lunedì, Luglio 15, 2024

Eco-ansia, tra preoccupazione e resilienza

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L’ECO-ANSIA È UNA RISPOSTA PSICOLOGICA MOLTO IMPORTANTE ALLA CONSAPEVOLEZZA DELLE SFIDE AMBIENTALI E DELLE CONSEGUENZE PER IL PIANETA, ANCHE IN RELAZIONE ALLE GENERAZIONI FUTURE. SEMPRE PIU’ GIOVANI INIZIANO A MANIFESTARE ANSIA

Il cambiamento del clima genera ansia, o meglio, eco-ansia. E lo fa soprattutto nei giovani, che sono la generazione che più sarà colpita dai cambiamenti, così come lo saranno loro figli.

La consapevolezza che il cambiamento climatico potrebbe portare a potenziali conseguenze negative per il pianeta, con gli eventi meteorologici violenti che già oggi si manifestano spesso, sta infatti generando nei giovani un’ansia cronica che sta mettendo in difficoltà molti di loro nel guardare al futuro con fiducia.

Si tratta di un tipo specifico di ansia, o angoscia, che deriva dalle preoccupazioni inerenti questioni ambientali, oltre che al cambiamento climatico, come la deforestazione, l’inquinamento e l’estinzione delle specie.

C’è però anche il rovescio della medaglia, perché ognuno reagisce in maniera diversa a fenomeni di portata così grande.

eco-ansia tempesta

Eco-ansia, studiata in America dal 2017

L’eco-ansia, detta anche climate anxiety, è stata identificata e definita scientificamente per la prima volta nel marzo 2017 dalla American Phsychology Association. Si tratta di una “paura cronica della rovina ambientale”.

Il termine eco-ansia è spesso usato in maniera intercambiabile con le espressioni “disagio ambientale” o “stress ecologico”.

Le risposte psicologiche più frequenti rispetto al cambiamento climatico, sono fatalismo, paura, senso di impotenza, rassegnazione; una manifestazione può essere la tendenza ad evitare i conflitti nella vita quotidiana. C’è anche chi sostiene che non metterà al mondo figli, per evitare loro la sofferenza di un clima impazzito e delle sue conseguenze.

eco-ansia clima

Stress ecologico: non solo reazioni negative

L’ansia cronica da cambiamento climatico, comunque, può non dare a tutti gli effetti negativi descritti. In alcuni casi, infatti, è possibile ottenere una risposta diversa dai soggetti, come ad esempio la modifica di alcuni comportamenti in chiave ecosostenibile. Ciò deriva dal senso di urgenza verso l’agire e l’apportare cambiamenti allo stile di vita per mitigare i danni ambientali.

Non sempre dunque l’eco-ansia comporta una diagnosi clinica o patologica. Ad esempio c’è chi modifica la propria dieta: si introducono alimenti biologici, oppure a chilometro zero. Un fattore, quest’ultimo, che per esempio aiuta anche le economie locali.

Ci può essere poi chi modifica le proprie abitudini di spostamento, preferendo mezzi pubblici oppure mezzi alternativi come la bicicletta; anche in questo caso, a beneficio del fisico, peraltro.

È necessario, quindi, valutare sempre quanto e come – se in maniera positiva o negativa – l’eco-ansia influisce sulla vita delle persone. Secondo Charles Burke Kurth, ricercatore presso il Collegium for Advanced Studies di Helsinki, l’eco-ansia infatti sarebbe un’emozione “proattiva”; cioè in grado di sollecitare un impegno cognitivo per riuscire ad affrontare le difficoltà.

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