sabato, Giugno 12, 2021

Ecosistemi, bambini, il Papa, la Giornata mondiale dell’Ambiente

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Il nostro Pianeta è un complesso organismo composto da acqua, terra e biodiversità. Questo equilibrio è sempre più fragile e a rischio degrado

Giornata Mondiale dell’Ambiente. Tema di quest’anno è il “Ripristino degli Ecosistemi”

Il 5 giugno di ogni anno ricade la Giornata Mondiale dell’Ambiente. L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha proclamato l’avvenimento nel 1972 in occasione dell’istituzione del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente.

Ogni edizione ha un tema come filo conduttore che lega tutte le iniziative mondiali che si svolgono in onore dell’Ambiente.

Tema di quest’anno è il “Ripristino degli Ecosistemi”. Obiettivo: prevenire, fermare e invertire i danni inflitti agli ecosistemi del Pianeta.

Cercando di passare dallo sfruttamento della natura alla sua guarigione. Pertanto, ambiente e cambiamento climatico sono le priorità dei governi di tutto il mondo. A maggior ragione, perché la grave crisi sanitaria ed economica provocata dal Covid-19 potrebbe far passare in secondo piano la questione.

Un milione di specie animali e vegetali è a rischio estinzione

Circa un milione di specie animali e vegetali è a rischio estinzione. Recenti ricerche hanno stabilito che tra il 20% e il 50% degli ecosistemi oceanici e costieri sia già danneggiato. “Un ecosistema è l’unità ecologica fondamentale, una comunità di organismi viventi di specie diverse che vivono in un particolare luogo e ambiente fisico”.

Ma un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Frontiers in Forests and Global Change, ha svelato che solo il 3% delle terre emerse avrebbe un habitat non violato, popolazione sana e animali endemici.

Il “Ripristino degli Ecosistemi”

La Giornata Mondiale dell’Ambiente apre ufficialmente il Decennio delle Nazioni Unite per il “Ripristino degli Ecosistemi”. La missione globale è quella di far rivivere miliardi di ettari di foreste e terreni agricoli, la biodiversità del mare.

Terreni sani possono far crescere piante sane, permettendo di alimentare un numero crescente di persone, senza dover abbattere altre foreste. Secondo una stima ONU, entro il 2050 la popolazione mondiale toccherà quota 9,7 miliardi.

Gli ecosistemi naturali, ogni giorno ci offrono benefici di cui siamo inconsapevoli. Per esempio, la regolazione del clima e della composizione dei gas atmosferici. Foreste, mangrovie e torbiere assorbono fino a un terzo delle emissioni di CO2. Ma pensiamo, anche, al controllo dell’erosione, alla produzione del cibo, a quanto sia importante l’impollinazione; la formazione del suolo.

Benefici stimati in circa 125trilioni di dollari (fonte Etica Sgr), che, scrive la Fao, “non sono adeguatamente contabilizzati nelle politiche economiche”. Cioè i governi mondiali non investono abbastanza per proteggere e gestire gli ecosistemi.

Il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente

Guida pratica della Giornata Mondiale dell’Ambiente 2021

In occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente, il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) ha lanciato due strumenti:

Questa è una guida rivolta a quanti sono interessati al ripristino degli ecosistemi. Offre spunti di riflessione, percorsi e consigli per agire subito a favore del pianeta. Suggerisce una serie di azioni, immediate, per rallentare e fermare il degrado degli ecosistemi e favorire il loro pieno recupero.

  • Il sito web della Giornata Mondiale dell’Ambiente. È costantemente aggiornato per consultare le ultime news su eventi e iniziative.

I bambini e: il Covid-19, i conflitti e la crisi climatica

Ma la pandemia da Covid-19, i conflitti e la crisi climatica rappresentano una minaccia senza precedenti per il benessere e lo sviluppo dei bambini.

710 milioni di minori vivono nei quarantacinque Paesi a rischio di impatto climatico. Il 70% di questi Paesi si trova in Africa. Alla carenza di cibo e delle malattie endemiche si aggiungono altre minacce. Come le alluvioni causate dai cambiamenti climatici. Infatti, all’aumentare delle inondazioni aumenta la diffusione di malattie che si trasmettono attraverso le acque contaminate.

Ma la crisi climatica, impatta in modo sproporzionato le bambine. Infatti, queste, per esempio, hanno meno probabilità di rientrare a scuola dopo un disastro. In Pakistan, dopo l’alluvione del 2010, il 24% delle bambine al sesto anno di scuola ha abbandonato gli studi rispetto al 6% di bambini (fonte Save The Children).

“È fondamentale riconoscere che la crisi climatica è innanzitutto una crisi dei diritti dei minori – scrive Save the Children – che colpisce prima e in maniera peggiore i più piccoli, e pone un tema di giustizia intergenerazionale. I bambini e le bambine infatti sono coloro che hanno contribuito meno alla crisi che stiamo affrontando, ma pagheranno il prezzo più alto, insieme alle generazioni future”.

Il “climate crisis action plan” di Save The Children

L’organizzazione, impegnata a ridurre il nostro impatto ambientale, dal 2019, a livello mondiale, ha sottoscritto una policy che promuove la sostenibilità ambientale e la lotta alla crisi climatica. Save The Children ha sviluppato un “climate crisis action plan” orientato a ridurre l’impatto ambientale degli uffici e delle operazioni. Il piano mira a minimizzare l’impatto degli shock climatici sui bambini più emarginati. E a far si, inoltre, che la comunità internazionale riconosca la crisi climatica globale come una crisi dei diritti dei bambini. E, quindi, la affronti “considerando i minori stessi come agenti di cambiamento”.

Ma è anche giusto che i piccoli siano ascoltati, proprio perché “sono i primi a pagare le conseguenze dell’impatto di cambiamenti climatici sempre più disastrosi – afferma Save The Children -. I più piccoli dovrebbero essere coinvolti nella definizione delle politiche da portare avanti, proprio perché è in gioco il loro presente e soprattutto il loro futuro”.

Francesco: Ripristinare la natura ma prima di tutto recuperare noi stessi

«Ripristinare la natura che abbiamo danneggiato – ha detto Papa Francesco in un video -, significa in primo luogo, recuperare noi stessi». Il videomessaggio era indirizzato a Inger Andersen, direttore esecutivo dell’UNEP, il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, e a Qn Dongy, direttore generale della FAO.

«Ci resta poco tempo – ha continuato Francesco – per ripristinare l’ecosistema». Ci restano solo dieci anni, affermano gli scienziati, per invertire il degrado degli ecosistemi.  Da troppo tempo sfruttati dall’uomo.

«Rischiamo inondazioni, fame e gravi conseguenze per noi stessi e per le generazioni future». Quindi, sottolinea sua Santità, è necessario «prenderci cura gli uni degli altri e dei più deboli tra noi».

È «ingiusto e sconsiderato», invece, continuare a farci del male e a distruggere la natura. E, sottolinea ancora il Papa nel messaggio in cui più volte fa riferimento alla Laudato si’, «questo ci direbbe una coscienza responsabile». (fonte Vatican News). In conclusione, l’auspicio di Francesco è che la COP26 sui cambiamenti climatici, che si terrà a Glasgow il prossimo novembre, possa offrire risposte concrete.

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