrogeologico

Risulta, quindi, necessaria anche «una riprogrammazione della mitigazione del rischio idraulico e idrogeologico a scala di bacino idrografico», da concretizzare «non con interventi spot, spesso affrontati senza nessuna connessione fra loro».

Un lavoro che necessita, invece, di una pianificazione che «che implica l’urgenza di studiare i bacini idrografici, monitorare le aste torrentizie e i versanti e programmare le spese d’intervento su dati certi».

Istituire il “fascicolo di manutenzione” del territorio

Perciò è importante attivare presìdi pubblici sul territorio e istituire il “fascicolo di manutenzione” di questo. Lo stesso, «dovrà prevedere il coinvolgimento del geologo sin dalle prime fasi della pianificazione territoriale».

Educare la gente alle emergenze

Sarà, pertanto, anche necessario «educare e sensibilizzare i cittadini, a partire dalle scuole, insegnando loro come comportarsi durante le situazioni di allerta e di emergenza, per scongiurare cattivi comportamenti». E imporre, infine, «la conoscenza dei “Piani comunali di protezione civile”, troppo spesso tenuti chiusi nei cassetti»

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