lunedì, Aprile 22, 2024

Una partnership per la decarbonizzazione delle flotte pescherecce

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DECARBONYT, “DECARBONISATION OF THE FISHING FLEET IN THE MEDITERRANEAN AND BLACK SEA”, PROGETTO FINANZIATO DALLA COMMISSIONE EUROPEA, MIRA A PROMUOVERE LO SVILUPPO TECNOLOGICO E SOSTENIBILE NEL SETTORE DELLA PESCA. COSÌ DA GARANTIRE UN FUTURO PIÙ VERDE E RESILIENTE PER L’AMBIENTE MARINO E PER LE COMUNITÀ CHE DIPENDONO DA ESSO

Una partnership d’eccellenza

DecarbonyT è frutto di un sodalizio fra Differens Srl – azienda leader nel settore del marketing digitale e della comunicazione online e Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR).

Obiettivo? La decarbonizzazione (diminuire la quantità di CO₂ emessa per ogni chilogrammo di pesce catturato) delle flotte pescherecce in due mari: il Mediterraneo e il Mar Nero.

Con la partecipazione di sedici centri di ricerca d’eccellenza italiani e internazionali, DecarbonyT Differens assume un ruolo centrale all’interno del progetto. In primo luogo, sta contribuendo alla creazione di una piattaforma innovativa per la raccolta e la visualizzazione dei dati sul consumo di CO₂ utilizzando la tecnologia blockchain. 

Parliamo cioè di un meccanismo di database avanzato che permette la condivisione trasparente di informazioni all’interno di una rete aziendale. Inoltre, l’azienda si impegna nella definizione dell’identità visiva del progetto, attraverso la progettazione del logo, del sito web e dei materiali informativi, che riflettono l’importanza e la portata dell’iniziativa. Cerchiamo di capire innanzitutto cosa sta provocando la pesca tradizionale e su cosa si sta concentrando Decarbony.

Una questione economica e culturale 

Nel Mar Mediterraneo e nel Mar Nero, i pescatori, custodi di antiche tecniche tramandate da generazioni, sono spesso riluttanti ad abbandonare le tecniche tradizionali ereditate dai loro padri.

Ma c’è di più. In queste acque, le normative e i controlli che riguardano l’adozione di attrezzature moderne e sostenibili sono più deboli del filo di un’antica rete da pesca. L’assenza di restrizioni crea un vuoto normativo che impedisce l’evoluzione verso una pesca più verde e responsabile.

«Esistono risorse disponibili, finanziamenti e normative sugli audit energetici ed il carbon footprint della pesca nel Mediterraneo», afferma Antonello Sala, dirigente di ricerca dell’Istituto per le risorse biologiche e le biotecnologie del Consiglio nazionale delle ricerche di Ancona (Cnr-Irbim), sull’impatto ambientale e la tecnologia della pesca. «L’attuazione di tali soluzioni nell’Unione Europea è tuttavia notevolmente limitata a causa di diversi impedimenti. È quindi importante che gli obiettivi di quanto viene proposto nelle nostre ricerche siano raggiungibili e realistici. Altresì è importante che si coinvolga proattivamente l’industria nella ricerca delle soluzioni migliori, e sia fornita un’adeguata formazione e assistenza tecnica ai pescatori nell’utilizzo di queste innovazioni».

È qui che entra in gioco il progetto “Decarbonizzazione della flotta peschereccia nel Mediterraneo e nel Mar Nero”. 

Il progetto si concentra sulle attrezzature da pesca trainate, come lo strascico per le risorse demersali (organismi che nuotano nei pressi del fondale) e la pesca pelagica di alici e sardine, due tecniche di pesca molto comuni che incidono su diversi tipi di habitat marini e specie ittiche.

Focus sui tipi di pesca: lo strascico

Nello specifico, la pesca a strascico per le risorse demersali coinvolge l’utilizzo di reti da pesca trainate lungo il fondo marino, con lo scopo di catturare specie ittiche che vivono o si trovano vicino al fondale oceanico. Le risorse demersali includono pesci come merluzzi, sogliole, aringhe e gamberetti. 

Per la loro cattura, le reti da pesca possono essere dotate di dispositivi pesanti che toccano il fondo per raccogliere le specie desiderate o possono essere reti “a volo” che fluttuano sopra il fondale marino. 

Purtroppo questa tecnica ha un impatto significativo sull’ecosistema marino, poiché danneggia gli habitat marini delicati come i coralli e le praterie di alghe.

La pesca pelagica 

La pesca pelagica si concentra invece sulle specie ittiche che vivono in acque aperte, lontano dal fondale marino. In questo caso, le reti da pesca sono solitamente trainate in superficie o a profondità medio-alta, con lo scopo di catturare pesci pelagici come sardine, acciughe, sgombri e tonni. Oppure praticata con reti a circuizione (cioè formano un cerchio chiuso) o reti a strascico più leggere rispetto a quelle utilizzate nella pesca demersale.

questo tipo di pesca, però, può anche causare problemi di sovrasfruttamento delle risorse ittiche e impatti negativi sugli ecosistemi marini, soprattutto se non gestita in modo sostenibile.

Ebbene, entrambe queste tecniche di pesca sono importanti per l’approvvigionamento di pesce per l’alimentazione umana e per l’economia delle comunità costiere, ma è essenziale trovare un equilibrio tra l’estrazione delle risorse marine e la conservazione degli ecosistemi marini. 

Il progetto DecarbonyT, propone di rendere tali pratiche più sostenibili.

In che modo? 

DecarbonyT: utilizzo di materiali a basso consumo di carburante e non solo…

Una delle strategie chiave è l’impiego di materiali tessili ad alta tenacità, come il Dyneema, una fibra sintetica altamente resistente, in sostituzione del tradizionale nylon. Questo materiale permette di ridurre il diametro dei fili delle reti da pesca, mantenendo al contempo un’elevata sicurezza. Il risultato? Una minor resistenza all’acqua durante le fasi di traino e un significativo risparmio di carburante.

Oltre alla sostituzione di parti delle reti da pesca con materiali ad alta tecnologia per ridurre l’impatto sul fondale marino, il progetto si impegna anche a mantenere l’efficienza di cattura.

Ma analizziamo qualche dato, per capire meglio la situazione attuale e le azioni messe in campo dagli ideatori del progetto.

Occhio alle cifre 

I profitti della flotta peschereccia dell’Unione Europea hanno subito un drastico calo nel periodo considerato. Nel 2021 c’è stato un aumento dei profitti di 218 milioni di euro, ma nel 2022 si è verificata una perdita di 430 milioni di euro. Questo suggerisce un’inversione di tendenza molto significativa. Si è cioè passati da un periodo di crescita a uno di perdita.

Ciò che rende la situazione ancora più allarmante è l’aumento dei costi energetici. Nel 2020 i costi energetici rappresentavano il 13% dei ricavi complessivi della flotta peschereccia, ma nel 2022 questa percentuale è salita al 35%. Questo significa che una parte sempre maggiore dei ricavi viene assorbita dai costi energetici, riducendo di conseguenza i profitti netti.

Tale aumento dei costi energetici potrebbe essere dovuto a diversi fattori, tra cui l’aumento dei prezzi dei carburanti o un aumento dell’efficienza energetica delle imbarcazioni. In ogni caso, il dato suggerisce una situazione finanziaria difficile per la flotta peschereccia dell’UE e solleva preoccupazioni riguardo alla sostenibilità economica del settore.

Cosa fare per rispettare gli obiettivi climatici del Green Deal europeo (mirano a raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050) e per garantire un futuro più sostenibile e redditizio per il settore della pesca?

Due indicatori chiave: da DecarbonyT la soluzione

Due indicatori chiave ci forniscono la risposta: il Fuel Use Intensity e il Carbon Footprint. Il primo misura i litri di carburante consumati per chilogrammo di pesce catturato, mentre il secondo calcola la quantità di CO₂ emessa per chilogrammo di pesce. In questo contesto, la piattaforma rivoluzionaria sviluppata da Differens, garantisce trasparenza e integrità nei risultati della ricerca.

Utilizzando Non-Fungible Token (NFT) (certificati di proprietà digitale) su blockchain, la piattaforma registra e traccia i dati della ricerca, fornendo un’indispensabile chiave di volta per consumatori finali e decisori politici. 

Parliamo insomma di un elenco controllabile e sicuro dei record relativi alle attrezzature da pesca utilizzate, accessibile a tutti. Questa rivoluzione nell’industria della pesca assicura che ogni pratica rispetti gli standard di sostenibilità e di etica, creando un mercato più affidabile e trasparente per tutti gli attori coinvolti.

Una dashboard informativa

Ma non è finita qui. La piattaforma sarà integrata nel sito web di DecarbonyT, diventando un’area dedicata che fungerà anche da dashboard informativa. Qui, mappe interattive e dati sul Carbon Footprint saranno a disposizione di tutti, così da offrire una visione chiara dei risparmi di emissioni di gas serra ottenuti grazie alle innovative attrezzature da pesca.

«Siamo orgogliosi di far parte di questo progetto ambizioso. La nostra collaborazione con il CNR e gli altri centri di ricerca coinvolti nel progetto è la dimostrazione di come l’innovazione tecnologica e la cooperazione interdisciplinare possano guidare il settore della pesca verso pratiche più sostenibili, con benefici tangibili sia per l’ambiente sia per l’economia». A dichiararlo, Andrea Rosini, co-founder di Differens. 

«In questo viaggio verso la sostenibilità, siamo felici di mettere a disposizione le nostre competenze digitali a servizio della sensibilità ambientale per contribuire a realizzare un impatto positivo sul mondo della pesca e oltre», aggiunge MariaGrazia Abruzzese, CEO e co-founder di Differens.

Numero verde ONA

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