lunedì, Luglio 15, 2024

Noi siamo ecosistema. L’ecosistema è in noi

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NELL’INTERVISTA AGLI AUTORI DEL NUOVO LIBRO “L’ECOSISTEMA IN NOI: COME RIPENSARE NOI STESSI E IL NOSTRO MODO DI ABITARE IL PIANETA”, FRANCESCO BOER E ANDREA PILLONI SPIEGANO COME SUPERARE L’ETERNO DISSIDIO TRA UOMO E NATURA

L’ecosistema in noi: come ripensare noi stessi e il nostro modo di abitare il pianetaè il nuovo libro dello scrittore, simbologo e ricercatore naturalista Francesco Boer e dell’antropologo Andrea Pilloni, edito da Piano B. È da poco approdato nelle librerie italiane.

E come è evidente nel titolo scelto, l’idea centrale del testo è la considerazione che l’uomo stesso è un ecosistema. È quel complesso di interazioni che si forma in un ambiente fra gli organismi. Queste creano un equilibrio dinamico che rende il sistema stabile pur nelle fluttuazioni. Ma anche l’individuo in sé racchiude questo insieme di relazioni. Il primo passo nella via di una salute collettiva sta proprio nel ricordarsi che anche in noi esseri umani c’è un mondo vivente, che anche noi siamo ecosistema.

Ecosistema come insieme di relazioni

«Centrale, nel nostro discorso, è l’idea di ecosistema. È una realtà fatta di relazioni, una proprietà emergente che nasce dall’interazione di diversi elementi – spiega infatti Francesco Boer -. Anche l’essere umano può essere pensato in questo modo. L’individuo non è un’isola, ma un tessuto che si annoda sul filo delle proprie relazioni. Una società è una rete complessa, simile nelle sue interazioni alle dinamiche che animano una foresta. Non è una semplice analogia, ma un’affinità profonda. Permette anche di ridefinire il nostro rapporto con l’ambiente, superando la trincea concettuale che separa umanità e natura.

E anche scrivere il libro a quattro mani è stato un esercizio per mettere in pratica questa teoria. La scrittura, così, non è semplicemente travasare su carta delle idee che già si avevano, ma diventa un confronto, una relazione fra due pensieri che a volte convergono, ma in certi casi conservano la loro autonomia. Un piccolo ecosistema, che ora vogliamo estendere ai lettori, con la speranza che possa ampliarsi e crescere come solo una comunità vivente sa fare. Se la scrittura deve seguire un filo, la lettura lo dipana. È innanzitutto questo che speriamo possa offrire il testo: non un ragionamento già pronto e concluso, ma un punto di vista diverso che ciascuno potrà poi applicare per confrontarsi con le proprie realtà».

Francesco Boer e Andrea Pilloni, una cornucopia di saperi

Infatti la stessa collaborazione tra i due studiosi ha creato un ecosistema, in cui si intersecano diversi saperi. Francesco Boer e Andrea Pilloni sono ambientalisti con una formazione antropologica, attenta al folklore, al simbolismo e alla storia delle religioni.

La lettura di questo libro apre quindi una finestra sulla cultura della congiunzione, della relazione tra la necessità umana di dare un ordine e la straordinaria complessità del vivente. Attraverso l’ecologia, l’antropologia e la filosofia si ricostruisce la relazione tra uomo e ambiente. L’essere umano è influenzato dall’ambiente, e a sua volta lo influenza.

«C’è una espressione che uso spesso quando mi chiedono di definire il nostro libro: una cassetta degli attrezzi – illustra durante l’intervista Andrea Pilloni -. È così che spero che questo libro venga assimilato: come un insieme di strumenti del pensiero per poter provare a sciogliere certe abitudini mentali e sociali che ci impediscono di pensare in termini differenti la relazione fra noi e il mondo che ci circonda».

Infatti, “L’ecosistema in noi: come ripensare noi stessi e il nostro modo di abitare il pianeta”, nasce proprio dal “caos fertile” creato dalle chiacchierate tra i due scrittori. Qui gli studi di simbologia, antropologia e di scienze naturali si fondono inevitabilmente con film, romanzi, videogiochi ed esperienze.

«Il libro stesso si potrebbe quindi definire come un ecosistema – continua -. Qui diversi approcci disciplinari e suggestioni che provengono dagli ambiti più disparati coabitano, a volte scontrandosi e altre volte armonizzandosi».

“Il problema non è l’artificio ma la sua dittatura”

Particolare attenzione nel testo viene posta a come l’umanità, con l’artificiale, miri a controllare, tramite l’imposizione di strutture banali e prevedibili, la complessità vivente: si alterano degli equilibri per avere il controllo. Il controllo fa parte dell’essere umano ma il controllo non può essere assoluto. Bisogna quindi ricordarsi che anche noi siamo parte dell’ecosistema e che quindi occorre abbandonare l’illusione distruttiva di un controllo totale e accettare l’imprevedibilità dell’esistenza.

Come scrivono gli autori, “il problema non è l’artificio ma la sua dittatura“. Il problema sta nel nostro modo di abitare il mondo, che ha ridotto l’ecosistema a una macchina produttiva. Questo processo banalizzante ha condotto a un’illusione di controllo assoluto che finisce per distruggere ciò che voleva asservire e ha impoverito il sistema di relazioni che costituisce le comunità umane. Infatti, come ribadisce Boer, la distinzione fra umanità e natura è una concezione che ci preclude tutta una serie di relazioni con l’ambiente che altrimenti sarebbero vivificanti per noi e che porterebbero anche a un modo maggiormente equilibrato e rispettoso di abitare la Terra.

«Nel libro, abbiamo individuato il discrimine nella quantità – spiega -. L’essenza dell’artificialità, nella sua accezione più negativa, sta proprio nella dismisura, sia nel grado, che porta a un assolutismo di controllo, sia nell’estensione, che mira ad assoggettare l’intero pianeta, trasformandone la complessità vivente in una macchina banale, facilmente comandabile, da cui estrarre un reddito. Un miope delirio di potenza che funesta l’ambiente ma anche la società, arrivando fino a guastare l’anima del singolo individuo. Una realtà che ormai accettiamo come normalità, ma contro cui è urgente ribellarsi».

L’ecosistema è in noi: superare il dissidio

Tra le pagine del testo è evidente la volontà di superare questo dissidio che si trova all’origine stessa dell’ambientalismo: quello tra l’idea che il vero valore della natura stia nella sua autonomia (wilderness) e l’idea che la natura sia anzitutto un’utile risorsa da volgere a proprio beneficio.

Siamo abituati a ragionare per assoluti e per categorie divise da marcature nette – scrivono Boer e Pilloni nel paragrafo Umano o artificiale? –. Qui finisce la natura, qui inizia lo spazio artificiale. Qui impera l’ordine, oltre c’è il caos. Fra i due mondi c’è piuttosto una sfumatura. E questo d’altronde non significa che non ci sia una differenza”.

Qual è quindi la soluzione? «Porre la questione in termini quantitativi, senza precludere la necessità umana di avere controllo e sicurezza in sé – sostiene Pilloni -, significa ragionare su modalità alternative di coesistenza, naturale e sociale, senza deresponsabilizzarci né cedere a un totale nichilismo o primitivismi velenosi».

Uomo o natura? Tutti siamo ecosistema

Lo scopo del libro è perciò riconfigurare il rapporto di opposizione uomo-natura. Questa relazione non è per forza distruttiva, ma può essere creativa, andando ad aumentare quella diversità che è ricchezza dell’anima. L’equilibrio vivo e imprevedibile dell’ecosistema, che allo stato attuale ci sembra una fragilità da preservare, è in realtà il suo vero punto di forza. È invece la pretesa artificiale di un controllo assoluto a dimostrarsi fragile: un sogno ingannevole, che promette potere ma porta a un penoso asservimento.

Inoltre considerare l’ecosistema come la natura stessa dell’essere umano permette di ridurre quella distanza che culturalmente si avverte fra umanità e natura, ma anche fra individuo e società. Occorre pensare al bene di tutti, un “tutti” che include la vita nel suo complesso, non soltanto quella umana.

La nostra speranza è che questo libro non rimanga fra le sue parole, ma che si traduca in sensibilità quotidiane, scelte e azioni – concludono nel testo gli autori–; che inneschi una nuova circolarità positiva, in controtendenza con il circuito di distruzione e pessimismo che spesso vincola l’orizzonte comune”.

Tuttavia, come ricorda il direttore generale della Lipu – BirdLife Italia, Danilo Selvaggi, autore della prefazione del libro, occorre anche provvedere a un “progetto globale di nuova politica, una politica ambientale, al quale concorrano in modo organico tanto gli strumenti dell’ingegno umano quanto quelli del sentire profondo, di un rinnovato senso etico ed estetico. Un senso ecologico, relazionale e sistemico. Una consapevolezza ecosistemica. Noi e l’ecosistema. Noi come ecosistema”.

Numero verde ONA

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