lunedì, Agosto 15, 2022

Cucciolo di capodoglio spiaggiato a Ostia

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Un giovane capodoglio è stato ritrovato nella serata di ieri lunedì 10 giugno,  senza vita sul litorale di Ostia.

Il WWF chiede subito indagini approfondite.

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Cucciolo di capodoglio spiaggiato sul litorale di Ostia – foto Filippo Fratini

Si tratta dell’ottavo spiaggiamento di questa specie sulle coste italiane dal marzo scorso, quando venne rinvenuta una giovane femmina gravida a Cala Romantica in Costa Smeralda, con 22 kg di plastica nello stomaco. Il feto era ormai morto.

Il WWF ricorda che la sottopopolazione mediterranea è considerata “Endangered” (a rischio di estinzione) dalla IUCN (Unione Mondiale Conservazione della Natura).

Si tratta di una vera e propria emergenza per questi grandi cetacei, minacciati dalle collisioni con le navi, dall’inquinamento acustico (causato dal traffico marittimo e dai micidiali air-gun utilizzati per le esplorazioni geosismiche) dall’invasione della plastica ma anche dalla diffusione di possibili malattie.

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Lido di Ostia, il cucciolo capodoglio spiaggiato – foto Filippo Fratini

«Ogni capodoglio che muore in questo modo, soprattutto se si tratta di un individuo così giovane, è una perdita per tutta la ricchezza del Mediterraneo», commentano gli ambientalisti. «I capodogli con la loro incredibile mole e i lunghi tempi di riproduzione, sono un valore straordinario del nostro mare che dobbiamo accudire in ogni modo, anche chiedendo eventuali moratorie circa le prospezioni petrolifere e la messa in atto di azioni urgenti di conservazione che mitighino l’impatto del traffico nautico».

È necessario capire in tempi brevi le cause

È necessario capire in tempi brevi le cause certe della mortalità di ciascuno di questi otto individui, per avere un quadro più chiaro della situazione e poter intervenire in maniera efficace contro le minacce.

Il WWF «chiede un’indagine approfondita su questi decessi e azioni dirette per realizzare, almeno nel Santuario Pelagos, misure di conservazione efficaci per far sì che l’area diventi davvero una “casa sicura” per i giganti del mare, e non un Santuario solo sulla carta».

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