mercoledì, Maggio 29, 2024

Eco-ansia: il cambiamento climatico influisce sulla salute mentale?

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IL CAMBIAMENTO CLIMATICO E LA SALUTE MENTALE CI POSSONO APPARIRE COME DUE ENTITÀ ALL’APPARENZA SEPARATE, TUTTAVIA È EMERSO CHE MENTRE IL PIANETA SI RISCALDA A UN RITMO SENZA PRECEDENTI, SI INTENSIFICA UN FENOMENO BATTEZZATO “ECO-ANSIA”. DI CONSEGUENZA, DAVANTI A CARTELLI DI “PERICOLO DI CALORE ESTREMO” E SCENARI DI SICCITÀ, LA NECESSITÀ DI COMPRENDERE APPIENO QUESTO NESSO DIVENTA SEMPRE PIÙ PRESSANTE

Il “clima mentale”: l’eco- ansia

Un sondaggio svolto nel 2021 ha svelato che sperimentare gli effetti del cambiamento climatico – e la consapevolezza della minaccia – può portare a risposte psicologiche come una paura cronica del disastro ambientale, nota come eco-ansia o eco-distress.

Nello specifico, dal sondaggio, condotto su 10mila persone di età compresa tra 16 e 25 anni in dieci Paesi, è emerso che quasi il 60% degli intervistati era molto preoccupato per il cambiamento climatico

Oltre il 45% ha affermato che l’eco-ansia influenzava addirittura la vita quotidiana, come la capacità di lavorare o di dormire. Ma si può parlare di patologia? E come viene interpretata? 

Benzina sul fuoco 

Nonostante le evidenze aneddotiche suggeriscano in relazione a chi all’apparenza soffre di eco-ansia un aumento delle visite alle cliniche della salute mentale, il costo psicologico del cambiamento climatico tende rimanere nascosto agli occhi della società. Il fenomeno è infatti sottostimato e persino ridicolizzato.

Fortunatamente, parte della scienza ha deciso di investire tempo e risorse così da esplorare nuovi approcci per affrontare il disagio. 

A partire dalle analisi degli “eco-ansiosi” è emerso innanzitutto che, mentre alcune persone esorcizzano la preoccupazione attraverso l’attivismo ambientale, altre hanno bisogno di un supporto professionale per affrontare le paure.

Cosa fare?

Curare l’eco-ansia 

La ricerca futura dovrebbe innanzitutto concentrarsi su come identificare e trattare efficacemente l’eco-ansia, non solo per il bene individuale ma anche per promuovere una società resiliente e sostenibile in un mondo che affronta sfide climatiche sempre più urgenti.

Questo implica una collaborazione interdisciplinare, che coinvolga scienziati del clima e specialisti di salute mentale.

Inoltre, è urgente fornire ai professionisti della salute mentale la formazione e il sostegno necessari per affrontare le sfide che il cambiamento climatico pone al “benessere psicologico”. 

Ma quali sfide si nascondono dietro a questa constatazione?

Misurare il peso del disagio 

Una delle principali sfide per i ricercatori è stata quella di misurare con precisione il peso della salute mentale attribuibile ai cambiamenti climatici e seguirne l’evoluzione nel tempo. Finora, gran parte della ricerca si è concentrata sui Paesi ad alto reddito, trascurando spesso le esperienze delle persone che vivono in quelli a basso e medio reddito, i quali stanno sperimentando gli effetti più duri del riscaldamento globale. 

È quindi fondamentale ampliare il focus e catturare le voci delle persone appartenenti ai gruppi emarginati e alle comunità indigene, che spesso sono le più vulnerabili ai cambiamenti climatici ma anche le meno ascoltate.

Inoltre, gran parte della ricerca si è soffermata sulle manifestazioni estreme della salute mentale, come le diagnosi cliniche, le emergenze o i suicidi. Tuttavia, considerando che circa la metà della popolazione mondiale vive in nazioni con uno psichiatra ogni 200mila persone, non sorprende che molte patologie rimangano non diagnosticate e non documentate.

È quindi essenziale migliorare il monitoraggio e la condivisione dei dati clinici sul benessere psicologico, sviluppando al contempo metodi standardizzati per misurare forme più lievi o più fugaci di eco-ansia e disagio.

Gli indicatori globali della salute mentale 

A tal riguardo, I ricercatori stanno lavorando per sviluppare indicatori globali di salute mentale, che possano essere correlati ai dati meteorologici e climatici, attraverso iniziative come il Lancet Countdown on Health and Climate Change. Questa collaborazione, che coinvolge specialisti di oltre cinquanta istituzioni accademiche e agenzie delle Nazioni Unite, è aperta a ulteriori contributi e collaborazioni.

Ad affermarlo Kelton Minor, ricercatore del Data Science Institute della Columbia University di New York City, che guida gli sforzi della collaborazione sul clima e sulla salute mentale. Al di là degli indicatori, cosa si può fare a livello pratico?

Azioni pratiche 

Gli strumenti e i trattamenti esistenti, come la terapia cognitivo-comportamentale, possono senz’altro aiutare le persone a gestire l’eco-ansia e a sviluppare strategie di adattamento. Ovviamente poi toccherebbe risolvere il problema alla radice. Investire in spazi verdi e politiche urbane sostenibili potrebbe non essere solo una questione di lusso ma una necessità imperativa per garantire un futuro sano e resiliente per tutti.

Fonte 

Doherty, T. J., & Clayton, S. (2021). The Psychological Impacts of Global Climate Change. American Psychologist, 76(2), 182–199. https://doi.org/10.1037/amp0000719

Numero verde ONA

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