Cultura e ambiente: lo stretto legame al tempo del climate change

Cultura e ambiente

Cultura e ambiente hanno avuto sempre uno stretto legame

Dipinti, sculture e fotografie documentano luoghi, genti e civiltà di tutto il mondo. Non si riconosceranno più luoghi, genti e civiltà ritratti in famose opere d’arte

Ma, se la temperatura, come si teme, dovesse aumentare di 1,5 gradi centigradi il livello del mare si alzerebbe e interi Paesi sarebbero sommersi da un metro di acqua.

Molti dei luoghi della Terra, ritratti in opere famose da artisti celebri rischiano di essere completamente trasformati, tanto da non essere più riconoscibili.

È il caso di

“Venezia”, di Canaletto;

“Il mare di ghiaccio della valle di Chamonix”, di Turner;

”Amazzonia”, di Church;

“Osaka”, di Utagawa;

“Città del Messico”, di Rivera;

“Thaiti”, di Gaguin.

Lo rivela un articolo su Micron. Se non ci impegniamo a combattere il riscaldamento globale, anche scegliendo fonti di energia green, scrive la rivista, è probabile che certi paesaggi non li rivedremo più.

Lo stretto legame tra cultura e ambiente è stato manifestato anche da due mostre inaugurate a Napoli e Paestum

Due grandi istituzioni culturali del nostro Paese, come il MANN, di Napoli e il Parco Archeologico di Paestum – scrive Micron – hanno deciso di dedicare una parte rilevante della loro programmazione all’importante tema dei cambiamenti climatici.

Cultura e ambiente
Cultura e Ambiente: la mostra al MANN

Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, presenta la mostra Capire il cambiamento climatico – Experience exhibition”. La vetrina è prodotta da OTM Company e Studeo Group, in collaborazione con la National Geographic Society. La supervisione scientifica è coordinata da Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana.

Nel Museo Archeologico di Paestum, invece, è stata allestita la mostra Poseidonia città d’acqua. Archeologia e cambiamenti climatici”.

È «…la prima mostra che integra il discorso sui cambiamenti climatici con una prospettiva storica e archeologica», ha dichiarato il direttore del museo Gabriel Zuchtriegel alla rivista di ecologia.

La mostra si sviluppa lungo un percorso dove centinaia d’immagini di grandi maestri della fotografia, contenuti digitali e filmati del National Geographic inducono i visitatori a riflettere sulle cause e gli effetti del riscaldamento globale che minaccia l’esistenza sul pianeta.

Per salvare il pianeta, quindi, anche l’arte si mobilita

È la volta anche della Spagna. Madrid, infatti, ospita la COP25, la 25esima Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico. Nella circostanza, il Museo del Prado, ha “prestato” le immagini di quattro capolavori della sua collezione a una campagna di sensibilizzazione promossa dal WWF iberico, con la supervisione della direzione del museo.

I capolavori di Goya, Sorolla, Velázquez e Patinir sono stati pertanto ritoccati, immaginando come sarebbero le stesse opere, se l’uomo non dovesse porre rimedio immediato al riscaldamento globale.

Clicca qui per vedere il filmato del WWF Spagna

#locambiatodo. Cambierebbe tutto, avvertono gli ambientalisti spagnoli

Per esempio, il re Filippo IV a cavallo, dipinto da Velázquez, annasperebbe nell’acqua; le fanciulle del Goya, all’ombra di un parasole, diventerebbero rifugiati climatici come tanti altri milioni di persone; i ragazzini che nuotano nudi sulla spiaggia, ritratti da Sorolla, si ritroverebbero circondati da migliaia di specie marine morte a causa dell’aumento dell’acidità dell’acqua del mare; le verdi e rigogliose pianure nel quadro di Patinir con la siccità diventerebbero aride distese deserte.

Perché tutto resti immutato, la speranza è che si agisca subito.

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