giovedì, Agosto 11, 2022

Emergenza rifiuti in Sicilia: quali soluzioni intraprendere?

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Il seminario di Unipa discute sul problema rifiuti siciliano

Una gestione dei rifiuti sostenibile è uno degli obiettivi che i Paesi appartenenti all’Unione Europea devono portare avanti. In Italia, però, molte regioni hanno incontrato difficoltà a trasformare la propria economia in ottica circolare. Rappresentativo è il caso della Sicilia. Proprio la situazione siciliana è stata oggetto di discussione nel seminario “Gestione dei rifiuti in Sicilia: come uscire dalla crisi?“, che ha avuto luogo il 7 marzo all’Università degli Studi di Palermo (Unipa).

Infatti la Sicilia registra percentuali di raccolta differenziata ampiamente al di sotto della media nazionale. Secondo l’Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, la percentuale di raccolta differenziata nella regione è del 42,3%. Risulta ben venti punti inferiore rispetto alla media nazionale di circa il 63%.

Emblematici sono anche i dati registrati nelle due principali città metropolitane dell’isola: Catania e Palermo. La provincia di Palermo ha una percentuale di raccolta differenziata del 29,38%, divenendo così l’ultima provincia in Italia nella classifica. Anche Catania ha un valore basso (36,76%). Rappresenta un’eccezione, invece, la città di Messina, che registra un grande incremento nella raccolta differenziata.

Tuttavia la situazione regionale, se permane, diventerebbe un ostacolo al raggiungimento dell’ambizioso obiettivo di rendere la Comunità Europea pienamente sostenibile e a zero emissioni di gas serra dal 2050.

Modello di pianificazione per la gestione dei rifiuti

Inoltre è emerso un altro problema durante il convegno organizzato dalla Facoltà di ingegneria dell’Associazione Italiana di Ingegneria Chimica (AIDIC), dalle Università di Palermo, Salerno e Catania, dall’Associazione Ingegneria Ambiente e Territorio e dall’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Palermo.

Infatti la Sicilia ricorre ancora in maniera massiccia all’uso delle discariche. La quantità di rifiuti urbani smaltiti in discarica è pari a 260,9 Kg per abitante, mentre la media nazionale, nel 2020, è di 97,8 Kg per abitante. Perciò è evidente come sia importante iniziare a «valutare tutte le soluzioni possibili, senza cercare una chiave unica per risolvere i problemi», sostiene Giuseppe Caputo, docente di ingegneria chimica all’Unipa e coordinatore siciliano dell’Associazione degli Ingegneri Chimici.

L’autosufficienza a livello regionale nella gestione dei rifiuti deve partire da un modello di pianificazione che comprenda tutte le fasi del processo: dalla prevenzione alla raccolta, dalla selezione al riciclo, con trattamento e valorizzazione termica. Invece lo smaltimento in discarica deve essere limitato alla sola frazione residuale.

«Quello che serve è un approccio tecnico e scientifico, libero da condizionamenti ideologici – spiega il professor Caputo -. Servono tante azioni e sinergie istituzionali, da mettere insieme responsabilmente per:

  • diminuire la quantità dei rifiuti;
  • aumentare quelli che vengono riciclati, divenendo risorse che producono materie utili;
  • avviare alla termovalorizzazione, per produrre energia e ridurre al minimo gli scarti».

Per questo motivo il seminario ha riunito rappresentanti istituzionali, del settore economico, della ricerca, della società civile, dell’imprenditoria e studenti. Ciò ha dato vita a uno stimolante confronto sullo stato dei rifiuti in Sicilia e sulla sostenibilità degli interventi previsti nel nuovo piano regionale.

Sicilia e Campania a confronto sull’emergenza rifiuti

Un altro elemento da non sottovalutare è l’aspetto sociale e culturale. Il contesto siciliano va studiato attentamente per permettere il raggiungimento di un sistema di gestione dei rifiuti pienamente sostenibile.

A tal proposito, durante il seminario, si è evidenziata l’esperienza della Campania, che, nei primi anni del 2000, ha vissuto e superato una drammatica crisi dei rifiuti. Infatti, attualmente la Campania si avvia a essere considerata un’eccellenza nel settore. Nella regione si è registrata una crescita esponenziale della differenziata, che ha quasi raggiunto il 60%. Inoltre, grazie all’utilizzo del termovalorizzatore di Acerra, in dieci anni sono stati trattati milioni di rifiuti, producendo energia per oltre 200 mila famiglie e risparmiando quasi due milioni di tonnellate di emissioni di CO2.

Le soluzioni adottate dalla Campania sono quindi degli spunti che la Sicilia può seguire per superare il problema dei rifiuti. «È urgente acquisire una visione strategica a livello politico ed economico, rinunciando alle pericolose illusioni che portano a un immediato consenso, ma che costituiscono la premessa per ritardi e inefficienze – sostiene Caputo -. Per rendere concreto anche in Sicilia un vero ciclo integrato dei rifiuti è necessario far comprendere ai cittadini che il “rifiuto” non è un rifiuto da abbandonare ma una risorsa da valorizzare attraverso le tecnologie più moderne e opportune».

L’aumento della raccolta differenziata in Italia

L’emergenza rifiuti non è però solo un problema che coinvolge la Sicilia. Secondo i dati dell’Ispra altri territori hanno registrato una percentuale di raccolta differenziata inferiore alla media nazionale, come la Calabria (52,18%), il Lazio (52,46%) e la Liguria (53,39%).

Tuttavia si sono ottenuti progressi rispetto agli anni passati nella gestione degli scarti, come testimonia la classifica “Comuni Ricicloni 2021”, realizzata da Legambiente. Infatti sono in aumento i comuni che producono meno di 75 kg di rifiuti da smaltire per cittadino e hanno una percentuale di differenziata superiore al 65%.

In più la classifica evidenzia come, dal 2019 a oggi, i “Comuni Rifiuti Free” siano quasi raddoppiati nel Sud Italia, mentre al Nord si è assistito a un progressivo peggioramento, nonostante resti la zona italiana con la più alta percentuale (67,9%). Infine, anche per il 2021, Treviso resta il capoluogo più virtuoso. Nella città veneta la raccolta differenziata arriva all’86,7%, con una produzione di secco residuo pari a 60,1 kg per abitante.

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