mercoledì, Novembre 30, 2022

Danno ambientale: “Chi inquina ripara”

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Cosa si intende per danno ambientale? Le norme indicano come tale “qualsiasi deterioramento, significativo e misurabile, provocato a specie e habitat protetti, a fiumi e laghi o al suolo”.

La Camera dei Deputati fa “Il punto sul danno ambientale in Italia”

Tra il 2017 e il 2018 Ispra e le Agenzie ambientali hanno seguito, per conto del ministero dell’Ambiente, le istruttorie di 217 casi di danno ambientale distribuiti su tutto il territorio nazionale. La Sicilia è la regione dove sono state aperte più istruttorie (38), seguita da Campania e Puglia (25), Toscana (18). Un numero totale in costante aumento negli anni per effetto delle crescenti indagini giudiziarie e di una più diffusa sensibilità pubblica verso le tematiche ambientali.

Si va dall’incidente della Costa Concordia alle discariche di Giugliano in Campania o quella di Bellolampo a Palermo, dalla Valle del Sacco nel Lazio allo sversamento di idrocarburi nel fiume Polcevera. Per danno ambientale si intende qualsiasi deterioramento, significativo e misurabile, provocato a specie e habitat protetti, a fiumi e laghi o al suolo. Sulle esperienze in corso e sulle questioni ancora aperte, si fa oggi il punto a Roma nel corso del convegno promosso dall’Ispra “Il danno ambientale: prevenzione e riparazione in un Sistema a rete”.

La maggior parte delle istruttorie per danno ambientale è oggi associata a illeciti compiuti nella gestione dei rifiuti (41%), violazioni in materia di edilizia e paesaggio (19%) e scarichi fuori norma (5%). Un 8% è legato ai cosiddetti ecoreati individuati della recente legge n. 68/2015 (disastro ambientale, inquinamento, omessa bonifica), nonché a illeciti relativi alle emissioni in atmosfera, in materia di bonifiche o di AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale).

I 217 casi di danno ambientale di dividono in due categorie: 184 si inseriscono in procedimenti giudiziari per reati ambientali, ossia casi di illeciti che finiscono davanti ai tribunali e per i quali il ministero può richiedere la riparazione del danno; gli altri 33 sono, invece, casi extra-giudiziali che si avviano quando enti pubblici, cittadini, comitati o associazioni ambientaliste richiedono, attraverso le prefetture, l’intervento del ministero denunciando potenziali danni all’ambiente.

»Il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (SNPA), costituto da Ispra e dalle Agenzie regionali, ha istituito nel 2017 la Rete operativa per il danno ambientale, per elaborare in maniera omogenea su tutto il territorio le fasi istruttorie dei casi di potenziale danno, valutando le azioni per la riparazione e la prevenzione. Ciò con l’obiettivo di permettere, una efficace individuazione e attuazione delle misure di riparazione delle risorse naturali e dei servizi ecosistemici danneggiati e delle misure di prevenzione del danno ambientale.

Ad oggi restano, tuttavia, da affrontare alcuni importanti temi come, per esempio, stabilire i criteri per definire la procedura amministrativa, la copertura assicurativa del danno, i criteri di accertamento e quelli di riparazione.

«Come Commissione di inchiesta sulle attività illecite dedicheremo molto spazio al tema del danno ambientale», ha affermato il neo eletto presidente della Commissione Stefano Vignaroli aprendo il convegno alla Camera dei deputati il 27 novembre dal titolo “Il danno ambientale: prevenzione e riparazione in un Sistema a rete” , cui sono intervenuti istituzioni, mondo accademico, giuristi, magistratura e associazioni, «in particolare vogliamo affrontare il nodo delle fideiussioni. Per chi svolge attività che potrebbero causare un danno ambientale si pone, infatti, la questione di sottoscrivere una forma di copertura finanziaria per premunirsi in caso di oneri da versare».

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