martedì, Luglio 23, 2024

Dal governo un decreto che premia i colpevoli

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CON UN DECRETO INTERMINISTERIALE, LO STATO RESTITUISCE A UN’AZIENDA COLPEVOLE DELLE MORTI PER AMIANTO UNA PARTE DEI RISARCIMENTI DOVUTI AI FAMILIARI DELLE VITTIME

Un decreto interministeriale del 5 dicembre 2023, firmato dal ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti e dalla ministra del Lavoro, Marina Calderoni, “regala” alle aziende responsabili di morti e malattie professionali, fino a 20milioni di euro del Fondo Vittime dell’Amianto.

Questo, alle origini, è stato creato come mezzo per incrementare gli indennizzi a favore degli eredi dei lavoratori deceduti. Il decreto interministeriale, invece, sembra essere una sorta di rimborso che favorisce, piuttosto, chi non ha impedito l’esposizione all’amianto dei propri dipendenti causando morti e malattie professionali.

“Possono accedere al Fondo – è scritto nel decreto – le società partecipate pubbliche dichiarate soccombenti con sentenza esecutiva entro il 31 dicembre2023”. Queste cause devono avere a oggetto il risarcimento di danni patrimoniali e non patrimoniali, riconosciuti in favore dei lavoratori.

Lo Stato, in pratica, restituisce a un’azienda colpevole delle morti per amianto, circostanza che i tribunali hanno accertato, una parte dei risarcimenti dovuti ai familiari delle vittime. Un obiettivo che, ad esempio, proprio Fincantieri – società partecipata dallo Stato -, perseguiva da tempo, ma che la magistratura ha sempre osteggiato, prima.

Decreto illegittimo

«È un decreto chiaramente illegittimo – commenta l’avv. Ezio Bonanni presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto -, perché il Fondo è per le vittime e non per le aziende, non c’è cumulabilità tra Fondo e risarcimento. Se confermato (il decreto), si tratterebbe di un’aberrazione giuridica che combatteremo come associazione, anche perché non siamo stati interpellati e quindi è stata anche un’operazione poco trasparente».

Questa normativa fa rabbrividire, continua Bonanni, perché si trasforma in un meccanismo di benefici per le aziende già condannate, restituendo a esse parte dei soldi versati.

«La Cassazione sentenza sezione lavoro n.17.334 del 2012, aggiunge il legale -, stabilisce che loro sono obbligati al risarcimento, a prescindere dal Fondo, che si aggiunge alla rendita INAIL».

Invece, con questa normativa, proprio Fincantieri che, nello specifico, in questi giorni il Tribunale di Livorno ha condannato a un risarcimento nell’ennesimo caso, ne beneficerebbe.

Il caso di Giancarlo V.

Giancarlo V., di 71 anni è deceduto nel 2009, a causa di un mesotelioma pleurico determinato dall’esposizione professionale all’amianto.

Dal 1958 al 1695, ha lavorato alla Fincantieri S.p.A di Livorno (già Cantiere navale Luigi Orlando S.p.A- già Ansaldo S.p.A- Stabilimento Luigi Orlando), con la qualifica di operaio. Tra le sue mansioni quella di carpentiere, saldatore e montatore, sia in officina sia a bordo di navi, in un contesto in cui l’amianto avvelenava praticamente ogni comparto.

L’asbesto era presente nelle coibentazioni, nelle tubature, nelle pareti, nelle porte tagliafuoco, nel vano motore e negli altri locali tecnici, nonché nel vano cuccette delle navi militari e civili. Era spruzzato, legato come cemento-amianto nelle officine a terra. Era utilizzato anche nelle riparazioni, oppure se ne veniva a contatto durante la manutenzione e lo smantellamento delle unità navali.

E tutto questo senza che l’uomo fosse stato dotato di mascherine e tute monouso. Dispositivi che, già in commercio all’epoca, avrebbero potuto evitargli l’inalazione della fibra killer. Peraltro l’amianto era contenuto anche nei guanti e negli altri DPI (Dispositivo di Protezione Individuale) in dotazione, i quali, dato l’utilizzo, generavano altra significativa aerodispersione di fibre.

Tutto confermato, in seguito dal CTU (Consulente Tecnico di Ufficio), il quale ha riconosciuto il nesso causale tra esposizione e insorgenza del mesotelioma, culminato con il tragico epilogo di Giancarlo V.

Grazie all’azione legale sostenuta dall’avv. Bonanni e al supporto dell’ONA, la vedova percepisce la rendita che spetta agli eredi, con le prestazioni aggiuntive del Fondo Vittime Amianto.

Fincantieri deve risarcire moglie e figlia

A titolo di risarcimento del danno non patrimoniale sofferto dal lavoratore, Fincantieri dovrà risarcire la moglie e la figlia per un importo pari a 81.671 euro ciascuno (oltre gli interessi legali sulla somma rivalutata dal 9 settembre 2009, al saldo e gli ulteriori interessi legali dalla sentenza fino al saldo effettivo).

Alla vedova andranno ulteriori 275.930 euro a titolo di risarcimento del danno non patrimoniale sofferto per la morte del coniuge.

Alla figlia andranno ulteriori 215.360 euro a titolo di risarcimento del danno non patrimoniale sofferto per la morte del padre, oltre agli interessi della sentenza al saldo effettivo.

Numero verde ONA

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