È morto il cucciolo di foca monaca del Mediterraneo

foca monaca

La foca monaca è deceduta il 28 gennaio 2020

Non ce l’ha fatta la piccola femmina di foca monaca, trovata, senza vita, sulle coste del Salento. Si trattava di un piccolo della specie Monachus monachus, l’unica foca dei nostri mari, nonché uno dei mammiferi marini più rari al mondo.

Nel Mediterraneo l’animale è riuscito a sopravvivere alle tante minacce alle quali sono ancora sottoposte le specie marine (bycatch, cioè la cattura accidentale durante la pesca, inquinamento, scarsità di risorse alimentari) e alla persecuzione diretta che, nel passato, ha quasi portato allestinzione della specie.

Oggi la IUCN (Unione Internazionale Conservazione della Natura) stima che ne siano rimasti circa 700 esemplari in tutto il bacino, compresi i nuclei dell’Atlantico, nell’arcipelago di Madeira e lungo le coste tra Marocco e Mauritania.

Storia della foca monaca

In tempi antichi, i greci consideravano la foca monaca una creatura sacra ad Apollo, il dio del sole ed era amata dal dio del mare, Poseidone.
Il nome “monaca” deriva dal colore del suo mantello che ricorda quello del saio delle monache. Una creatura rara ma, presente, fino agli anni ‘70, in Sardegna.
Purtroppo, a causa dei pescatori che la consideravano un pericolo per la pesca (poiché si nutriva di pesce) è stata uccisa e perseguitata per decenni, in modo cruento, anche con la dinamite.

Una specie avvolta nel mistero

La foca monaca è un esemplare raro e in estinzione, sia per il fatto che si riproduce in tempi molto lunghi sia per l’altissima mortalità infantile che colpisce la specie.

Alcuni esemplari morirono, in passato, anche per le epidemie e l’avvelenamento causato da alghe tossiche.

La foca monaca è stata per molto tempo “bella e impossibile” da avvistare, tanto che negli anni ‘90 il WWF aveva lanciato l’appello “chi l’ha vista?”, chiedendo a tutti i cittadini di mandare eventuali segnalazioni, in una modalità che oggi chiamiamo citizen science.

L’avvistamento del  cucciolo di foca monaca è avvenuto il 26 Gennaio 2020. Una notizia splendida perché, una delle ipotesi, è che il piccolo sia nato proprio lungo le nostre coste. Non distante dal luogo dell’avvistamento c’è, tra l’altro, San Foca, toponimo che richiama una presenza storica dell’animale nel Salento.

Come spiegano gli esperti del Gruppo Foca Monaca, le giovani foche, se vi sono condizioni di abbondanza di cibo, frequentano i tratti costieri soprattutto nei loro primi mesi di vita, quando la madre smette di accudirli nelle ore diurne.

Purtroppo, non ce l’ha fatta

Nella mattinata del 27 gennaio, a seguito di una segnalazione, un gruppo di intervento Ispra/Arpa Puglia, coadiuvato da personale specializzato nell’intervento veterinario, su questo gruppo di animali, della stazione zoologica di Napoli, è intervenuto sul posto.

La zona era stata presidiata dalle autorità competenti della Guardia Costiera, dai Carabinieri Forestali e delle Forze dell’Ordine locali.

foca monacaIl cucciolo di foca monaca deceduto. L’esemplare si presentava in stato emaciato, letargico (bassa reattività agli stimoli), dispnoico (difficoltà nella respirazione), anemico e apatico. Sono stati immediatamente effettuati esami ematochimici e tamponi microbiologici, sempre alla presenza dei veterinari Asl e dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale (IZS) di Foggia dove è stato eseguito l’esame autoptico.

Sono stati somministrati antibiotico di copertura e idratazione; il cucciolo ha continuato a respirare affannosamente e, nonostante le prime cure, durante le prime ore della mattina, il  28 gennaio, l’esemplare è deceduto.

Sono state informate le Autorità sanitarie e le Forze dell’Ordine competenti; Seguiranno, a breve, le indagini necroscopiche presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale. L’esemplare sarà analizzato in maniera conservativa, evitando cioè di danneggiare scheletro e pelliccia, per consentirne poi l’esposizione, per fini didattico-scientifici, al museo di competenza sul territorio.

Cosa fare in caso di avvistamento di una foca monaca?

L’ISPRA segnala una serie di regole da adottare in caso di avvistamento

La foca monaca è una delle specie protette dalla legge italiana che ne vieta l’uccisione, la cattura e il disturbo. In caso di un avvistamento, va ricordato che un comportamento rispettoso delle esigenze di un animale selvatico è l’azione più adeguata da compiere per salvaguardare la fauna selvatica.

È quindi necessario adottare alcune buone prassi:

  • ridurre immediatamente ogni potenziale disturbo generato dalla vicinanza umana all’esemplare e allertare immediatamente le autorità marittime competenti (Capitaneria di Porto – tel. 1530), segnalando l’evento e continuando a osservarlo, annotando il comportamento e i dettagli fisici ;
  • In ambiente emerso (spiaggia o roccia) è fondamentale mantenere una distanza di sicurezza dalla foca monaca per evitare di disturbarla ed allontanarlo dal sito in cui sta riposando;
  • evitare il contatto fisico con l’esemplare e il lancio di oggetti, non generare rumore in vicinanza di una foca
  • evitare di introdurre gli animali domestici nei luoghi frequentati dalle foche poiché potrebbero essere portatori di malattie per le stesse e comprometterne la salute;
  • in mare, occorre spegnere subito i motori dell’imbarcazione, mantenere il silenzio, e aspettare che l’animale continui il proprio percorso senza ostruirlo. Le foche, incuriosite, possono avvicinarsi ai natanti, ai subacquei e alle imbarcazioni. In nessun caso devono essere disturbate, molestate e inseguite sia in acqua sia a terra;
  • durante una nuotata o un’immersione, allontanarsi lentamente per non disturbare l’animale
  • non tentare di avvicinare una foca monaca con il suo cucciolo: lo stress provocato dalla vicinanza umana potrebbe provocare l’abbandono del cucciolo e mettere a rischio la sua sopravvivenza.  Il disturbo, potrebbe indurre la femmina ad abbandonare quel luogo negli anni successivi.

Un altro esemplare raro, ad alto rischio d’estinzione, è la tartaruga caretta caretta.

Due esemplari saranno rilasciati in mare

Tornano in mare Uragano e Tempesta, due tartarughe Caretta caretta, una delle specie a più alto rischio di estinzione, spesso danneggiate dall’inquinamento da plastica nei nostri mari. I due esemplari, a seguito di cattura accidentale, sono stati assistiti dal Centro di Recupero di Tartarughe Marine di Manfredonia (CRTM – Legambiente) e dopo settimane di cure e riabilitazione saranno restituiti al mare.

La liberazione avverrà insieme agli studenti di Ecologia dell’Università di Siena e farà seguito a una mattinata formativa dedicata al monitoraggio delle specie a rischio in ambiente marino.  Saranno presenti Giovanni Furii, responsabile scientifico del CRTM di Manfredonia e Maria Cristina Fossi, docente dell’Università di Siena.

L’evento è parte del progetto europeo COMMON (COastal Management and Monitoring Network for tackling marine litter in the Mediterranean Sea), nato con l’intento di favorire una gestione integrata e sostenibile delle zone costiere per la riduzione dei rifiuti in mare.

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