domenica, Novembre 27, 2022

Digitalizzazione in Italia: lo sviluppo di EdTech

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LA RICERCA DELL’OSSERVATORIO EDTECH HA EVIDENZIATO L’IMPORTANZA DELLA FORMAZIONE, ANCHE NEL CAMPO ENERGETICO

La pandemia di Covid-19 e l’esigenza di compiere una transizione ecologica ed energetica hanno incentivato la digitalizzazione in molti settori, ma soprattutto nel campo della formazione, in cui è aumentata la domanda di Educational Technology (EdTech). Questo termine, nato già negli anni ’50, indica tutte le soluzioni tecnologiche a supporto del processo educativo, che massimizzano la qualità dell’esperienza di apprendimento.

Ma qual è l’offerta in Italia di soluzioni EdTech? Qual è il livello di adozione di queste tecnologie nelle università, nelle scuole e nelle imprese? Su queste domande si è soffermata la ricerca 2021-2022 dell’Osservatorio EdTech, che ha presentato i risultati durante il convegno “Formazione e innovazione: pronti, partenza Ed…Tech!”.

Durante l’evento, che si è tenuto il 31 maggio, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano e dalla POLIMI Graduate School of Management, si è esaminato il panorama attuale di questo settore e i principali benefici e ostacoli che comportano l’adozione di prodotti e servizi tecnologici per la formazione.

La crescita del settore dell’Educational Technology

Le EdTech sono strumenti che supportano l’apprendimento, innovando:

  • il canale di trasmissione;
  • la modalità di creazione e organizzazione dei contenuti;
  • le interazioni tra docenti e alunni;
  • l’ambiente di apprendimento;
  • la modalità di valutazione.

Negli ultimi anni si è assistito a un aumento degli investimenti nell’adozione di Educational Technology. Nel 2020 gli operatori nel settore educativo nel mondo hanno investito 227 miliardi di dollari in EdTech. E questo numero è destinato ad aumentare del 12% nei prossimi cinque anni. Infatti si prevede la nascita di nuovi modelli educativi sempre più basati sul digitale.

Parallelamente all’aumento della domanda, aumenta e si sviluppa anche il mercato dell’offerta. Secondo i dati raccolti dall’Osservatorio il 56% delle aziende offre contenuti a propri clienti sotto forma di corsi di formazione, videolezioni e attività interattive. Invece il 22% fornisce software e programmi a supporto del processo educativo, mentre il 10% mette a disposizione sia software sia hardware. Infine il 6% si focalizza sul fornire servizi di consulenza e supporto, e di finanziamento per gli studenti.

In questo mercato globale, che ricava 19,5 miliardi dall’EdTech, le principali innovazioni future, emerse durante il convegno, sono state la sempre maggiore personalizzazione dei contenuti formativi, la creazione di upskilling e reskilling in grado di garantire la specializzazione necessaria, lo sviluppo della realtà virtuale e la necessità crescente di raccogliere dati, utili a supportare efficacemente la formazione.

Sull’importanza della raccolta dati è intervenuto Lorenzo Benussi, responsabile dell’innovazione in “Fondazione per la scuola”. Ha evidenziato come essi, nella macro dimensione, possano essere utili per distribuire i fondi necessari. Mentre, in un’ottica micro, possano aiutare la pratica didattica, senza però ricorrere a semplificazioni ed etichette. «Non bisogna ridurre la complessità dello sviluppo dello studente», ammonisce infatti Benussi.

Risultati di ricerca dell’Osservatorio EdTech nelle scuole

L’analisi dell’Osservatorio EdTech, presentata dal direttore della ricerca Camillo Loro e dalla ricercatrice Mara Soncin, ha voluto delineare un quadro di tutti gli agenti coinvolti nel settore EdTech in Italia, analizzando la “maturità” in questo ambito e identificando le esigenze e competenze necessarie. Gli attori coinvolti sono stati ottantotto imprese, trentuno università e centodue scuole.

In particolare, il campione delle scuole coinvolte ha incluso le scuole d’infanzia, le scuole primarie e le secondarie di primo e secondo grado. La distribuzione degli istituti ha coinvolto tutto il territorio nazionale, anche se la maggior parte delle strutture si trova in Lombardia e nel Lazio.

I dati raccolti in questo ambito hanno rivelato come, nel settore dell’Educational Technology, si prediligano soprattutto le tecnologie tradizionali, come il registro elettronico, adottato nel 99% dei casi, lavagne interattive, videoproiettori e piattaforme per la gestione dell’aula a supporto della didattica digitale integrata. Al contrario, le tecnologie più avanzate, come l’intelligenza artificiale, learning app and gaming e software utili per i laboratori di coding e robotica, sono ancora poco utilizzati. Si è riscontrato, inoltre, come siano i processi organizzativi e amministrativi quelli più digitalizzati. Invece, nella formazione, le EdTech siano usate soprattutto a supporto di lezioni frontali, ancora oggi il principale fulcro della didattica.

Una didattica 2.0: benefici e criticità

La ricerca infine evidenzia come la principale barriera a un aumento della digitalizzazione nelle scuole, oltre all’investimento economico, sia la competenza dei docenti. Eppure sono molti i benefici percepiti, come la maggiore inclusività didattica. Come afferma Ezio Delfino dell’associazione DiSAL (Dirigenti Scuole Autonome Libere), siamo ormai di fronte a una didattica 2.0, che ci obbliga a ripensare ai contenuti e al modo stesso di insegnare. «Le tecnologie informatiche stanno cambiando la scuola – dichiara Delfino -. Le tecnologie ci obbligano a ripensare a una nuova didattica, a nuove professionalità».

Per questo 86% degli investimenti futuri nelle scuole saranno indirizzati all’adozione di nuove tecnologie digitali, principalmente di supporto a laboratori di coding e robotica. «La tecnologia ci aiuterà a trasformare la didattica», conclude Andrea Biancini, vice direttore generale di ENAIP Lombardia.

Gli investimenti in EdTech nelle università

Nell’ambito delle università, invece, la digitalizzazione ha coinvolto il 77% degli istituti italiani. Delle università coinvolte nell’analisi svolta dall’Osservatorio EdTech, distribuite in tutta Italia, l’84% di esse sono pubbliche, mentre per il restante 16% sono private.

Gli investimenti in Educational Technology, cioè il 5% degli investimenti totali, sono soprattutto rivolti a tecnologie di apprendimento ibrido e piattaforme di Learning Management System, che permettono l’erogazione di corsi in modalità e-learning. Infatti le università prediligono, tra i benefici previsti dall’adozione di EdTech, soprattutto ottenere un miglioramento dell’offerta formativa e della flessibilità di fruizione della formazione. Per questo le tecnologie su cui si esprime minor interesse sono la blockchain per il riconoscimento dei certificati e la realtà virtuale.

Anche in questo caso, però, la maggiore criticità riscontrata è la scarsa competenza del personale docente, sia per l’aggiornamento tecnologico sia per la realizzazione di contenuti online. Infatti, come evidenzia Giordano Vecchi dell’azienda “Pearson”, sono sicuramente fattori indispensabili le tecnologie, gli spazi e la metodologia, ma il tutto è tenuto insieme dal contenuto. «Il contenuto, insieme alle tecnologie, è fondamentale per la formazione». Lo stesso concetto è ribadito da Maria Vittoria Alfieri, consulente strategico di “Pearson”, secondo la quale «senza il contenuto non c’è didattica». Infatti a cambiare non devono essere solo i “contenitori”, cioè i media, e le competenze riguardo le metodologie didattiche. A cambiare è anche il linguaggio e i contenuti, che diventano appunto contenuti digitali.

La transizione delle imprese grazie alle EdTech

La formazione non è essenziale solo nel panorama dell’istruzione scolastica ma risulta fondamentale anche nella creazione di competenze nel personale di una azienda. Per questo una parte della ricerca condotta dall’Osservatorio EdTech ha coinvolto anche le imprese, appartenenti a diversi settori: da quello produttivo a quello di consulenza, da quello informatico a quello bancario e assicurativo fino ai settori automobilistico, alimentare, farmaceutico, alberghiero, della moda e, soprattutto, energetico.

Infatti, nel settore energetico, le nuove opportunità rivolte a una transizione verso fonti di energia rinnovabili presuppongo un cambiamento all’interno dell’impresa. Questo cambiamento non coinvolgerà solo il sistema produttivo ma anche i dipendenti. Per questo è importante la formazione. Solo attraverso l’acquisizione di nuove competenze, raggiungibili grazie alle moderne tecnologie disponibili, sarà possibile accelerare le innovazioni che ogni azienda dovrà compiere per attuare un’efficace transizione ecologica ed energetica. Per raggiungere questo cambiamento epocale sono indispensabili competenze e informazioni.

Educational Technology: le esigenze nelle imprese

Sebbene nel mondo “corporate” le tecnologie utilizzate per la formazione siano piuttosto tradizionali, come software per le teleconferenze e piattaforme di digital custom, l’investimento per le EdTech è rilevante (il 47% del budget).

A preoccupare in questo ambito, però, oltre all’onerosità dell’investimento, è sempre la gestione del cambiamento e le limitate competenze dei dipendenti. Per questo la caratteristica maggiormente ricercata in queste tecnologie è la semplicità di utilizzo. Grazie ad essa è così possibile conseguire il principale beneficio che le imprese ricercano, cioè la flessibilità di fruizione della formazione.

L’aumento di start up nel settore dell’EdTech

Date le molte potenzialità che si prospettano in futuro per le Educational Technology sono molte le start up nate nel settore. Dal 2017 al 2021 si è registrata una costante crescita, soprattutto nel 2020. A oggi sono seicentosettantatre le start up nel mondo, la maggior parte delle quali si trova nel Nord America. Di queste il 59% offre soluzioni tecnologiche a supporto della formazione. Mentre le altre si concentrano sull’erogazione di contenuti specifici o sul fornire soluzioni di finanziamento per studenti.

Il panorama delle start up, in linea con i risultati della ricerca, pone in evidenza i principali futuri sviluppi, come quello che si prevede per soluzioni che adottano la realtà aumentata e l’intelligenza artificiale. Inoltre vi sarà una tendenza ad aumentare la dimensione sociale dell’apprendimento anche nelle piattaforme, grazie all’interazione, inclusione e condivisione di esperienze, al fine di migliorare i processi educativi. La persona stessa sarà sempre più centrale nelle nuove soluzioni educative.

Quale sarà il futuro delle EdTech?

L’adozione di tecnologie innovative nei processi educativi presuppone anche un cambiamento culturale. I professionisti, acquisite le competenze necessarie e avuti ormai chiari i molti benefici, dovranno lavorare per far sì che il processo di digitalizzazione si compia.

«Il mondo futuro è un mondo in cui si imparerà a lavorare con la tecnologia– commenta Giordano Vecchi -, la quale influenzerà la nostra conoscenza e la nostra visione del mondo stesso. In futuro cambierà il modo in cui lavoriamo con la tecnologia. Diventerà sempre più un dialogo».

Ma la barriera principale attuale nell’adozione di EdTech si riscontra proprio nelle persone, nella poca consapevolezza dei vantaggi delle tecnologie e nella scarsa conoscenza su come utilizzarle, senza dimenticare la distanza che si riscontra tra ciò che è considerato prioritario e gli investimenti invece attuati. Per questo, Maria Vittoria Alfieri riflette sull’attuale «impossibilità di compiere l’ultimo miglio per giungere a una compiuta innovazione digitale».

Tuttavia questi sono tutti aspetti di cui si spera, in futuro, si possa ridurre l’incidenza. Non sarà neanche più sottovalutato il rapporto tra domanda e offerta di lavoro. La formazione punterà a colmare il gap di competenze. «La tecnologia è democratica – dichiara Manilo Ciralli, fondatore e CEO di “PHYD”-. Si apre a tutti». Per questo è fondamentale che la digitalizzazione sia compiuta in maniera inclusiva e accessibile anche alle persone più anziane, al fine di scongiurare qualsiasi rischio di polarizzazione del fenomeno.

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