giovedì, Febbraio 22, 2024

“Flora Sardoa”: dalla botanica uno spunto di riflessione sulla crisi climatica

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GIANCARLO NONNOI, EX PROFESSORE DI STORIA DELLA FILOSOFIA MODERNA E DI STORIA DELLA SCIENZA ALL’UNIVERSITÀ DI CAGLIARI, HA PUBBLICATO IL LIBRO DAL TITOLO “FLORA SARDOA (1747-1788. SAGGIO INTRODUTTIVO, TRASCRIZIONE DEL MANOSCRITTO AUTOGRAFO E NOTE DI GIANCARLO NINNOI”. L’OPERA È UNA FEDELE RIVISITAZIONE DELLA FLORA SARDOA DEL CELEBRE CHIRURGO-NATURALISTA PIEMONTESE MICHELE ANTONIO PLAZZA, TESTO BOTANICO DEL SECONDO SETTECENTO, SORPRENDENTEMENTE ATTUALE E UNIVERSALE, CHE HA AVUTO UN’IMPORTANZA PIONIERISTICA NEL CONTESTO DELLA BOTANICA SISTEMATICA.

Flora Sardoa: un excursus botanico pionieristico

In un periodo in cui si parla continuamente di crisi climatica, disastri ambientali e delle sfide per la nostra sopravvivenza, il mondo vegetale, forse la vittima meno ascoltata, ma altrettanto degna di compassione, si trova a fronteggiare le conseguenze più gravi di un cambiamento irreversibile. 

Utile dunque soffermarsi per un attimo sulla rilevanza del regno vegetale.

Da dove cominciare? Dalla lettura della trascrizione integrale della “Flora Sardoa”, ad esempio, un trattato del Settecento (rimasto inedito fino al Novecento), sempre attuale e universale, riproposto da Giancarlo Nonnoi. L’opera ci offre infatti un’occasione unica per esplorare la profondità di questa ricerca pionieristica.

Il testo originale, curato da Michele Antonio Plazza (1720-1791) secondo la tassonomia e il metodo ideati dal medico e naturalista svedese Carlo Linneo (1707-1778), classificava ben 818 specie di piante presenti nella rigogliosa vegetazione della Sardegna

Con le sue specie endemiche, circa 340 su un totale di 2410 entità, il 15% del totale, l’isola ospita infatti una flora straordinariamente varia.

Ma la rilettura del testo, oltre a rappresentare un unicum tra gli studi floristici italiani del secondo Settecento, una “dichiarazione d’amore” alla flora sarda, ci offre altresì un percorso di introspezione. 

Invita a riflettere sulla ricchezza della natura, ora in pericolo, e a considerare la sua importanza nel nostro mondo moderno, soprattutto in un’epoca in cui la salvaguardia dell’ambiente deve diventare una priorità assoluta. 

Era forse questo uno degli intenti di Plazza, “profeta” , visionario di un futuro martoriato?

Bella domanda. Certo è, che è incredibile notare quanto il suo lavoro, con la minuziosa descrizione delle piante sarde, si intrecci con il presente, rievocando una connessione tra uomo e natura che ha subito una drammatica rottura.

Un messaggio che parte dalla Sardegna, ma che abbraccia ogni angolo del pianeta, senza limiti di spazio e di tempo. 

Cosa succede oggi in Sardegna? 

Negli ultimi tempi la Sardegna è diventata il palcoscenico di una tragedia ambientale. 

A causare lo scempio, gli incendi estivi che negli ultimi decenni hanno devastato la fauna e la flora. Questione annosa per l’isola, che in passato aveva emanato una serie di decreti atti ad evitare il fenomeno. 

Un salto nel passato “incendiario” della Sardegna

Nella splendida isola, gli incendi sono stati una delle principali cause della diminuzione del patrimonio forestale. 

I pastori, abituati a usarlo per pulire i pascoli o migliorare la vegetazione e i contadini, con “l’abburciamento delle stoppie”, (residui delle mietiture), contribuivano inconsapevolmente a questo flagello ambientale.

Fin dall’epoca giudicale (i Giudicati sardi erano entità statuali indipendenti che ebbero potere in Sardegna fra il IX ed il XV secolo), il governo dell’isola considerò gli incendi un reato.

La Carta de Logu, dedicava ben cinque capitoli alla normativa. Pene severe erano previste per gli incendi dolosi, come la pena di morte per chi appiccava fuoco alle case e il taglio della mano destra per chi incendiava terreni coltivati. La prevenzione era insomma un aspetto fondamentale.

La normativa vietava di bruciare stoppie prima dell’8 settembre e obbligava ad aprire fasce parafuoco entro il 29 giugno per difendere i villaggi. 

La responsabilità collettiva per i danni provocati dagli incendi era un principio mutuato dagli spagnoli e rimase in vigore fino al Codice Feliciano del 1828. 

Ambiente: un patrimonio tutelato

La questione degli incendi fu costantemente monitorata dalle Istituzioni. 

Ad attestarlo, il Parlamento del Duca di Gandia, don Carlo Borgia, conte di Oliva (1612-1614) e le leggi di Filippo III di Spagna. 

L’obiettivo era proteggere risorse vitali come gli ulivi, essenziali per l’economia isolana. 

Con la Carta Reale del 1756, furono poi introdotti divieti sull’uso del fuoco per eliminare la vegetazione, e nel 1771, fu vietato accendere fuochi sotto le piante. Le norme prammaticali del 1806 del re Vittorio Emanuele I introdussero nuove restrizioni, incluso il divieto di mettere fuoco alle terre prima dell’8 settembre e la perdita della superficie coltivata in caso di violazione.

Il Codice di Carlo Felice del 1828 stabilì pene severe, inclusa la pena di morte per chi appiccava dolosamente fuoco a edifici o piante. Questo periodo segnò una maggiore consapevolezza dell’importanza di preservare le risorse boschive.

Gli incendi non erano solo il risultato di pratiche colturali.

Riflettevano anche le tensioni sociali causate da modifiche legislative o sconvolgimenti nell’assetto proprietario. 

Il messaggio universale di Flora Sardoa

Gli incendi, insieme con altre catastrofi naturali, stanno portando scempio e distruzione. La natura va tutelata. 

Anche una lettura interessante può fare scattare nelle persone la molla della consapevolezza. 

Iniziamo dalla Flora Sardoa, alla scoperta del patrimonio fitogeografico e sistematico della Regione. 

Iniziamo ad apprezzare le piante, i soli esseri viventi in questo universo che non producono né rumore né rifiuti. 

Parafrasando l’astronauta Neil Armstrong «Questo è un piccolo passo per l’uomo, ma un grande balzo per l’umanità».

Fonte

SardegnaForeste

Numero verde ONA

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