sabato, Dicembre 2, 2023

Donne nelle Forze Armate: situazione in Italia e nel mondo

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IL RUOLO DELLE DONNE NELLE FORZE ARMATE VARIA A SECONDA DEI TEMPI E DEI PAESI. A CONFRONTARSI SULL’ARGOMENTO I TANTI RELATORI INTERVENUTI ALLA CONFERENZA DELL’ISTITUTO DIPLOMATICO INTERNAZIONALE

In un mondo in cui i conflitti armati sono purtroppo sempre più frequenti, non è da sottovalutare il ruolo delle donne in questi scenari di guerra.

A porre appunto l’attenzione sul rapporto tra le donne e le Forze Armate è la conferenza internazionale Le donne nelle Forze Armate e di Polizia: capacità di intermediazione e soluzione diplomatica nelle situazioni di conflitto.

Organizzata dall’Istituto Diplomatico Internazionale, con il patrocinio del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, l’incontro rafforza le azioni intraprese da tutte le autorità coinvolte nel IV Piano d’Azione Nazionale su Donne, Pace e Sicurezza (2020 – 2024). Questo persegue quattro obiettivi fondamentali:

  • rafforzare il ruolo delle donne nei processi decisionali e di pace;
  • promuovere la prospettiva di genere nelle operazioni di pace;
  • incentivare l’empowerment delle donne, la parità di genere e la protezione dei diritti umani di donne e bambini in aree di conflitto e post-conflitto;
  • sviluppare attività di comunicazione e formazione, accrescendo al contempo le sinergie con la società civile.

Donne nelle Forze Armate e il loro ruolo nei conflitti

Durante questo momento di confronto, che si è svolto nel Centro “Esperienza Europa David Sassoli” al Parlamento Europeo, a Roma, è intervenuto Paolo Giordani. Il presidente dell’Istituto Diplomatico Internazionale ha sottolineato il ruolo della donna come parte costitutiva, integrante e operativa dei corpi di cui fanno parte. Giordani ha anche fatto riferimento alle capacità femminili di affrontare e risolvere i conflitti.

«Le donne hanno dimostrato, in molte parti del mondo, di essere altamente competenti, determinate e capaci di svolgere ruoli chiave all’interno delle Forze Armate – ha dichiarato l’avvocato Lorenzo Midili, scelto dal Partito Popolare Europeo per pianificare progetti che promuovano l’area tematica della Difesa a livello europeo -. La loro inclusione non solo riflette il principio di uguaglianza di genere, ma porta anche a una maggiore diversità di prospettive e abilità all’interno dei corpi militari».

Questo è confermato anche dal sottosegretario di Stato alla Difesa, la senatrice Isabella Rauti, la quale evidenzia l’importanza di figure femminili per la costruzione della pace. Infatti il lavoro delle donne, nelle missioni internazionali, si rivela un moltiplicatore di sicurezza e di compatibilità con la popolazione civile, in particolare con le altre donne e i loro figli.

«Nelle missioni di pace, le donne rappresentano un pilastro nella costruzione della pace e nella promozione dei diritti umani – continua Midili -. La loro presenza può favorire una maggiore interazione con le comunità locali e contribuire a stabilizzare i Paesi colpiti dai conflitti. Spesso agiscono come agenti di un cambiamento positivo, promuovendo la risoluzione pacifica dei conflitti e sostenendo la ricostruzione post-conflitto».

Le testimonianze e i relatori presenti alla conferenza

A ribadire il fatto che le donne abbiano un ruolo sempre più centrale sono stati anche gli altri relatori presenti all’evento, come il direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, Antonio Parenti, la responsabile della comunicazione per il Parlamento Europeo in Italia, Valeria Fiore, la direttrice del Dipartimento di Scienze politiche e Relazioni internazionali della John Cabot University, Silvia Scarpa, l’onorevole Anna Cinzia Bonfrisco del Parlamento Europeo, il ministro della Difesa della Repubblica del Kosovo, l’onorevole Ejup Maqedonci, l’ispettrice nazionale del Corpo delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana, Sorella Emilia Bruna Scarcella, e I’lhamallah Chiara Ferrero della Comunità Religiosa Islamica d’Italia.

Inoltre hanno dato la loro testimonianza il dirigente della Divisione Anticrimine della Polizia di Stato nella Questura di Napoli, Nunzia Brancati, il pilota di Eurofighter della Aeronautica Militare, Tenente colonello Federica Maddalena, l’addetto alla Direzione per l’Impiego del Personale della Marina Militare, Capitano di corvetta Letizia Pantaleo, il Capitano Serena Cesi dello Stato Maggiore dell’Esercito e il Capitano Fabiola Garello della Segreteria particolare del ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Le Forze Armate italiane accolgono le donne

Non è trascorso tanto tempo da quando le Forze Armate italiane hanno accolto anche le donne. Infatti l’Italia solo dal 20 ottobre 1999 ha dato a loro la possibilità di poter arruolarsi nell’Esercito, nell’Aeronautica, nella Marina o nell’Arma dei Carabinieri. È stato l’ultimo Paese tra quelli della NATO ad adeguarsi alla parità di genere anche nel settore militare. Tuttavia «l’assenza di preclusioni di incarichi e di impieghi, oltre che di ruolo o di categorie – ha spiegato in un’intervista al Sole24Ore il Tenente colonnello Rosa Vinciguerra, capo della sezione Pari opportunità e prospettiva di genere dello Stato maggiore della Difesa – rende il modello di reclutamento italiano tra i più avanzati del mondo per quanto riguarda le pari opportunità».

In soli vent’anni le donne nelle Forze Armate sono state 18mila, il 6% del personale militare, crescendo esponenzialmente. A fine 2019 si contavano 1.924 ufficiali, 2.663 sottufficiali, 12.694 graduate e militari di truppa e 664 allieve di accademie e scuole militari. Nella sola Aeronautica le donne presenti sono 1936 e di queste 53 ricoprono l’incarico di pilota. Tra queste c’è il Capitano Elettra Bossoni, che sognava di diventare pilota ancor prima che la legge lo rendesse possibile. «Per me indossare l’uniforme significa mettere la mia passione e i miei sogni al servizio di tutti», confessa la stessa Bossoni sempre al Sole24Ore.

«La presenza delle donne è ancora limitata sia per numero sia per grado – continua però Vinciguerra -. La proporzione in cui uomini e donne sono rappresentati nella compagine militare non rispecchia, neanche in parte, la reale composizione per genere della società. Anche nelle forze armate c’è quindi ancora tanta strada da fare per avere un’equa rappresentanza di genere».

Cosa è accaduto nelle altre parti del mondo?

Per quanto riguarda gli altri Paesi del mondo, le donne hanno fatto il loro ingresso nell’esercito molto prima. Per esempio il Battaglione della morte delle donne, composto da cosacche travestite da uomini, ha combattuto in Bielorussia già contro i nemici dello Zar nel 1917. Poi altri battaglioni femminili britannici e statunitensi hanno avuto un ruolo di rilievo durante la Seconda guerra mondiale. A questi si aggiungono le oltre 100mila soldatesse dell’Esercito popolare di liberazione della Jugoslavia di Tito che hanno combattuto fin dall’inizio della lotta partigiana.

Con l’arrivo del 1942 nasce Women’s army auxiliary corps, il ramo femminile dello United States Army, che è stato poi nel 1976 integrato nell’esercito regolare americano. Risale invece al 1948 la creazione delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), il quale, sin da allora, ha previsto il servizio militare obbligatorio per le donne della durata di due anni. Nel 2021 ben il 40% dell’esercito israeliano era costituito da donne, la percentuale più alta nel mondo.

A crescere è anche il numero di donne arruolate in Cina. Nel 2015 le donne rappresentavano solo il 4,5% del personale militare dell’Esercito Popolare di Liberazione, per un totale di 53mila donne. A gennaio 2020 però il governo ha deciso di aumentare a due volte l’anno la coscrizione militare per le donne diplomate, laureate o studentesse universitarie.

Problemi che affrontano le donne nelle Forze Armate

Negli ultimi vent’anni quindi le Forze Armate hanno dovuto affrontare nuovi problemi legati al confronto tra i sessi, come la differenza nelle prestazioni fisiche, la conciliazione tra la vita professionale e la maternità, pari opportunità per la carriera militare e, purtroppo, anche molestie e stalking.

La Relazione sullo stato della disciplina militare e dell’organizzazione delle Forze Armate in Italia riporta nove denunce per molestie e quattro per stalking nel 2019. Tuttavia, nonostante i casi denunciati siano pochi, sembra che il fenomeno sia molto più diffuso, e non solo nel nostro Paese.

Secondo il New York Times, negli Stati Uniti una donna militare su quattro riferisce di essere stata molestata nell’esercito. Durante l’anno accademico 2020-2021 le aggressioni sessuali sono aumentate addirittura del 25% e nelle accademie militari del 150% rispetto all’anno precedente. Tuttavia l’Uniform Code of Military Justice, su cui si fonda il sistema di giustizia militare delle forze armate degli Stati Uniti, prevede che solo i comandanti militari possano decidere se procedere con un’indagine. Per questo motivo spesso i casi di violenza non arrivano in tribunale.

Un quadro più chiaro è quello fornito da Al Jazeera. Riporta come nel 2018, in Israele, siano stati segnalati 893 casi di aggressione in un anno e negli Stati Uniti 15mila. In più nell’esercito britannico quattro militari su dieci sono state vittime di violenze sessuali. Mentre nel 2016 si stima che il 27% delle soldatesse canadesi abbia subito abusi sessuali durante la carriera militare.

Numero verde ONA

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