sabato, Giugno 15, 2024

L’Etna, il tesoro siciliano da custodire

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INCLUSO TRA I PATRIMONI MONDIALI DELL’UMANITÀ, IL VULCANO E IL SUO TERRITORIO DEVONO ESSERE TUTELATI DALLO SFRUTTAMENTO DELL’UOMO

Paesaggio incontaminato, biodiversità e importanza geologica: tutto questo custodisce l’Etna, il più alto vulcano attivo d’Europa, che domina la terra siciliana.

D’importanza fondamentale per geologi e vulcanologi, A Muntagna, così soprannominata, è stata inclusa tra i Patrimoni Mondiali dell’Umanità da parte dell’Unesco. Da quella decisione sono passati ben dieci anni.

Ma la motivazione che ha accompagnato la nomina perdura ancora oggi: “uno dei vulcani attivi più iconici del mondo e uno straordinario esempio di processi geologici continui e formazioni vulcaniche. Questa eccezionale attività vulcanica è stata documentata dagli esseri umani per almeno 2700 anni. È una delle più lunghe registrazioni al mondo di vulcanismo storico. L’Etna con le sue caratteristiche geologiche è uno dei vulcani più complessi del mondo, tra i più studiati e monitorati. Continua a influenzare la vulcanologia, la geofisica e altre discipline legate alla scienza della Terra. La sua notorietà, il suo valore educativo e la sua peculiarità scientifica e culturale sono d’importanza globale”.

Data la sua rilevanza, lo sviluppo in chiave turistica del territorio etneo deve essere caratterizzato da sostenibilità e modernità.

«L’Etna è uno dei vulcani più importanti del mondo e accoglie migliaia di visitatori ogni anno – ha dichiarato Ettore Barbagallo, presidente del Museo dell’Etna -. Rappresenta un vero e proprio brand del quale usufruiscono in tanti. Bisogna quindi avviare un percorso di educazione culturale, civica e ambientale, ma soprattutto investire sulla protezione e sulla prevenzione, con risorse adeguate da parte delle istituzioni».

L’occasione di celebrare l’Etna e la Sicilia

Ha rispettato questi intenti anche la celebrazione dell’anniversario della World Heritage List, caduta nel giorno del solstizio d’estate, il 21 giugno, e organizzata proprio dal Museo dell’Etna, il più grande museo didattico sui vulcani presente in Italia, in collaborazione con il Parco dell’Etna di Nicolosi.

«In questi dieci anni sull’Etna sono stati testati sia robot sia strumenti necessari per le prossime missioni sulla Luna e su Marte – ha affermato Salvo Caffo, dirigente vulcanologo del Parco dell’Etna -. Gran parte delle attività di ricerca vulcanologica del mondo si sviluppano alle Canarie, alle Hawaii e sull’Etna. Abbiamo un bene di interesse mondiale che richiama turismo da tutto il mondo. È un luogo che nell’immaginario collettivo ha un richiamo immenso».

In questa particolare occasione, i visitatori hanno potuto vedere le immagini in diretta del vulcano, conoscere le informazioni sismiche provenienti dalla sede dell‘Istituto Nazionale Geofisica e Vulcanologia (INGV) di Catania, premiare i migliori disegni realizzati dagli alunni di alcune scuole elementari della provincia etnea, che hanno partecipato al contest coordinato dall’associazione CEPES “L’Etna che vorrei“.

Anche dalle opere di questi piccoli “artisti” è emersa la volontà di tutelare e proteggere il vulcano, che costituisce un vero e proprio simbolo del territorio siciliano.

Le tutele ambientali e il problema dell’abusivismo

Prendersi cura della natura tipica della Sicilia orientale, dei suoi boschi, dei suoi centri storici e, soprattutto, del suo vulcano è l’obiettivo del Parco dell’Etna. In particolare, la sua area è suddivisa in quattro zone con diversi livelli di salvaguardia:

  • la zona A comprende l’area della riserva e qui la natura è preservata nella sua integrità, limitando al minimo l’intervento dell’uomo;
  • la zona B coniuga la tutela con lo sviluppo delle attività economiche tradizionali come piccoli appezzamenti agricoli;
  • l’area di “protezione a sviluppo controllato” (zone C e D) è fortemente antropizzata. Qui si persegue uno sviluppo economico compatibile con il rispetto del paesaggio e dell’ambiente.

Nonostante questi tipi di tutele ambientali, purtroppo il territorio etneo continua ancora a fare i conti con il problema dell’abusivismo. Infatti la presenza di fabbricati lì dove è vietata la costruzione rappresenta un grave danno per la tutela ambientale. Inoltre costituisce un fattore che aumenta il dissesto idrogeologico e gli effetti dei cambiamenti climatici.

L’uso più scellerato del suolo e dell’abuso edilizio si registra proprio nella provincia di Catania, nello specifico sull’Etna. Infatti l’84% degli edifici abusivi si trova nella zona ad alto rischio attorno all’Etna e circa 6.600 di questi immobili sono stati destinatari di ordinanze di demolizione impunemente ignorate.

Secondo gli ultimi dati a disposizione del “Rapporto sull’Abusivismo Edilizio in Sicilia”, che fa riferimento al periodo tra il 2009 e il 2017, il numero maggiore di abusi si registra nel comune di Bronte, con 354 casi. Seguono Mascali, con 86 abusi, Linguaglossa (73), Giarre (72), Santa Venerina (65), Calatabiano (43), Riposto (38), Zafferana Etnea (37), Randazzo (28), Fiumefreddo di Sicilia e Piedimonte Etneo (entrambi con 23 abusi), Castiglione di Sicilia (22), Sant’Alfio (14) e Milo (8).

Numero verde ONA

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