Ecomuseo, memoria collettiva di comunità e territori

Valle d'Itria

Ecomuseo, strumento privilegiato dello sviluppo sostenibile del territorio

«Un qualcosa che rappresenta ciò che un territorio è, e ciò che sono i suoi abitanti, a partire dalla cultura viva delle persone, dal loro ambiente, da ciò che hanno ereditato dal passato, da quello che amano e che desiderano mostrate ai loro ospiti e trasmettere ai loro figli».

Così Hugues de Varine, quando nel 1971 coniò il neologismo “Ecomuseo”, per riferirsi a un museo dedicato al territorio nel suo complesso.

L’esperimento degli ecomusei nasce in Francia all’inizio degli anni ‘70, grazie all’intuizione del museologo Georges Henri Riviére e dove esiste una federazione di questi.

Palese, Bari, Ecomuseo Urbano del Nord Barese

L’Ecomuseo, descrive Riviére, è il museo del tempo, dove le conoscenze di un luogo si diffondono attraverso la vita della comunità; è l’istituzione che si occupa di studiare, conservare, valorizzare e presentare la memoria collettiva di una comunità e del territorio che la ospita, a un pubblico esterno. È un luogo dove gli abitanti della comunità, invece di essere visitatori passivi, sono utenti attivi.

«L’Ecomuseo privilegia il linguaggio visivo diretto degli oggetti fisici e delle immagini, nel loro contesto originario e nella loro esposizione al pubblico», esprime Riviére.

Dapprima in altri Paesi francofoni, via via l’esperienza degli ecomusei si è diffusa nel resto del “Vecchio continente”. La divulgazione in Italia comincia negli anni ‘90, in quei luoghi dapprima evitati dal turismo di massa, come i parchi naturali e aree paleoindustriali dismesse, per esempio.

Oggi, l’Ecomuseo è una delle forme più innovative per mettere in comunicazione conservazione e sviluppo, cultura e ambiente, identità locale e turismo, di un luogo.

I temi che riguardano l’identità, la governance e il ruolo dell’Ecomuseo nello sviluppo locale sostenibile, sono stati affrontati nel corso del Forum Nazionale sugli Ecomusei, che si è tenuto a Bari, venerdì 14 settembre, alla Fiera del Levante.

Loredana Capone, assessore Regione Puglia al Turismo (in piedi)

«Abbiamo deciso di dare una svolta agli ecomusei, perché rappresentano un luogo in cui il territorio entra in contatto con la sua comunità», ha dichiarato l’assessore della Regione Puglia all’Industria Turistica e Culturale, Loredana Capone, che ha spiegato l’obiettivo della messa in rete tra gli Ecomusei della Puglia.

«Gli Ecomusei», ha continuato Capone, «sono la rappresentazione di una Puglia che si manifesta con il proprio paesaggio e che coinvolge i cittadini nella sua gestione», ma vanno «inseriti all’interno di una strategia più complessiva», che punta a valorizzare e far fruire l’enorme patrimonio della regione.

«In Puglia lo spettacolo è ovunque», continua Capone; paesaggi naturali, grandi talenti, borghi e l’entroterra non sono soltanto parte di uno «#slogan con cui abbiamo voluto promuovere la nostra regione in tutte le stazioni e in tutti gli aeroporti ma è anche e soprattutto una responsabilità: quella di farla conoscere e farla vivere 365 giorni all’anno».

La rete tra gli Ecomusei della Puglia è un progetto sostenibile dal punto di vista ambientale, economico e sociale, attraverso la partecipazione di soggetti pubblici e privati, con azioni comuni da intraprendere a livello locale, regionale e nazionale. Inoltre – conclude l’assessore al Turismo Capone – i temi, le attività e i progetti della rete ecomuseale dovranno essere promossi con una costante ed efficace campagna informativa «in continua evoluzione», a livello nazionale e internazionale.

La proposta di Protocollo d’intesa per la costituzione di una Rete Ecomuseale di Puglia (REP) è stata illustrata dall’assessore Capone sabato 15 settembre, nel corso di una sessione riservata del Forum in visita all’Ecomuseo della Valle d’Itria.

La bozza del Protocollo prevede l’istituzione di un tavolo di coordinamento, cui aderiscono a rotazione, i rappresentanti degli ecomusei sottoscrittori e possibili altri soggetti.

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