sabato, Settembre 18, 2021

La difesa delle Alpi Apuane contro i disastri ambientali

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I danni alle Alpi Apuane causati dalle attività estrattive

I vantaggi economici sembrano sempre venire prima della tutela dell’ambiente. Lo sanno bene i cittadini della zona delle Alpi Apuane, che vedono la propria terra devastata da crateri dovuti alle numerose attività estrattive.

Tra Carrara e le Apuane si contano circa centosessantacinque cave attive e cinquecentodieci dismesse, secondo il censimento del centro Geotecnologie dell’Università di Siena. Di queste circa ottanta si trovano nel Parco delle Alpi Apuane. Questo è un complesso montuoso, dimora di una ricca biodiversità e incastonato tra i bacini del Magra e del Serchio.

Il patrimonio ambientale a rischio delle Alpi Apuane

Le attività estrattive a lungo sono state di fondamentale importanza per la crescita economica. Però hanno comportato gravi danni ambientali e paesaggistici alla catena montuosa situata nel nord-ovest della Toscana. Adesso si sta assistendo all’eliminazione di habitat faunistici e floristici unici al mondo e all’inquinamento delle sorgenti.

Le Alpi Apuane vengono ricordate soprattutto per il loro marmo, che ha incantato i più grandi scultori e architetti rinascimentali e non solo. Questa ricchezza si è rivelata, però, una condanna. Da secoli ormai sono vittima di attività umane che hanno il solo scopo di spaccare, frantumare e svuotare la montagna. La modificazione morfologica che il territorio apuano ha subito può essere paragonata a quella avvenuta in un’era geologica. Infatti, per ogni tonnellata di marmo in blocchi ottenuta sono state distrutte dieci tonnellate di montagna.

Distruzione di habitat unici e inquinamento delle acque

Le Alpi Apuane sono conosciute nel mondo come “il giardino d’Europa”. Ma per gli abitanti di questo territorio sono semplicemente “le montagne che scompaiono”. Oltre al marmo, infatti, le Alpi Apuane ospitano un habitat speciale che sta a poco a poco scomparendo. Data la loro posizione in una fascia climatica di “confine”, sono la dimora di meraviglie floristiche e faunistiche uniche nel loro genere. Sono presenti esclusivamente in questa zona circoscritta specie animali o vegetali, come i relitti floristici di origine artico-alpina (Geranio argentino, Camedrio alpino, Ormino dei Pirenei, Linaria alpina) e i relitti termofili (Felce osmunda regalis e Euphorbia dendroides).

In più, l’elevata piovosità della zona ha fatto sì che le Alpi Apuane diventassero il serbatoio idrico più importante di tutta la Toscana. Adesso però, per colpa delle polveri di taglio dei marmi (la marmettola) delle cave a monte e dei residui d’olio delle macchine da taglio, le acque si tingono di bianco e l’inquinamento idrico arriva fino nei torrenti.

Apuane Libere contro la riapertura dei siti estrattivi

In difesa del territorio è corsa l’organizzazione di volontariato “Apuane Libere. Ha inviato una richiesta di sopralluogo al ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, e all’assessore all’Ambiente della Regione Toscana, Monia Monni. Ha presentato, inoltre, un lungo elenco di violazioni al codice dell’ambiente che, dal 1959 sino ai giorni nostri, sono state autorizzate a compiersi nella zona delle Alpi Apuane.

Uno dei più gravi danni causati all’ambiente è l’abbassamento della sella di origine glaciale, posta a 1.650 metri di quota, al confine tra le province di Lucca e di Massa-Carrara. Questa, prima degli anni cinquanta, era conosciuta con il nome di Passo della Focolaccia. «Oggi, quella bellissima lente marmorea a due passi dal rifugio più antico delle Alpi Apuane, il Bivacco Aronte, è stata completamente abbassata di novanta metri – ha dichiarato il presidente di Apuane Libere, Gianluca Briccolani – lasciando un mostruoso cratere a cielo aperto visibile addirittura anche da alcune zone dell’Emilia Romagna».

La missione dei volontari di Apuane Libere

Per protestare, quindi, contro la riapertura di ben diciassette siti estrattivi nei soli comuni di Minucciano e Massa, l’organizzazione “Apuane Libere” ha indetto, per domenica 26 settembre, una pacifica “catena umana” intorno al bivacco Aronte, «per opporci, se necessario con i nostri corpi, a questo nuovo folle progetto volto a rimpinzare facilmente le casse comunali e a scongiurare la presenza delle persone, troppo spesso scomodi testimoni delle violazioni di legge commesse dalle ditte del settore lapideo», come afferma il presidente Briccolani.

L’organizzazione “Apuane Libere”, infatti, ha tra i suoi obiettivi principali:

  • la conservazione dell’ecosistema che ospita la catena montuosa delle Alpi Apuane e la difesa di esso dai tentativi di distruzione da parte dell’uomo;
  • la valorizzazione di tutte le attività economiche compatibili con l’ambiente e alternative a quelle estrattive;
  • azioni dimostrative o di osservazione, volte a segnalare alle autorità competenti tutte le attività illegali o pericolose per l’ecosistema montano.

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