lunedì, Luglio 15, 2024

Difendere Julian Assange è difendere un principio

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LA SECONDA E CONCLUSIVA UDIENZA SULL’APPELLO FINALE DELLA DIFESA DI JULIAN ASSANGE, GIORNALISTA AUSTRALIANO E COFONDATORE DI WIKILEAKS, CONTRO LA SUA CONTESTATISSIMA PROCEDURA DI ESTRADIZIONE DAL REGNO UNITO NEGLI USA, SI È CONCLUSA, ALLE 18:00 CIRCA DI OGGI, ALL’ALTA CORTE DI LONDRA. IL VERDETTO DEL TRIBUNALE IN DATA DA DEFINIRSI

Nel 2019, l’amministrazione Trump ha incriminato Julian Assange, cofondatore di WikiLeaks, utilizzando la legge “Espionage Act” del 1917. Questo perché ha pubblicato 700mila documenti secretati del governo americano, che hanno rivelato al mondo crimini di guerra dall’Afghanistan all’Iraq e gravi violazioni dei diritti umani sui detenuti di Guantanamo.

Gli USA anno applicato una legge sullo spionaggio contro un giornalista che ha divulgato informazioni di interesse pubblico. Il Regno Unito avrebbe potuto negare l’estradizione negli Stati Uniti, dove Assange rischia una condanna a 175 anni di carcere. Tutte le organizzazioni per la difesa dei diritti umani e della libertà di stampa chiedono che il giornalista e attivista australiano non sia estradato e che, invece, sia liberato.

La decisione dei magistrati “stabilirà in sostanza se lui vivrà o morrà”

Per ragioni di salute Julian Assange non è presente in aula ma è rimasto nel carcere di Belmarsh, dove si trova dal 2019. Il cofondatore di WikiLeaks, infatti, il suo stato di salute è molto precario, indebolito fisicamente e psicologicamente a causa della detenzione. Pertanto, la moglie Stella Moris durante un discorso pubblico, ha rimarcato che la decisione dei magistrati “stabilirà in sostanza se lui vivrà o morrà”.

La High Court del Regno Unito ha ascoltato le argomentazioni della difesa del giornalista contro l’estradizione. Gli avvocati di Assange sostengono che le accuse mosse contro di lui sono principalmente di natura politica. Di conseguenza, non rientrano nei trattati di estradizione. La sua difesa si basa su questa premessa. Inoltre, tra le argomentazioni evidenziate dall’avvocato Ed Fitzgerald, c’è il tentativo della CIA di assassinare Julian Assange, durante il suo asilo nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra.

Se la Corte respingerà la richiesta dei difensori, l’unica possibilità che gli rimarrebbe per evitare l’estradizione sarebbe il ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Oppure, quella di oggi potrebbe essere l’ultima udienza sul suolo inglese.

Prima che questa faccia richiesta di sospensione temporanea dell’estradizione, per avere il tempo di valutare l’appello, è possibile che il Regno Unito consegni Assange nelle mani del governo americano.

Purtroppo l’informazione negli Stati Uniti non fornisce tutti i dettagli necessari per comprendere il caso, come se non fosse di loro interesse. In Europa, invece, l’informazione è più attiva. Italia, Francia e Germania forniscono un forte sostegno alla vicenda.

L’Informazione si mobilità per la libertà di Assange

«Per aver svolto il mestiere di giornalista ha già trascorso 7 anni da rifugiato politico e gli ultimi 5 da prigioniero a Belmarsh, conosciuta come la Guantanamo britannica, subendo una costante tortura psicofisica come riconosciuto da Nils Melzer, Relatore Speciale dell’ONU sulla tortura», è scritto in una nota del Comitato per la Liberazione di Julian Assange – Italia.

Il 29 ottobre del 2022, l’Ordine dei Giornalisti italiani ha consegnato al padre di Julian Assange della tessera onoraria. «Potrà utilizzarla per dimostrare che ha compiuto “atti” di giornalismo».

L’Ordine dei Giornalisti italiani

«C’è stato chiesto che c’entra l’Ordine dei giornalisti italiani con Julian Assange? – argomenta il presidente dell’Ordine Carlo Bartoli L’Ordine c’entra perché Assange difende un principio fondamentale, difende il segreto professionale che per un giornalista è il segreto delle fonti. E lo dicono anche la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e il Consiglio d’Europa. Quindi quando difendiamo Assange non difendiamo una persona, ma un principio. Assange ha compiuto un’opera a difesa del giornalismo, subendo un gravissimo attacco al diritto di cronaca ed è evidente che la posta in gioco sia tra sapere e non sapere e la linea di demarcazione è tra democrazia e dittatura. Queste sono le battaglie che noi abbiamo il dovere di fare, per lasciare ai nostri figli e ai nostri nipoti un sistema democratico a cui non dobbiamo mai abdicare».

I sindacati dei giornalisti, di tutta Europa

Il 27 aprile 2023, il presidente della Federazione Nazionale della Stampa italiana, Vittorio di Trapani, a sua volta, ha consegnato a Stella Moris, moglie del cofondatore di WikiLeaks, la lettera con cui i sindacati dei giornalisti di diciannove Paesi europei concedono al collega australiano la tessera onoraria.

«Il caso contro Julian rappresenta la più grave minaccia alla libertà di stampa nel mondo – ha sostenuto con forza Stella Moris, moglie di Julian -. La verità è la nostra ultima linea di difesa. Voglio che mio marito torni a casa ma bisogna capire che la sua libertà riguarda tutti noi e il nostro diritto di vivere in una società civilizzata».

Diversi i Comuni italiani che hanno conferito la cittadinanza onoraria a Julian.

Il martedì 20 febbraio 2024, grande mobilitazione a Londra, così come in Italia a Milano, Roma, Napoli e in altre città.

#FreeJulianAssange

#FreeAssangeNow

Fonti

ANSA

AfricaExpress

Comitato per la Liberazione di Julian Assange

Federazione Nazionale della Stampa

Ordine dei Giornalisti

free Julian Assange

Numero verde ONA

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