lunedì, Luglio 22, 2024

Fincantieri e l’amianto in mare: uccide naviganti e marinai

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Amianto nella cantieristica navale, per la Marina civile e militare: un problema anche di esposizione ambientale, di cui si è resa colpevole anche Fincantieri. Ne sanno qualcosa le mogli e i figli di coloro che hanno lavorato sia nei cantieri navali sia a bordo dei navigli. Inoltre, a volte muoiono anche i familiari di questi lavoratori.

L’ONA, Osservatorio Nazionale Amianto, ha da tempo sollecitato un riscontro sui familiari di questi lavoratori, oltre che su dipendenti civili e militari del ministero della Difesa, impiegati nella navigazione marittima.

Mesotelioma e asbestosi da amianto in Fincantieri

Fincantieri S.p.A. è un’azienda italiana che opera nel settore della cantieristica navale e rappresenta il più importante gruppo navale d’Europa. Purtroppo, però, è stata spesso protagonista di sentenze giudiziarie in cui sono emersi i pericoli di esposizione alla fibra killer, cui sono stati sottoposti molti dei loro dipendenti. In particolare, risale al 2010 la condanna dei dirigenti della Fincantieri, Antonio Cipponeri, Giuseppe Cortesi e Luciano Lemetti, per essere responsabili delle morti bianche di 37 operai nel cantiere di Palermo. La causa dei decessi è il tumore ai polmoni dovuto all’inalazione di fibre all’amianto.

Infatti, questa azienda di Stato ha utilizzato l’amianto fino alla sua messa al bando con la Legge 257/92. Inoltre proprio la cantieristica è il settore produttivo con più alto grado di mesoteliomi rispetto al numero degli addetti.

Il mesotelioma è la patologia più aggressiva, purtroppo quasi sempre mortale. Per questi motivi l’ONA sta diffondendo tutte le informazioni necessarie per realizzare una condizione di prevenzione che deve essere prima di tutto primaria. Poi vi è quella secondaria, costituita dalla diagnosi precoce e cura. Infine, quella terziaria, cioè il dato epidemiologico e anche i risarcimenti. Tuttavia non è il fronte giudiziario quello che è rilevante, bensì è proprio quello della prevenzione.

Castellammare di Stabia cantiere navale e mesotelioma

La più alta incidenza di casi di mesotelioma si sta verificando tra coloro che hanno lavorato nel cantiere navale di Castellammare di Stabia.

Il cantiere navale di Castellammare di Stabia è la più antica fabbrica di navi intesa in senso moderno. Venne realizzata e inaugurata al tempo dei Borbone a Napoli, poi sovrani del Regno delle Due Sicilie. La nave maggiormente rappresentativa dell’attività di questo cantiere è l’Amerigo Vespucci, varato nel 1931.

Anche a Castellammare di Stabia i dipendenti sono stati esposti alle fibre di amianto. Recentemente la giustizia civile si è occupata di questo cantiere, proprio per iniziativa dell’ONA, perché è giusto che le vittime siano risarcite.

Ne è la prova il tragico destino di un operaio addetto alla coibentazione, deceduto nel 2016, a 73 anni, a causa di un mesotelioma. Fincantieri, all’epoca, si rivolgeva alla Sait di Napoli per lavori di coibentazione in cui si utilizzava l’amianto. Tuttavia il lavoro avveniva senza strumenti di prevenzione tecnica e protezione individuale. Il Tribunale di Torre Annunziata ha così deciso di condannare sia la Sait sia Fincantieri, che aveva impiegato la sua manodopera per anni. La condanna è stata poi confermata in Corte d’Appello e i familiari hanno ottenuto il risarcimento.

Epidemia di mesoteliomi nella cantieristica navale

Il Rapporto ReNaM dell’INAIL, giunto alla sua settima edizione, riporta tra i settori in cui si sono registrati più casi di mesotelioma tra i dipendenti, proprio le attività dei cantieri navali, sia di costruzione sia di riparazione e manutenzione (7,4%).

I casi dovuti a esposizione professionale, dal 1993 al 2018, sono ben 1318, cui si aggiungono i 28 dovuti a esposizione ambientale.

Amianto alla Fincantieri: tutele preventive e risarcitorie

La tematica della prevenzione è quindi fondamentale. Tuttavia, purtroppo, i casi dei malati e di coloro che vengono a mancare oggi sono quelli relativi alle esposizioni che si sono verificate nei decenni addietro.

Infatti, il mesotelioma ha una latenza media di 48 anni. Per questi motivi è fondamentale la sorveglianza sanitaria per la diagnosi precoce. Le azioni dell’ONA sono mirate anche al tema del risarcimento mesotelioma, che consiste nell’attivare subito la procedura di messa in mora. In sostanza è fondamentale azionare subito la richiesta di tutela per evitare la prescrizione.

Perciò, in merito alla tutela legale, va ricordato che l’asbesto è stato molto diffuso. Il suo utilizzo si è moltiplicato a partire dalla Seconda Guerra Mondiale, dalle macchine a vapore, ai vagoni ferroviari e, soprattutto, nelle navi. Così nella marineria civile, come in quella militare, l’impiego dell’amianto si è rivelato eccessivo e privo di cautele. La stessa messa al bando con la L. 257/92 non ha costituito lo strumento di effettiva tutela, perché vi erano delle deroghe proprio per l’uso dell’amianto nella navigazione marittima. Hanno pesato anche le incertezze delle direttive comunitarie e la lobby degli armatori e dei governi.

Mesotelioma e malattie da asbesto a Fincantieri

L’ONA ha in più occasioni ribadito la necessità di portare a termine le bonifiche e tutelare le vittime. Questa esigenza è emersa in modo particolare per quanto riguarda le unità navali della Marina Militare Italiana, alcune realizzate proprio presso gli stabilimenti di Fincantieri S.p.A.. Il più antico cantiere navale, come già scritto, è proprio quello di Castellammare di Stabia. Qui si realizzarono alcune delle navi ammiraglie della Marina Militare Italiana.

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha da tempo avviato un percorso di sensibilizzazione del ministero della Difesa, perché si proceda a ultimare le bonifiche.

Come presidente dell’associazione esprimo piena fiducia nel ministro della Difesa, On.le Crosetto, perché sia portato a termine la tutela delle vittime, alla luce delle più recenti sentenze di condanna, emesse anche a carico della Fincantieri. Così per non parlare delle condanne a carico del ministero della Difesa e al riconoscimento dello status di vittima del dovere. Quello della tutela delle vittime del dovere è un tema fondamentale dell’ONA, in particolare per i casi di mesotelioma.

L’importanza delle bonifiche e messa in sicurezza

I diritti delle vittime dell’amianto e la loro tutela legale sono centrali, poiché è proprio dagli accertamenti e dalle condanne che discende il punto chiave che induce alla bonifica e messa in sicurezza.

Tuttavia non è il diritto penale che può risolvere il problema amianto. Il problema si risolve con la bonifica e la messa in sicurezza dei siti contaminati. E con l’azione politica.

Nonostante la messa al bando dell’asbesto sia avvenuta con la legge 257 del 1992, ancora il settore navale, così come molti altri, non è considerato sicuro. Non solo per i ritardi nelle bonifiche e messa in sicurezza delle navi, ma anche per le numerose persone che, prive di misure di precauzione, hanno prestato servizio a bordo e sono state esposte alla fibra killer. Subendo, così, gravi danni alla propria salute.

Amianto al cantiere di Ancona: la recente condanna

Ne è un esempio la tragica storia dell’operaio e carpentiere che aveva lavorato per più di trent’anni nei cantieri di Ancona di Fincantieri S.p.A.. È stato vittima prima di asbestosi, poi di un grave carcinoma polmonare, che lo ha condotto alla morte nel 2017.

Oggi la famiglia ha finalmente ottenuto giustizia grazie all’azione dell’Osservatorio Nazionale Amianto e dello studio legale associato. L’associazione ha prima di tutto ottenuto il riconoscimento da parte dell’INAIL, con la liquidazione della rendita in favore della vedova e del Fondo Vittime Amianto. Poi ha chiesto alla Fincantieri il risarcimento del danno, in quanto responsabile della morte dell’operaio. Il Tribunale di Ancona, Sezione Lavoro, ha così recentemente condannato l’azienda a risarcire più di 600mila euro ai familiari. In particolare alla vedova spetteranno 224mila euro di risarcimento, cifra che comprende sia i danni richiesti come erede sia quelli sofferti personalmente. Ai due figli invece sono liquidati 183.500 euro ciascuno. Infine ai quattro nipoti spettano 12mila euro ciascuno.

Siamo di fronte all’ennesima condanna a carico di Fincantieri. Se il datore di lavoro avesse rimosso l’amianto o dotato la vittima di maschere protettive e rispettato le altre regole cautelari, la patologia non sarebbe insorta o si sarebbe presentata successivamente, aumentando la sopravvivenza della vittima e permettendogli di passare maggior tempo con la propria famiglia.

Coloro che hanno viaggiato in mare e coloro che sono stati dipendenti di Fincantieri possono contattare il numero verde dell’ONA 800 034 294 per la relativa tutela.

Numero verde ONA

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