giovedì, Ottobre 6, 2022

Cucciolo di renna al Parco Natura Viva di Bussolengo

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Fiocco azzurro al Parco Natura Viva di Bussolengo (Verona)

Il lieto evento ha fatto salire a quattro il numero di individui presenti all’interno del parco naturale. Una bella notizia, dal momento che la renna è una specie “vulnerabile” di estinzione secondo la “lista rossa” dello IUCN (L’Unione internazionale per la conservazione della natura).

Lumi, cucciolo di renna
Lumi, Neve in Finlandese, il cucciolo di renna nato al Parco Natura Viva di Bussolengo

La scelta del nome è stata affidata al popolo dei social. Si chiama Lumi. Vuol dire Neve in finlandese. Ha superato di gran lunga gli altri due nomi: Pill e Iloiven. Tutti tre sono nomi scandinavi per celebrare l’habitat originale.

Il piccolo cresce bene

Nonostante qualche lieve complicazione “post partum”, il cucciolo si è mostrato fin da subito reattivo e cresce bene nell’ambiente.

A dare notizia dei progressi della neo mascotte è Caterina Spiezio, responsabile del settore ricerca e conservazione del Parco Natura Viva.

«Il nostro piccolo ha già iniziato la crescita delle corna e bruca in maniera autonoma», ha spiegato la ricercatrice.

«Si tratta di una specie molto precoce a sviluppare le caratteristiche utili a sopravvivere nelle regioni artiche e subartiche del Pianeta. Per il momento però, nonostante la grande curiosità di sua sorella Maze, lui ancora non si allontana dalla mamma. Anche se tra un po’ inizierà la stagione dei giochi e delle impertinenze».

La renna, una specie in via di estinzione

Purtroppo, questo dolcissimo animale è una specie in via di estinzione. Perciò questa nascita è importante per preservare la biodiversità.

A rischiare è principalmente la renna di foresta, una delle quattordici sottospecie (due delle quali sono estinte), che, dopo essersi estinta ai primi del ‘900, è tornata, poi, in Finlandia.

Uno studio condotto da alcuni ricercatori russi ha evidenziato, ad esempio, che le renne Yenisei della penisola di Taimyr sono completamente scomparse.

Stando ai risultati delle ricerche, il gruppo Tarey, che contava 44mila esemplari nel 2017, ora conta infatti solo poche migliaia di renne. 

Rischi da non sottovalutare

Tra i rischi da non sottovalutare, oltre ai cambiamenti climatici e l’esplorazione petrolifera, che stanno avendo un pesante impatto sulle popolazioni di renne selvatiche, ricordiamo anche il fenomeno del bracconaggio.

I bracconieri cercano e uccidono attivamente i membri più grandi della mandria e ne esibiscono le corna come trofei.

Da segnalare anche la deforestazione, una violenza perpetrata dall’uomo che sta distruggendo il loro habitat.

L’abbattimento in massa

esemplare adulto di renna
Un esemplare adulto di renna al parco naturale di Bussolengo (Verona)

Altro pericolo estinzione viene dall’abbattimento di massa della popolazione.

Ad avallare questo scellerato provvedimento è stato il governo siberiano.

I funzionari giustificano la mattanza, nel tentativo di ridurre la sovrappopolazione animale.

Secondo il loro parere, una presenza numerosa di animali finirebbe infatti per non garantire cibo a sufficienza per tutti.

Diverso è tuttavia il parere dei pastori di renne. Essi sostengono che alla radice dell’abbattimento vi siano solo degli interessi economici.

Il nemico numero uno della renna: i cambiamenti climatici

I cambiamenti climatici, causando condizioni sempre più difficili nelle aree di pascolo, provocano la migrazione anticipata.

Ma entriamo nel dettaglio.

A) Approvvigionamento alimentare

Cosa mangiano le renne? Come animale renna mangia un lichene (noto come “lichene delle renne), che si trova spesso in spazi alti e aperti. 

In inverno cammina nei suoi territori in cerca di cibo.

Quando le temperature si alzano, il ghiaccio si scioglie e l’acqua evapora.

Questo rende l’aria più umida e provoca la pioggia.

A sua volta, la pioggia si trasforma in ghiaccio e la renna deve cercare di rompere la coltre per procacciarsi da mangiare. Cosa non proprio facile nonostante i duri zoccoli.

B) Migrazione delle mandrie

Poiché in inverno, non riescono più a scavare il ghiaccio per cercare il cibo, le mandrie sono costrette a migrare “a caccia” di licheni con cui nutrirsi. Ma devono attraversare strade e ferrovie.

Ciò provoca la morte di parecchi esemplari, vittime di incidenti. Inoltre, quando i fiumi si aprono all’inizio della primavera e le mandrie li attraversano, molti vitelli appena nati muoiono annegati.

Strade a misura di renna animale

Per consentire alle renne di muoversi in sicurezza, Il governo svedese ha pensato di costruire una serie di ponti, detti “renoducts”, (dal termine svedese ren , renna e viadukt, viadotto).

Perché sono importanti le renne?

Le renne vivono nella tundra artica, dove l’inverno è decisamente più freddo e più buio dell’estate.

Si trovano altresì nelle foreste umide della Groenlandia, Scandinavia, Russia, Cina, Mongolia, Alaska e Canada.

In Nord America, sono note con il nome di caribù.

Per migliaia di anni, questi cervidi sono stati (e sono ancora) la linfa vitale per molte culture indigene, tra cui il popolo Sami, descritto in Frozen II.

Questi famosi allevatori di renne, originari della Scandinavia, usano davvero le renne per tirare le slitte nella neve, proprio come fa Sven nel film.

Oltre ai Sami, altre popolazioni indigene dell’Artico e subartico basano la loro economia e tutto il tessuto sociale su questi animali.

Ne apprezzano la carne, il latte, le pelli, la pelliccia, le corna (possono essere trasformate in strumenti o manici di coltelli), il sangue per fare i sanguinacci e i tendini per le slitte.

Alcune persone cavalcano persino le renne siberiane, che sono più grandi di altre sottospecie.

Cosa sappiamo della renna

Il nome “renna” è di origine norrena (deriva dalla parola scandinava “hreinn”, cioè cervo).

Il termine “caribù” viene invece dal francese, dal mi’kmag “qalipu”, che significa “spalaneve”.

1) Le  renne trascorrono fino al 40% della loro vita nella neve e, nel corso della loro evoluzione si sono adattate a sopravvivere alle condizioni più fredde.

Gli zoccoli biforcuti le aiutano a distribuire il peso in maniera uniforme, consentendo loro di stare in piedi sulla neve e sui terreni soffici.

Essi sono morbidi durante i mesi più caldi ma in inverno diventano duri e affilati per consentire alle renne di sfondare il ghiaccio e foraggiarsi facilmente.

Alcune sottospecie hanno le ginocchia che emettono un ticchettio quando camminano, in modo che gli animali possano stare insieme in una bufera di neve;

2)  Le renne perdono i loro soffici cappotti invernali in estate.

La pelliccia cava trattiene il calore, cosa che le difende dal clima rigido.

Riguardo al colore, le specie più settentrionali hanno un manto molto più chiaro rispetto a quelle delle aree più meridionali;

3) Le pelli sono calde perché le renne hanno due strati di pelo: un sottopelo denso e uno strato superiore di pelo cavo.

I peli pieni d’aria galleggiano come il sughero, tanto che si utilizzano i peli di renna per riempire i giubbotti di salvataggio.

Essendo inoltre degli ottimi nuotatori, alcune popolazioni, soprattutto i caribù nordamericani, viaggiano fino a 3mila miglia.

Più di qualsiasi altro mammifero terrestre.

Qualche altra curiosità: tra mito, leggenda

Quando parliamo delle renne, solitamente le associamo al Natale.

Ma queste cervine sono più che icone della festività. 

Ecco alcune notizie curiose su queste bizzarre creature.

1)  La renna e il Natale

Nel classico film d’animazione del 1964, Rudolph, la renna è magra, marrone, debole e ha un vistoso naso rosso.

Anche la maggior parte delle decorazioni natalizie e persino i cartoni animati, raffigurano le renne in questo modo.

In realtà, tali rappresentazioni identificano maggiormente i cervi che le renne.

Se è vero che i loro colori e le dimensioni variano, le renne sono tozze, con colli spessi, grandi zoccoli e nasi rossi e squadrati.

I nasi sono effettivamente rossi, ciò si deve al fatto che sono irrorati da migliaia di venuzze e sono progettati per riscaldare l’aria prima che raggiunga i polmoni;

2) Renna o caribù?

Renna e caribù appartengono alla stessa famiglia, ma la parola renna, si riferisce più spesso a quelle addomesticate o semiaddomesticate. Per caribù si intende solitamente la specie più selvatica dei Rangifer tarandus;

3) Gli esemplari femmine hanno le corna?

Come detto, le renne appartengono alla famiglia dei cervidi. 

A differenza dei cervi, che mostrano dimorfismo sessuale (i maschi hanno le corna e le femmine no, salvo anomalie), le renne sono l’unica specie in cui sia la renna maschio sia la renna femmina possiedono le corna.

Questi caratteristici “ornamenti”, sono in realtà delle ossa ramificate, che cadono e ricrescono ogni anno. 

La loro lunghezza può arrivare a 1,4 metri e avere fino a 44 punte, chiamate “denti”.

La renna di Babbo Natale e degli sciamani

Anticamente, gli sciamani siberiani di etnia itelmena, così come quello delle popolazioni evenke, o ancora gli sciamani coriacchi nell’estremo oriente della Russia, preparavano la tribù all’avvento del solstizio d’inverno (21 dicembre) appendendo agli alberi i funghi rossi (amanita muscaria).

Nel giorno del Natale lo sciamano siberiano vestiva di rosso per dar vita al rituale del viaggio sciamanico.

Questo avveniva mediante l’ingestione dell’ “amanita muscaria”, un fungo molto velenoso.

Poi partiva con le sue renne. Pare che anche gli animali ingerissero il fungo, cosa che dava l’impressione che volassero.

Insomma, ecco spiegata la favola di Babbo Natale trainato dalle “renne volanti”.

Peculiarità di questo cervice

il cucciolo di renna con la mamma
Lumi con la mamma

1) Occhi cangianti

Per adattarsi ai diversi livelli di luce, nel corso dei cambiamenti stagionali, il loro tapetum (la parte dell’occhio dietro l’iride) cambia colore.

Oro in estate, blu in inverno;

2) Età media delle renne

In natura, le renne possono vivere fino a 15 anni. Quelle domestiche sopravvivono fino a 20 anni;

 3) Altezza e peso

Gli esemplari maschili possono crescere fino a 1,2 metri di altezza alla spalla e pesare fino a 250 chilogrammi. 

Le femmine sono un po’ più piccole dei maschi;

4) Preda o predatore?

Nonostante la stazza, queste bellissime creature sono il bersaglio di predatori affamati, tra cui: orsi e aquile reali.

C’è pure chi ha trovato una renna intera nella pancia di uno squalo della Groenlandia.

Salvaguardiamo le renne: l’alimentazione supplementare funziona?

Come abbiamo accennato, i cambiamento dell’uso del suolo e il cambiamento del clima stanno mettendo a repentaglio l’esistenza di questa specie.

Per cercare di arginare il fenomeno, si è pensato a diverse soluzioni.

Tra queste annoveriamo la cosiddetta “alimentazione  supplementare”.

Tale metodo dovrebbe proteggere le renne dai predatori e impedire loro di soffrire la fame.

L’uso alternativo del suolo e la perdita di aree di pascolo naturali a favore della silvicoltura, dell’industria mineraria, delle centrali eoliche e dell’industria turistica, stanno infatti rompendo il loro equilibrio.

Questo metodo tuttavia non convince tutti.

Secondo un recente rapporto di ricerca nordica, l’alimentazione supplementare sembrerebbe cambiare il comportamento delle renne e l’intera cultura dell’allevamento delle renne.

Le renne stanno infatti diventando più addomesticate

Di conseguenza stanno cambiando visibilmente il loro comportamento. 

Ad esempio, non sono più disposte a spostarsi dalle aree di alimentazione ai tradizionali pascoli primaverili o estivi.

A lungo termine, queste attitudini potrebbero erodere la comunità, le pratiche sociali e alterare la divisione del lavoro nelle comunità di allevamento renne.

Altri progetti a salvaguardia della specie

Se nelle aree di origine, si punta all’alimentazione supplementare, altrove si cerca di sviluppare progetti alternativi.

Oggi, grazie anche al Programma per le Specie Minacciate (EEP) dell’Associazione Europea Zoo e Acquari (EAZA), si sta tentando, ad esempio, di reintrodurre la specie all’interno dei giardini zoologici.

Conclusioni

Il neonato del Parco Natura Viva di Bussolengo non conoscerà mai le sue radici, così distanti, così lontane.

Non conoscerà la tundra, il freddo e non sarà costretto ad attraversare fiumi e ferrovie per sopravvivere e procacciarsi io cibo.

Ripopolare la sua specie, anche in luoghi molto diversi da quelli d’origine può tuttavia rappresentare un’ancora di salvezza.

Allora: benvenuto piccolino e che il parco si popoli di altri splendidi esemplari.

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