lunedì, Luglio 15, 2024

Dai mattoni mesopotamici la spiegazione del cambiamento del campo magnetico terrestre

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UN TEAM ANGLOAMERICANO DI RICERCATORI DELL’UNIVERSITY COLLEGE DI LONDRA E DELLA WICHITA STATE UNIVERSITY E DELLA SCRIPPS INSTITUTION OF OCEANOGRAPHY (USA), HA SVELATO IL MISTERO DEL CAMBIAMENTO DEL CAMPO MAGNETICO TERRESTRE AVVENUTO CIRCA TREMILA ANNI FA. IN CHE MODO? UTILIZZANDO ANTICHI MATTONI MESOPOTAMICI SU CUI ERANO INCISI I NOMI DEI RE

Dai mattoni mesopotamici uno studio pionieristico

Quale sarà il nesso fra i mattoni e il cambiamento del campo magnetico terrestre?

Attraverso la “firma magnetica” conservata nei granelli di ossido di ferro presenti nei mattoni, il team di ricercatori dell’University College, di Londra, guidati dal professor Matthew Howland della Wichita State University (Kansas), insieme con colleghi dello Scripps Institution Of Oceanography ha potuto ricostruire i cambiamenti nel campo magnetico terrestre nel corso di millenni, ottenendo preziose informazioni sulla cronologia e sull’evoluzione storica di queste antiche civiltà.

Lo studio, pubblicato negli Atti della National Academy of Sciences, ha coinvolto l’analisi di trentadue mattoni di argilla provenienti da siti archeologici sparsi nella regione della Mesopotamia, attuale Iraq.

Cerchiamo di fare chiarezza.

«Questi mattoni antichi fungono da cronisti del passato, registrando i segreti del campo magnetico terrestre», spiega uno dei ricercatori. «Ci hanno offerto un’opportunità unica per scrutare nel tempo e comprendere gli antichi misteri del nostro pianeta».

Quali strumenti hanno utilizzato per la datazione?

La datazione archeomagnetica: dai mattoni svelato un segreto

I ricercatori hanno utilizzato un metodo innovativo chiamato archeomagnetismo, per decifrare il segreto nascosto all’interno dei mattoni di argilla.

La tecnica consiste nella frammentazione mirata di questi e nell’uso di un magnetometro per misurare con precisione i campi magnetici nei granelli di ossido di ferro contenuti negli stessi.

Il professor Mark Altaweel, coautore dello studio e membro dell’UCL Institute of Archaeology di Londra, ha spiegato l’importanza di questo approccio.

«Le tradizionali tecniche di datazione, come il radiocarbonio, spesso non sono applicabili a manufatti comuni come mattoni e ceramica, che non contengono materiale organico. L’archeomagnetismo ci offre una nuova e preziosa linea temporale per datare questi manufatti, aprendo nuove possibilità di analisi e comprensione della storia antica».

La “firma magnetica” conservata nei granelli di ossido di ferro presenti nei mattoni ha fornito, in effetti, una mappa temporale dei cambiamenti nella forza magnetica della Terra.

In particolare, i ricercatori hanno rivelato l’esistenza di “un’anomalia geomagnetica dell’età del ferro levantina“, un periodo in cui il campo magnetico terrestre mostrò una forza insolitamente intensa.

A dire il vero, questo fenomeno era stato riscontrato anche in altre parti del mondo.

Tuttavia, non era mai stato confermato con tanta precisione nella zona presa in esame. Ma proseguiamo l’intrigante viaggio nel passato.

Preziose incisioni e segreti regali

Ogni mattone reca inciso il nome di un re, un sigillo distintivo che ha resistito al passare dei millenni.

«Confrontando gli antichi artefatti con le conoscenze sul campo magnetico dell’epoca, possiamo finalmente stimare, con maggiore precisione, la datazione degli oggetti realizzati in tempi antichi», rimarca il professor Howland.

Risultato?

L’analisi dei mattoni, ha confermato la precisione di ciò che gli storici archeologici definiscono la “cronologia bassa”, risolvendo controversie riguardanti i regni di re, il cui potere era indiscusso ma le cui date di ascesa al trono rimanevano sfuggenti a causa di documenti storici incompleti.

Su tutti, grande interesse ha suscitato il ritrovamento di un mattone che risale al regno di Nabucodonosor II (circa 604-562 aEV “l’era volgare”). Saccheggiato dal suo contesto originale e successivamente acquisito dal Museo Slemani, conserva preziose informazioni sulla Terra di millenni fa.

Altri cinque mattoni provenienti da questo periodo hanno svelato un’incredibile mutazione nel campo magnetico terrestre in un breve lasso di tempo, suggerendo picchi di intensità sorprendentemente rapidi.

La professoressa Lisa Tauxe dello Scripps Institution of Oceanography, ha sottolineato l’eccezionale opportunità offerta da questa ricerca. «Il campo geomagnetico è un enigma della Terra. I mattoni incisi, reliquie delle antiche culture mesopotamiche, offrono un’occasione senza precedenti per scrutare i cambiamenti nell’intensità del campo con una risoluzione temporale senza eguali».

Fonti

Howland, Matthew D. et al, Esplorazione delle variazioni geomagnetiche nell’antica Mesopotamia: studio archeomagnetico dei mattoni inscritti dal III al I millennio a.C., Atti dell’Accademia nazionale delle scienze (2023). DOI: 10.1073/pnas.2313361120

Fornito dall’University College di Londra

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