sabato, Giugno 25, 2022

Crisi energetica: le soluzioni auspicate dalle imprese

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La crisi energetica incentiva l’uso di fonti rinnovabili

Il conflitto tra Russia e Ucraina, oltre ad aver dato vita a una crisi umanitaria ed economica, minaccia di causare anche una grave crisi energetica.

Infatti l’Unione Europea si è resa conto della propria debolezza dal punto di vista energetico e della sua dipendenza da altri Stati del mondo. In particolare, molti Paesi europei importano gas dalla Russia. Inoltre, questa emergenza ha evidenziato anche il ritardo nello sviluppo di fonti energetiche alternative e rinnovabili.

Eppure questa crisi può dimostrarsi un’opportunità per migliorare l’efficienza energetica, non solo a livello europeo ma anche nazionale. Anche molte aziende sembrano convinte di questo. Lo dimostra la survey Energy 4 Europe, condotta dalle camere di commercio tedesche estere di Italia, Francia, Portogallo e Spagna, in collaborazione con Intesa Sanpaolo.

Questo sondaggio aveva l’obiettivo di rilevare le previsioni delle imprese riguardo l’andamento dei prezzi dell’energia, l’impatto sul fatturato, la messa in atto di strategie di decarbonizzazione e le misure auspicate a livello politico di fronte l’attuale scenario energetico.

Energy 4 Europe: crisi energetica secondo le aziende

Secondo i dati raccolti, le imprese hanno registrato un aumento della spesa dell’energia dal 10% fino al 20%, con una conseguente perdita di competitività sui mercati internazionali.

Tra i maggiori rischi che temono per il prossimo anno vi è proprio l’aumento ulteriore del prezzo dell’energia, per quasi il 58%, e delle materie prime, per il 75%.

Tuttavia auspicano che questo momento storico possa essere decisivo per trovare soluzioni al problema energetico. In particolare desiderano che le soluzioni prevedano di:

  • rimodulare le catene di fornitura energetica;
  • investire nelle energie rinnovabili;
  • aumentare l’efficienza energetica;
  • acquistare elettricità “verde”;
  • adottare misure a livello europeo contro il carbon leakage.

Quest’ultimo fenomeno fa riferimento alla rilocalizzazione delle emissioni di carbonio. Si verifica quando vi è un aumento delle emissioni di gas a effetto serra in un Paese a seguito di una riduzione delle emissioni da parte di un secondo Stato, con una rigorosa politica climatica.

Ciò che emerge dall’indagine, però, è che, nonostante le imprese sperino in soluzioni green, più del 38% non ha fissato alcun termine per conseguire l’obiettivo di diventare climaticamente neutrale.

La strategia dell’Unione Europea riguardo la crisi climatica

A evidenziare la necessità imminente di una transizione verde è anche il piano RePowerEu, presentato dalla Commissione Europea. Da questo emerge come l’Unione Europea importi il 90% del gas che consuma. Di questo oltre il 40% proviene dalla Russia, insieme al 27% delle importazioni di petrolio e al 46% di carbone.

Perciò questo conflitto ha reso ancora più imminente la necessità di una transizione rapida verso l’energia pulita. Nel rapporto si prevede di ridurre quest’anno dell’80% la dipendenza europea dai combustibili fossili russi, fino a eliminarla completamente entro il 2030. Per far ciò la strategia da attuare si baserà su:

  • diversificazione degli approvvigionamenti di gas;
  • riduzione della dipendenza dai combustibili fossili attraverso l’efficientamento energetico;
  • dare impulso alla transizione verso le fonti rinnovabili;
  • accelerazione dei processi di risparmio energetico ed elettrificazione.

In questo modo si cercherà di arginare l’aumento dei prezzi nel medio periodo, anticipando la transizione verde dell’Unione Europea, con particolare attenzione alle esigenze transfrontaliere e regionali.

L’utilizzo di fonti rinnovabili in Italia

Ma in Italia quanta energia proviene già da fonti rinnovabili? Per energia rinnovabile si intende quella prodotta grazie a risorse naturali. Queste hanno la capacità di rigenerarsi almeno alla stessa velocità con cui vengono consumate o non sono esauribili nella scala dei tempi di ere geologiche. Ciò vuol dire che il loro utilizzo non pregiudica la presenza di queste risorse naturali per le generazioni future.

Secondo il rapporto “Fonti rinnovabili in Italia e in Europa” di GSE (Gestore Servizi Energetici), l’Italia, nel 2020, ha registrato, rispetto ai principali Stati dell’Unione Europea (Germania, Spagna e Francia), il secondo valore più alto di copertura energetica prodotta da fonti di energia rinnovabili, cioè il 20,4%.

Nel nostro Paese domina l’utilizzo dell’energia idroelettrica, soprattutto sui territori in cui sono presenti forti pendenze, come sulle Alpi e lungo la dorsale appenninica. Invece il fotovoltaico, cioè l’energia ricavata dal Sole, è una risorsa utilizzata più al sud, grazie alla minore latitudine e all’insolazione maggiore. Nelle isole di Sicilia e Sardegna si predilige l’energia eolica ricavata dal vento, come anche nelle zone della parte meridionale della dorsale appenninica, cioè Puglia, Campania e Basilicata. Infine l’energia geotermica è sfruttata soprattutto in Toscana per ragioni geologiche.

Ancora è lenta la transizione energetica in Italia

Inoltre, come sostiene il rapporto “Comunità rinnovabili” redatto da Legambiente, sono già 3.493 i Comuni 100% elettrici, cioè in cui la produzione elettrica da rinnovabili supera i fabbisogni delle famiglie residenti. Mentre quaranta sono i Comuni 100% rinnovabili, dove il mix energetico proveniente da fonti pulite è in grado di coprire sia i fabbisogni elettrici sia quelli termici delle famiglie residenti.

Si stima quindi che l’energia elettrica generata da fonti rinnovabili e i risparmi energetici indotti dagli interventi di efficientamento abbiano evitato l’emissione in atmosfera di ben 42milioni di tonnellate di CO2. Questo valore è pari al consumo di 109milioni di barili di petrolio.

Tuttavia, l’utilizzo di energia pulita è cresciuto a ritmi decisamente inadeguati rispetto a quanto l’Italia dovrebbe fare per rispettare i suoi impegni di riduzione delle emissioni climalteranti. Infatti, ancora nel 2020, la maggior parte dell’energia deriva da fonti non rinnovabili, in particolare il 33% da prodotti petroliferi e il 40% da gas naturale.

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