lunedì, Luglio 15, 2024

“Fratelli animali. Considerazioni su una vita etica”

Ultime News

DI RECENTE, LIBRERIAUNIVERSITARIA.IT EDIZIONI HA PUBBLICATO UN PICCOLO INTERESSANTE TRATTATO DAL TITOLO “FRATELLI ANIMALI. CONSIDERAZIONI SU UNA VITA ETICA”. IL TESTO CONTIENE QUATTRO LETTERE CHE EDGAR KUPFER-KOBERWITZ SCRISSE A UN AMICO IMMAGINARIO DURANTE LA SUA PRIGIONIA NEL LAGER NAZISTA DI DACHAU (1940-1945). KUPFER DESCRIVE DAL SUO PUNTO DI VISTA LO SFRUTTAMENTO E IL DOLORE CHE L’UOMO CAUSA AGLI ANIMALI

fratelli animali - copertina

Durante una ricerca sulla questione animale, Giannella Biddau – ricercatrice all’Università di Sassari -, si imbatte nel testo di Edgar Kupfer-Koberwitz dal titolo “Die Tierbruder. Eine Betrachtung zum ethischen Leben” (Fratelli Animali. Considerazioni su una vita etica).

«Stare dalla parte degli animali è la cosa più bella che mi sia capitata nella vita», afferma Biddau, dopo aver letto e tradotto il testo.

L’intento della curatrice è di fornire, grazie a questo libro, chiavi di lettura a livello didattico-pedagogico a chi si occupa della questione animale per attivismo, ricerca, insegnamento o studio.

Questo trattato contiene, infatti, anche un piccolo glossario, una proposta didattica con relative schede e un’ampia bibliografia destinate a studenti e studentesse delle scuole superiori.

“La versione in lingua italiana è qui contestualizzata da una ricerca sulla vita e sul pensiero dell’autore – scrive Biddau – e accompagnata da una sezione dedicata al ruolo della scuola e dell’università nello sviluppo di un atteggiamento empatico nei confronti degli animali, oltre che da una scheda di lavoro utilizzabile in vari contesti formativi – dal triennio delle scuole superiori alle università, ai corsi di aggiornamento per adulti – e da una panoramica sugli approcci didattici adottati”.

Un pensiero estremamente moderno, libero, attuale

Edgar Kupfer-Koberwitz, che ha scritto il testo di nascosto durante gli ultimi mesi di prigionia nel campo di concentramento di Dachau, utilizzando una forma narrativa epistolare per descrivere lo sfruttamento e il dolore degli animali, fornisce anche una ulteriore documentazione sul suo pensiero. Un pensiero estremamente moderno, libero, attuale. Ma anche il rapporto tra la violenza sugli animali e la violenza sull’essere umano.

Le quattro lettere che compongono questo trattato, Kupfer le ha scritte in un periodo durante il quale «la morte si impadroniva di noi ogni giorno e dodicimila persone persero la vita in quattro mesi e mezzo».

L’autore dimostra un atteggiamento empatico nei confronti degli animali. E, pertanto, vuole sensibilizzare il lettore alla causa animalista e apportare un contributo alla battaglia anti-specista, attraverso le sue preziose argomentazioni di uomo e di autore.

«Ascolta – scrive Kupfer nella “lettera prima” -, non mangio animali perché non voglio nutrirmi della sofferenza e della morte di altre creature, poiché io steso ho sofferto cosi tanto che posso sentire il dolore altrui come fosse il mio dolore».

L’uomo uccide ciò che potrebbe amare

Koberwitz – è il nome di un paesino polacco da cui l’autore ha preso il nome d’arte -, descrive in maniera ineguagliabile anche la figura del cacciatore.

Il cacciatore è un uomo affascinato dalla bellezza della foresta che lo circonda e la sua gioia è autentica. Osserva le gocce di rugiada scintillanti, il verde delle foglie, la luce che filtra tra gli alberi e il canto degli uccelli. Ascolta incantato gli animali e si sente felice in mezzo a tutto questo.

Tuttavia, scrive Kupfer nella “lettera terza”, il cacciatore non verrebbe mai nella foresta solo per questa sensazione. È un uomo con uno scopo. Non è tradizione nobile e antica praticare l’arte della caccia? Pertanto, quest’uomo – scrive l’autore – che ama la natura, che ne sente l’armonia e potrebbe facilmente immergersi completamente in essa, preferisce, invece, perseguire, ferire, infliggere sofferenza e morte.

«Così uccide ciò che potrebbe amare, distrugge il suo paradiso, invece di amarlo».

Il cacciatore è un uomo che cede a un istinto inferiore che lo fa regredire a uno stato di animale feroce.

Quella che Edgar Kupfer Koberwitz vuole trasmettere al lettore è la sua presa di coscienza di come «la violenza che l’uomo esercita sulle altre specie non differisce da quella che esercita sugli individui della propria specie».

Numero verde ONA

spot_img
spot_img
spot_img

Consulenza gratuita

    Articoli simili