lunedì, Aprile 22, 2024

Il Deposito Nazionale delle scorie nucleari: si farà mai?

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LA CARTA NAZIONALE DELLE AREE IDONEE, CNAI, CHE CONTIENE LA MAPPA AGGIORNATA DELLE LOCALITÀ IDONEE A OSPITARE IL DEPOSITO NAZIONALE DELLE SCORIE NUCLEARI, AL VAGLIO DEL GOVERNO

SOGIN, la società di Stato incaricata del “decommissioning” nucleare e della realizzazione del Deposito Nazionale, ha consegnato al ministero per la Transizione Ecologica (MiTE) la mappa aggiornata delle località idonee a ospitare il Deposito Nazionale delle scorie nucleari.

La Carta nazionale delle aree idonee, Cnai, è al momento secretata. Il documento, infatti, prima di essere reso pubblico deve ricevere una serie di autorizzazioni.

Quindi, dopo la pubblicazione della suddetta Carta, saranno i ministeri per la Transizione Ecologica e dello Sviluppo Economico (MiSE) a decidere in quale luogo erigere il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi.

Per la costruzione dell’impianto, sono previsti quattro anni di lavoro, l’impiego di 4mila operai e una spesa di 900milioni di euro.

A lavori finiti, nel Deposito Nazionale saranno stoccati 95mila metri cubi di rifiuti radioattivi, provenienti dalle centrali dismesse e scorie dalla medicina nucleare e dall’industria.

Sono 67 le località ritenute idonee alla costruzione del Deposito Nazionale

La consegna della Cnai giunge al termine della consultazione pubblica – disciplinata dal D.lgs. 31/2010, della Legge 7 agosto 1990 n. 41 e della Direttiva della Presidenza del Consiglio dei ministri n.2/2017 – che si è svolta dal 5 gennaio 2021 al 14 gennaio 2022.

Una prima mappa, CNAPI, che risale al 2015, riporta le località dei 67 siti ritenuti idonei alla costruzione del Deposito Nazionale. Queste risiedono tra Piemonte, Toscana, Lazio, Puglia, Basilicata, Sicilia e Sardegna.

La Cnai definitiva sarà pubblicata sui siti internet di Sogin, dei ministeri e dell’Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare e la Radioprotezione (ISIN).

Senza un’autocandidatura, saranno il MiTE e il MiSE a decidere dove collocare l’impianto di stoccaggio definitivo delle scorie nucleari.

barriere di protezione - Deposito Nazionale di scorie nucleari

Deposito Nazionale scorie nucleari e Parco Tecnologico

Il deposito occuperà un’area di 150 ettari. Un sistema a matrioska sigillerà i rifiuti radioattivi per i successivi 300 anni.

I rifiuti radioattivi saranno stoccati in recipienti di metallo. Questi contenitori saranno poi inseriti in moduli di cemento. Quindi, questi ultimi saranno a loro volta rinchiusi in novanta celle in calcestruzzo armato.

Il tutto sarà tombato sotto una collina multistrato, sulla quale sorgerà un Parco Tecnologico per la ricerca e lo studio sui rifiuti nucleari.

Oggi, tenere ancora i rifiuti radioattivi sparpagliati in 20 depositi temporanei comporta forti rischi. Altri Paesi hanno rifiutato di ospitare le nostre scorie anche solo temporaneamente. A Francia e Regno Unito, invece, l’Italia paga importi milionari per stoccare alcuni quantitativi di scorie.

L’Italia è uno dei pochi Paesi in Europa a non avere ancora una struttura come quella accennata.

Amministrazioni locali contrarie all’impianto

Ma gli amministratori locali selezionati si sono opposti al vaglio della Cnapi.

Come il caso del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano.

«Nel caso la Carta delle Aree idonee contenga un solo sito pugliese continueremo a opporci con tutte le nostre forze alla scelta di individuare l’Alta Murgia come possibile luogo per lo smaltimento di rifiuti radioattivi – ha detto Emilano -. Il nostro è un NO a tutela della salute dei cittadini e della bellezza e della biodiversità di un Parco Nazionale, che rappresenta uno dei luoghi più singolari della Puglia e del Mediterraneo e candidato a entrare nel network dei Geoparchi dell’UNESCO».

E «ferma opposizione non solo al progetto originario ma anche ad ogni forma di rimodulazione della mappa che includa la nostra Isola», ribadisce il presidente della Regione Sardegna Christian Solinas.

A questo punto, la soluzione ideale per il governo centrale sarebbe l’auto-candidatura di uno dei territori inclusi nella Cnapi definitiva.

In caso contrario, i ministeri decideranno di autorità.

Numero verde ONA

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