mercoledì, Agosto 17, 2022

Decarbonizzazione dell’edilizia: arrivare a emissioni zero

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INSIEME KYOTO CLUB E LEGAMBIENTE CERCANO DI SENSIBILIZZARE SUL PROBLEMA DELLE EMISSIONI DEL SETTORE EDILE

La decarbonizzazione del settore edile è uno degli obiettivi essenziali da perseguire per ridurre le emissioni di CO₂ e far fronte alla crisi climatica. Infatti il settore delle costruzioni rappresenta oggi la principale fonte di consumo energetico, pari al 40% di tutta l’energia consumata. E tre quarti di questa energia provengono dall’uso diretto di combustibili fossili, causando il 36% delle emissioni di gas serra.

Per questo Kyoto Club e Legambiente hanno organizzato due eventi di sensibilizzazione in occasione della Mostra Convegno Expocomfort (MCE), che si è tenuta a Milano dal 28 giugno al 1° luglio. Il primo incontro ha delineato le varie soluzioni che possono essere messe in atto per decarbonizzare il comparto del riscaldamento negli edifici in Italia. Il secondo, invece, era maggiormente incentrato sulla necessità di una normativa in Italia sulle emissioni di carbonio incorporate.

The embodied carbon emissions

Infatti una parte significativa dell’impronta di carbonio totale degli edifici dell’Unione Europea è dovuta alle emissioni incorporate (embodied carbon emissions). Sono quelle legate ai materiali e ai processi di costruzione durante l’intero ciclo di vita dell’edificio. Le emissioni dei materiali da costruzione contribuiscono al 10-20% dell’impronta di carbonio totale degli edifici in Europa. Inoltre il 50% del loro consumo energetico deriva dall’estrazione di materie prime e per il consumo di acqua potabile.

«Vorremmo arrivare ad aumentare la presa di coscienza sul tema – sostiene il direttore di Kyoto Club, Sergio Andreise spingere il governo, Parlamento, le Regioni e le grandi città ad approvare una normativa adeguata volta al risparmio e alla selezione dei materiali da costruzione, al fine di rendere gli edifici più sostenibili e favorire la circolarità nel comparto edile».

Decarbonizzazione dell’edilizia: le proposte

Per raggiungere le zero emissioni di carbonio entro il 2050, l’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) stima che le emissioni dirette di CO₂ degli edifici dovranno, entro il 2030, diminuire del 50%. Invece le emissioni indirette del settore edile dovranno ridursi del 60%. Tuttavia, secondo il “2020 Global Status Report for Buildings and Construction” il consumo globale di energia degli edifici è rimasto costante anno dopo anno. Mentre le emissioni di CO₂ legate all’energia sono aumentate a 9,95 GtCO₂, cioè gigatonnelate di anidride carbonica, nel 2019.

Occorre quindi che tutti gli attori della catena del valore degli edifici collaborino per attuare la decarbonizzazione. Se, invece, non verrà attivata nessuna iniziativa, la domanda di energia nel settore costruzioni potrebbe aumentare del 50% entro il 2060, con gravi conseguenze sul clima. Al contrario, spostare il settore degli edifici e delle costruzioni su un percorso a basse emissioni di carbonio rallenterà il cambiamento climatico. Inoltre produrrà forti vantaggi per la ripresa economica.

Le proposte di Legambiente e Kyoto Club

Per questo Legambiente e Kyoto Club hanno preparato una serie di proposte per accelerare questo processo di decarbonizzazione del settore edile, in particolare nel comparto delle emissioni incorporate. Per esempio è utile una revisione della Direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici (EPBD-Energy Performance of Buildings Directive). Questa dovrebbe includere una metodologia per l’introduzione dell’approccio Whole Life Cycle (WLC), cioè l’intero ciclo di vita nell’edilizia, per stabilire dei valori soglia legati alle emissioni climalteranti nell’edilizia.

Inoltre anche il Regolamento sui prodotti da costruzione (CPR-Construction Products Regulation) va revisionato in modo che possa includere norme specifiche sulle emissioni incorporate e comprendere l’indicazione di questi valori nei prodotti da costruzione, come acciaio, cemento, vetro, legno e isolanti, tutti materiali con elevate emissioni.

Le soluzioni adottate negli altri Paesi

In altri Paesi del mondo già si è iniziato a far fronte alla problematica e si sono stabiliti degli specifici criteri per costruire a zero emissioni. Per esempio a Oslo, in Norvegia, i cantieri sono alimentati solo da energie rinnovabili. Mentre la città di Vancouver, in Canada, ha imposto che la CO₂ incorporata venga ridotta del 40% nei nuovi edifici entro il 2030.

Inoltre nei Paesi in via di sviluppo si sta incentivando lo sviluppo di edifici passivi, con sistemi di raffreddamento naturali, come le foreste urbane, tetti verdi e facciate che riducano la necessità di sistemi di raffreddamento elettrici. Infatti i condizionatori d’aria hanno un duplice effetto negativo. Oltre a utilizzare elettricità prodotta da fonti non rinnovabili, usano sostanze chimiche refrigeranti (come CFC e HCFC), che costituiscono potenti gas serra.

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