domenica, Maggio 19, 2024

Ecuador, dove il rispetto per l’ambiente può coesistere con la crescita economica

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RISULTATO ELETTORALE STRAORDINARIO IN ECUADOR: LA POPOLAZIONE HA VOTATO CON DECISIONE CONTRO LE ATTIVITÀ DI TRIVELLAZIONE NELLO YASUNÍ. RINUNCIANDO A UNA FONTE ECONOMICA SICURA, PERÒ BASATA SUL PETROLIO. IL PARCO NAZIONALE SITUATO NELLA REGIONE AMAZZONICA È SALVO

In questi giorni, l’Ecuador è oggetto di attenzione a livello mondiale. Il Paese è stato invaso dai narcotrafficanti, sta svolgendo elezioni presidenziali sotto un cyberattacco e ha subito un terremoto. Se questo fosse un blog di geopolitica e affari internazionali, il contenuto di questo pezzo verterebbe su tali questioni.

Tuttavia, l’argomento di questo articolo riguarda un risultato elettorale straordinario dell’Ecuador: il rifiuto permanente, espresso con veemenza dalla popolazione, delle attività di trivellazione nel Parque Nacional Yasuní, situato nella regione amazzonica. Tale area è stata oggetto di numerose discussioni, essendo stata dichiarata Patrimonio mondiale UNESCO nel 1989 grazie alla sua straordinaria biodiversità, che ospita specie uniche al mondo di uccelli, alberi, rettili e anfibi.

L’ecosistema del Parco Nazionale dello Yasuní è caratterizzato da una fitta foresta tropicale ed è una realtà delicata abitata da tribù isolate dal mondo moderno, come i Tagaeri, i Taromenane e i Dukagaeri, che vivono completamente all’interno del loro mondo amazzonico. Inoltre, altre tribù, come i Waorani, i Kichwas e gli Shuar, hanno scelto di vivere in modo tradizionale nonostante i contatti con l’esterno. Per queste comunità, l’Amazzonia rappresenta il loro focolare.

In Ecuador prevale la protezione dell’ambiente

Il voto contrario alle trivellazioni nello Yasuní è stato espresso nel corso del primo turno delle elezioni presidenziali il 20 agosto scorso, con un’affluenza alle urne significativa. L’esito è stato schiacciante, con il 58% dei voti contrari alle trivellazioni e il 41% favorevole.

Un referendum parallelo è stato organizzato nella capitale Quito, dove il 68% dei voti si è espresso contro l’estrazione dell’oro da Chocó Andino, un’altra riserva di biosfera protetta dall’UNESCO. Questi risultati sottolineano che in Ecuador la protezione dell’ambiente gode di un ampio consenso che attraversa le diverse sfere della società.

La storia dello Yasuní è complessa e lunga, evidenziando come chi tenta di sfruttare le risorse naturali spesso perda le battaglie, ma ritorni continuamente, sostenuto dal tempo, dai capitali e dalla considerevole ricchezza in gioco.

Il Blocco 43

Nel 2007, il presidente dell’Ecuador Rafael Correa, offrì una proposta al resto del mondo che iniziava proprio allora preoccuparsi dei cambiamenti climatici e della proliferazione senza fine di estrazioni di petrolio. L’Ecuador si impegnava a non estrarre petrolio dallo Yasuní in cambio della creazione di un fondo internazionale a beneficio del Paese. Questo fondo sarebbe stato finanziato in gran parte dal valore stimato di oltre 850milioni di barili di petrolio sotto lo Yasuní, che ammontava a 3,6miliardi di dollari americani.

Tuttavia, le promesse non furono mantenute e nel 2013 Correa autorizzò l’estrazione di petrolio in un’area di 20 chilometri quadrati. Questo primo passo ha segnato l’inizio di un processo che potrebbe portare alla progressiva espansione delle attività di estrazione. Dopo i primi 20 chilometri quadrati è facile passare ai secondi 200 e poi ad altri mille e alla fine, voilà. Non resta nulla. L’ho predicato per tanti anni, il famoso compromesso con i potenti è sempre l’inizio di altri si.

Nel 2016, fu completato il progetto petrolifero Ishpingo-Tambococha-Tiputini (ITT), noto anche come Blocco 43, con 230 pozzi e dodici piattaforme che hanno portato all’estrazione di 57mila barili di petrolio al giorno. Questo rappresenta il 12% della produzione petrolifera totale dell’Ecuador, con un valore di 4,2miliardi di USD. L’operatore è stato per anni PetroAmazonas, ora confluita in PetroEcuador, entrambe ditte di Stato.

Inquinamento e impatti sulla fauna ittica a causa dell’estrazione di petrolio

La produzione di petrolio è cruciale per l’Ecuador, rappresentando fino al 30% delle esportazioni del Paese. Tuttavia, questo ha comportato un impatto ambientale significativo, con perdite di petrolio, incidenti, inquinamento e impatti sulla fauna ittica. Nel 2018, un referendum promosso dal governo ampliò le zone vietate alle trivellazioni, ma secondo gli indigeni e gli ambientalisti, questa misura non era sufficiente.

Un gruppo di attivisti chiamato Yasunidos ha svolto un ruolo cruciale nel sollevare la questione e ha lottato per ottenere un cambiamento. Nonostante gli ostacoli e le difficoltà, hanno raccolto firme e organizzato proteste, sensibilizzando la popolazione su scala nazionale. Nel 2022, i tribunali ecuadoriani riconobbero la validità delle firme e autorizzarono la presentazione del quesito referendario.

Che la volontà popolare sia rispettata

Il risultato è che lo Yasuní rimarrà incontaminato, a condizione che la volontà popolare sia rispettata. Inoltre, il governo è obbligato a interrompere le attività nel Blocco 43, smantellare le infrastrutture entro un anno e ripristinare le aree danneggiate. PetroEcuador, l’azienda statale, avverte delle possibili conseguenze economiche, affermando che il Paese perderà ingenti entrate finanziarie. Tuttavia, agenzie di rating come Fitch stimano perdite inferiori a quelle previste dal governo.

L’Ecuador affronta ora una scelta fondamentale. La soluzione alle sfide legate alla violenza, alla criminalità e all’instabilità economica non può prescindere da un approccio sostenibile alle risorse. Lo sfruttamento smodato dell’ambiente, specialmente in un luogo come lo Yasuní, ricco di vita e unicità, non rappresenta una risposta valida. Una possibile alternativa sarebbe stata investire in forme di turismo ecologico o promuovere politiche che ispirino lo sviluppo sostenibile, seguendo l’esempio di Paesi come il Costa Rica.

Mutatis mutandis

In conclusione, se avessero deciso di intraprendere la strada per diventare un altro Costa Rica invece che un altro Venezuela? Il futuro dello Yasuní rappresenta un esempio di come il rispetto per l’ambiente possa coesistere con la crescita economica. La storia di questo parco nazionale e delle sue tribù indigene è un richiamo a considerare con attenzione le scelte che facciamo oggi per garantire un futuro sostenibile per le generazioni a venire.

Non è ancora tardi. Lo Yasuni è ancora lì in tutto il suo splendore.

Numero verde ONA

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