Fonti rinnovabili, il WWF: farle ripartire

fonti rinnovabili fonti rinnovabili

Sardegna, prima ad accettare la sfida delle rinnovabili

 

L’importanza di utilizzare fonti rinnovabili, oggi più che mai, non è solo un modo di “salvare” il pianeta. Ma è uno dei mezzi principali per tutelare noi stessi dalla catastrofe che ci travolgerà se non iniziamo ad agire subito.

centrale elettrica a carbone
Il carbone è il combustibile fossile più inquinante, il cui utilizzo provoca il maggior tasso di emissione di carbonio

Il WWF ha pubblicato un documento nel quale individua sia i principali ostacoli che limitano lo sviluppo delle rinnovabili nel nostro Paese sia le possibili soluzioni pratiche per superarli.
Secondo il WWF occorre snellire in modo chirurgico le procedure (non i controlli) per le fonti rinnovabili e le infrastrutture connesse (accumuli, reti).  Bisogna escludere in modo netto, invece, semplificazioni che riguardino infrastrutture e centrali alimentate con i combustibili fossili. Questo, con lo scopo di arrivare al carbone zero entro il 2050. 

Perché è importante utilizzare fonti rinnovabili

Utilizzare fonti rinnovabili è fondamentale per contrastare non solo i cambiamenti climatici ma potrebbe essere un modo per creare una nuova e sostenibile occupazione. L’impatto dei combustibili fossili è deleterio per l’ambiente, come dimostrano ampi studi scientifici.

Il surriscaldamento globale, infatti, è un fenomeno inconfutabile. Lo dimostrano l’incremento della temperatura media di aria e oceani, lo scioglimento dei ghiacciai e l’innalzamento del livello del mare. Secondo l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) – Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico – le attività umane rappresentano una delle principali cause di tale riscaldamento.

Quali sono le proposte del WWF

Gli ambientalisti, quindi, hanno predisposto il documento  “Come far ripartire le rinnovabili: le proposte WWF” .

Nel materiale si analizza ogni singola fonte e, attraverso questa analisi, si individuano i principali problemi legati alle pratiche autorizzative. Queste, di solito hanno iter molto lunghi e complessi. Considerando, ad esempio, gli impianti fotovoltaici di grandi dimensioni, i procedimenti amministrativi, possono superare i 18 mesi (con punte anche di due anni). Per quelli eolici possono, addirittura, arrivare a cinque anni, con il rischio che le tecnologie scelte siano divenute obsolete o addirittura neanche più in produzione.

Cosa si fa nel nostro Paese

Purtroppo, gli strumenti in campo in Italia sono assolutamente inadeguati per fronteggiare questa sfida epocale. Le energie rinnovabili da anni crescono a ritmi paurosamente lenti. Per soddisfare gli obiettivi del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC), solo il fotovoltaico dovrebbe crescere di oltre 3mila MW all’anno da qui al 2030 (occorre infatti passare dagli attuali 20mila e 900 MW ai 52mila MW).

Invece negli ultimi anni la crescita è stata solo di qualche centinaio di MW/anno, un livello anche dieci volte inferiore a quello della poco soleggiata Germania. Anche per l’eolico, chiamato quasi a raddoppiare la sua capacità entro il 2030, le cose non vanno affatto meglio.

Come intervenire in modo strategico

Per il WWF occorre intervenire snellendo le procedure autorizzative. A iniziare dal rewamping (ammodernamento) per gli impianti fotovoltaici ed eolici esistenti. È, questo, un ambito strategico che consente di ridurre gli impatti ambientali aumentando la produttività degli impianti stessi.

Per questo, occorre rivedere il concetto di modifica sostanziale che costringe gli impianti a un iter insostenibile per il proponente e incompatibile con gli obiettivi del PNIEC. Nel documento sono indicati i casi in cui si dovrebbe restare in Procedura Abilitativa Semplificata (PAS) e quando non sottoporre a nuova VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) gli impianti.

Le semplificazioni per le varianti

Un altro tema importante riguarda le semplificazioni per le varianti su progetti autorizzati ma non ancora costruiti. Un argomento molto comune in tutti i casi in cui i tempi per le autorizzazioni risultano eccessivamente lunghi.

Per gli impianti fotovoltaici a terra, andrebbe facilitata l’installazione in quelle aree degradate, quali ex cave, ex discariche ecc. superando l’attuale divieto di agevolazioni previsto dalla normativa vigente.

Anche sui terreni agricoli andrebbe incentivato lo sviluppo di particolari sistemi innovativi quali l’agro-fotovoltaico. Considerando che consente di sfruttare il potenziale solare senza sottrarre terreni utili per alcune colture agricole.

Cosa chiede il Il WWF

Gli ecologisti da un lato chiedono che il governo attivi con urgenza l’Osservatorio PNIEC. A questo sarebbe affidato il compito di predisporre linee guida con ripartizione degli impegni regionali di sviluppo delle rinnovabili (soprattutto fotovoltaico).

Dall’altro, chiede alle Regioni di predisporre quanto prima una mappatura aggiornata con indicate le aree idonee alla realizzazione degli impianti rinnovabili, in cui la procedura autorizzativa deve essere ulteriormente semplificata.

Secondo il WWF, senza questa serie di misure non sarà possibile conseguire gli obiettivi PNIEC e quelli ancora più ambiziosi che presto saranno approvati a livello comunitario. Ciò impedisce allo stesso tempo al nostro Paese di agganciare una vera ripresa economica green.

La Sardegna accetta la sfida di accelerare le rinnovabili

Sardegna carbon free
Sardegna carbon free

Ripartire utilizzando fonti rinnovabili e accelerando le relative infrastrutture: la nuova sfida è non utilizzare più il carbone entro il 2025. Quest’idea scaturisce da un lavoro che il WWF ha chiesto al gruppo RELAB del Politecnico di Milano, dal titolo “Analisi preliminare sul possibile percorso di decarbonizzazione della Sardegna“.

Lo scenario proposto è coerente con la long term strategy europea e quella italiana che presto dovrà vedere la luce e, in un confronto con altre prospettive di sviluppo, appare privo di rischio per le risorse economiche impegnate e i lavoratori coinvolti.

Per la Sardegna, rinviare l’uscita dal carbone o utilizzare altre fonti fossili, vorrebbe dire rinviare lo sviluppo del territorio e condannare le comunità al perpetuarsi di una situazione di crisi permanente.

L’analisi costi benefici non può prescindere dall’obiettivo di decarbonizzare la regione entro il 2050. E non può, la Sardegna, tralasciare l’importanza, soprattutto in un momento di crisi, di optare per uno sviluppo proiettato agli obiettivi di lungo periodo. Unica garanzia di sostenibilità e continuità della scelta fatta.

Della valutazione costi benefici il WWF scongiura il rischio di perdere l’incredibile opportunità che la Sardegna offre come anticipare tecnologie e soluzioni che saranno il futuro dei sistemi energetici europei, l’integrazione delle rinnovabili nelle reti. L’uso dell’idrogeno verde e la necessità di ragionare sulla trasformazione dei processi industriali in ottica di decarbonizzazione.

È l’occasione per impostare uno sviluppo economico e industriale coerente con le policy europee senza inciampare in opzioni tecnologiche ambigue, come i gas di sintesi o incorrere in lock-in [1] degli investimenti con nuove infrastrutture fossili per il gas metano.

Lo scenario prevede importanti investimenti infrastrutturali

Entro il 2050, la domanda finale di energia sarà soddisfatta integralmente da fonti rinnovabili nel settore elettrico, inclusi gli apporti per la produzione di idrogeno verde, indispensabile in diversi segmenti della domanda.

Si tratta di 20GW complessivi di eolico e fotovoltaico, equivalenti a un’installazione di circa 600MW di impianti all’anno fino al 2050, 1000MW di nuovi impianti a pompaggio idroelettrico, 500MW di accumuli per autoconsumo e fino a circa 1000MW di impianti idrogeno.
Per di più, questo prevede la realizzazione del Tyrrhenian link, cioè l’interconnessione che consentirà di accrescere la capacità di scambio elettrico tra la Sardegna e continente.

Quali sono le possibilità future?

Lo scenario 2025-2030, funzionale a supportare il phase out del carbone, prevede una capacità aggiuntiva di circa 5000MW di impianti rinnovabili eolico e fotovoltaico, circa 400MW di nuovo pompaggio in alternativa allo sviluppo di una prima possibile infrastruttura ad idrogeno verde.

Nello scenario a lungo termine il settore civile, già fortemente dipendente dagli apporti elettrici e biomassa, vedrebbe una significativa penetrazione delle pompe di calore elettriche e moderne caldaie a biomasse combinate a un efficientamento degli edifici, con possibili reti isolate di sistemi di tele-raffrescamento.

Il settore industriale prevede una maggiore elettrificazione con aumento dell’efficienza dei processi, un impiego da fonti rinnovabili per i processi a bassa temperatura e il ricorso all’idrogeno per i consumi di calore ad alta temperatura. Il settore dei trasporti prevede una significativa transizione alla mobilità elettrica con una domanda di idrogeno verde per il trasporto pesante.

Nonostante l’evidente centralità dello sviluppo delle rinnovabili nel percorso della decarbonizzazione, il settore è da anni abbandonato, a causa della complessità delle procedure per le autorizzazioni e incapace di sviluppare una regolazione coerente con gli obiettivi di carbon-free.
È questo per il WWF il momento di tracciare lo sviluppo energetico della Sardegna, riportando al centro della politica energetica la vera opzione di decarbonizzazione dei sistemi energetici, ossia le fonti rinnovabili il cui potenziale è immenso sull’isola.

[1] Il lock-in degli investimenti si verifica quando si rimane intrappolati all’interno di una scelta tecnologica dalla quale è difficile uscire, anche se sono disponibili alternative potenzialmente più efficienti e da preferire per ragioni ambientali, per via degli investimenti fatti.

Leave a Comment

Your email address will not be published.