Dal WWF stop alla plastica

Greece:plastics garbage in Mediterranean Sea/ Photo Milos Bicanski

Appello del WWF alle Nazioni Unite, per fermare la dispersione di plastica in natura entro il 2030

 

 

«L’emergenza della plastica negli oceani è fuori controllo», è il commento di Donatella Bianchi, presidente del WWF Italia, alla crisi globale della plastica. «In cinquant’anni abbiamo compromesso l’ecosistema più importante del pianeta, ignorandone le conseguenze».

La produzione globale di plastica, afferma il WWF, è aumentata negli ultimi cinquant’anni da 15milioni di tonnellate nel 1964 a 311milioni di tonnellate nel 2014. Poiché l’uso della plastica è presente in innumerevoli applicazioni, «ci si aspetta che entro i prossimi 20 anni la produzione di plastica raddoppierà». Metà dei rifiuti di plastica marini è rappresentata dalla plastica mono-uso.

La crisi della plastica è globale e ha bisogno di una risposta globale, afferma l’associazione ambientalista. Al momento, però, non esiste alcun trattato internazionale che affronti questo problema al livello mondiale e transfrontaliero.

Per questo motivo, da tutte le sedi nel mondo del WWF è partita una petizione rivolta ai cittadini perché chiedano ai capi di Stato di stipulare un “Global Deal giuridicamente vincolante fra Paesi delle Nazioni Unite” per fermare la dispersione di plastica in natura entro il 2030.

Senza provvedimenti, secondo gli esperti degli ambientalisti, entro il 2050, nei mari del mondo ci sarà più plastica che pesce.

«L’impatto drammatico sul benessere e la salute delle persone e sulla vita nei nostri mari è ormai conclamato», continua Bianchi: «abbiamo inquinato con la plastica persino i mari più profondi, come la Fossa delle Marianne. Non c’è tempo, tutti i Paesi sono responsabili di questa emergenza ambientale e ciascuno deve essere parte della soluzione».

L’Europa è il secondo produttore di plastica al mondo; 2,1milioni di tonnellate di imballaggi di plastica sono consumati ogni anno dagli italiani.

Il Mediterraneo, in particolare, «rappresenta un’area trappola con livelli record di inquinamento da microplastiche che minacciano la vita marina e la salute umana». 

Ecco alcuni numeri dell’emergenza nel Mare Nostrum: 95%, è la percentuale di plastica contenuta nei rifiuti, che soffoca habitat e specie viventi; 1,25 milioni di frammenti per km2 è la concentrazione record di microplastiche, quasi quattro volte superiori a quelle registrate nell’isola di plastica del Pacifico settentrionale; oltre il 90% dei danni provocati dai nostri rifiuti alla fauna selvatica è dovuto alla plastica; 134, sono le specie vittime di ingestione da plastica, tra cui tutte le specie di tartaruga marina, che scambiano gli shopper per prede.

«Ora sappiamo che è necessario agire rapidamente e concretamente per fermare la silenziosa invasione di plastica che minaccia gli oceani e i mari di tutto il pianeta», prosegue Donatella Bianchi. «Come associazione, abbiamo preso un impegno che ci vedrà coinvolti in maniera globale nei prossimi mesi».

In Italia l’associazione ambientalista ha in programma nel 2019 numerosi appuntamenti di sensibilizzazione, tutti sotto il segno di una natura #PLASTICFREE.

«Così come è accaduto per il clima, tutti i Paesi che siedono in ambito ONU devono stringere un accordo per porre fine alla dispersione di plastica in mare entro il 2030», sostiene la presidente del WWF.

Un accordo che abbia obiettivi stringenti, per ogni singolo Paese, di riduzione dell’inquinamento da plastica e, soprattutto, vincolante alla creazione di “Piani d’azione nazionali” per raggiungere gli obiettivi stabiliti.

Rispetto a questo, l’Italia ha già messo in atto diverse misure: dal 1° gennaio 2011 ha vietato l’utilizzo di shopper di plastica per la spesa; dall’inizio del 2018 ha vietato l’uso di sacchetti di plastica ultraleggeri per gli alimenti; dal 1° gennaio 2019 è vietato l’uso di bastoncini cotonati non biodegradabili e dal 1° gennaio 2020 ha vietato l’uso di microplastiche nei cosmetici.

In Italia, nella petizione il WWF chiede che nella nostra nuova normativa:

  1. a) sia introdotta una cauzione sugli imballaggi monouso che stimoli i consumatori a riconsegnare i piccoli imballaggi di plastica a circuiti ben congegnati che favoriscano il loro riciclaggio – con l’obiettivo del 100% di imballaggi in plastica riciclabili o riutilizzabili entro il 2030;
  2. b) siano messe fuori produzione le microplastiche da tutti i prodotti (a cominciare dai detergenti) entro il 2025, confermando il divieto delle microplastiche  nei cosmetici dal primo gennaio 2020, stabilito dalla Legge di Bilancio 2018.

Condividendo, inoltre, le richieste della petizione globale, «oggi il nostro Paese ha un’ulteriore occasione per mantenere e rafforzare la sua leadership su scala europea».

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