Ex ILVA, l’Europa ammonisce l’Italia. Lettera al premier Conte

I comitati per la salute, di Taranto, ricordano al premier Giuseppe Conte, con una lettera, che un nuovo procedimento è stato aperto contro lo Stato italiano da parte della Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo per violazione dei diritti alla vita e alla salute di operai e cittadini di Taranto

 

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è stato a Taranto, nel pomeriggio di venerdì 8 novembre, per incontrare  dipendenti e sindacati dell’ex ILVA e per partecipare, all’interno dello stabilimento ArcelorMittal, al consiglio di fabbrica permanente di Fim, Fiom e Uilm.

Conte ha trovato di fronte a sé gente carica di angoscia, paura, rabbia; gente esasperata.

Molti sono abitanti del vicino quartiere Tamburi. Qui si contano i maggiori danni ambientali e di salute. «Qui ci sono più morti che nascite», dice una madre.

«Presidente non ci abbandoni» replica un cittadino dei comitati civici ambientalisti rivolgendosi a Conte.

Un signore ha detto di fare «l’operaio qui a Ilva e ogni giorno mi vergogno perché so che creo un danno alla mia famiglia».

Alcuni comitati hanno fatto recapitare al premier la lettera che pubblichiamo.

Presidente,

il 24 gennaio 2019 è stata emessa dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo una sentenza sovranazionale di condanna dello Stato italiano per non aver protetto la salute di noi tarantini per la questione ILVA con l ‘obbligo di porre rimedio alla situazione nel più breve tempo possibile.

Questa sentenza è diventata definitiva il 24 giugno 2019.

Noi cittadini abbiamo successivamente mandato alla CEDU delle memorie su quello che continua a succedere a livello governativo per Taranto che non sembra andare nella direzione indicata dalla sentenza.

Pertanto, il giorno 11ottobre 2019 la Corte ci ha comunicato l’apertura di un nuovo procedimento contro lo Stato italiano per violazione dei nostri diritti alla vita ed alla salute, in seguito ad un altro ricorso da noi presentato.

Per una nuova pratica adottata dalla Corte, è iniziata una prima fase non contenziosa per permettere alle parti la possibilità di arrivare ad un accordo. Se le parti non arriveranno ad un accordo, si aprirà la seconda fase del contenzioso che, a nostro parere, non potrà che condurre ad una nuova condanna dello Stato italiano, se  continueranno ad esserci normative che ledono i nostri diritti fondamentali alla vita ed alla salute.

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo ha invitato le parti a discutere il 23 gennaio 2020 la possibilità di un

accordo che per noi non potrà non partire dal fermo immediato degli impianti pericolosi, non a norma, sotto

sequestro penale, perché “causano malattie e morti” come certificato dalle perizie del Tribunale di Taranto.

Inoltre, vogliamo cogliere l’occasione, con la presente, di chiederLe di inserire, al pari dell’Ordine dei

Medici, della Camera di Commercio, dell’Autorità portuale, della Marina militare, i rappresentanti dei

docenti e delle altre categorie professionali, le scriventi associazioni tra gli stakeholder del gabinetto di

crisi, che così prontamente Lei stesso sta organizzando.

In attesa di un Suo positivo riscontro, distintamente La salutiamo.

Prof.ssa Lina Ambrogi Melle – Comitato donne e futuro per Taranto Libera

LiberiAmo Taranto Aps

Genitori tarantini Ets

Comitato quartiere tamburi

Lovely Taranto Ets

Cittadini Attivi

 

Leave a Comment

Your email address will not be published.