lunedì, Dicembre 5, 2022

Discarica di Giugliano, la condanna per disastro ambientale

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In primo grado, il proprietario della discarica dei veleni e considerato il “re delle ecomafie”, era stato condannato a 20 anni di carcere.

Una condanna di 18 anni

La Corte di Appello di Napoli ha condannato a 18 anni Cipriano Chianese per il disastro ambientale della discarica Resit di Giugliano. Il processo di secondo grado si è concluso con altre tre condanne, sette assoluzioni e tre prescrizioni.

Condannato a 15 anni di reclusione Gaetano Cerci, imprenditore dei rifiuti, vicino alla famiglia Bidognetti del clan dei Casalesi.

Dieci anni, 12 in primo grado a Remo Alfani, 4 anni e sei mesi di reclusione sono stati inflitti a Filomena Menale confermando la sentenza di primo grado.

Assolti i funzionari pubblici coinvolti nell’inchiesta: Carmine Di Cicco, Giovanni Ferrante, Antonio Frattaruolo, Giuseppe Giordano, Enrico Santillo, Carlo Vetrano e Giulio Facchi, l’ex subcommissario ai rifiuti, ritenuto tra i responsabili del disastro ambientale. In primo grado Facchi era stato condannato a 5 anni e 6 mesi.

Secondo l’accusa, nella discarica di Giugliano, per decenni, anche durante il periodo dell’emergenza rifiuti gestita dal Commissariato, sono stati sversati, per ordine dei Casalesi tonnellate di rifiuti tossici anche di natura pericolosa, che nel corso degli anni avrebbe prodotto un enorme danno all’ambiente.

Seguono aggiornamenti

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