venerdì, Maggio 27, 2022

Crimini ambientali, l’Europa rafforza la lotta

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La Commissione Europea ha approvato la revisione della Direttiva UE sulla repressione dei crimini ambientali. Reclusione di almeno 10 anni per i delitti ambientali più gravi

La Commissione Europea ha adottato nei giorni scorsi la proposta per la revisione della ECD, la Direttiva UE sulla repressione dei crimini ambientali.

Infatti, nel 2020 la Commissione ha rilevato gli obiettivi della Direttiva non sono stati raggiunti. Tuttavia c’erano ampi margini di miglioramento.

Si rafforza così la lotta contro questo fenomeno che minaccia la biodiversità, la salute e le economie globali. Tra le novità rimarchevoli della Direttiva, il rafforzamento delle sanzioni, con la reclusione di almeno 10 anni per i delitti ambientali più gravi.

Gli abusi gravi devono essere accolti con una risposta seria

La distruzione programmata, volontaria dell’ambiente in cui viviamo, minaccia la stessa sopravvivenza dell’umanità. Non punire i trasgressori compromette gli sforzi per proteggere la natura e la biodiversità, combattere la crisi climatica, ridurre l’inquinamento ed eliminare i rifiuti.

«Gli abusi gravi devono essere accolti con una risposta seria e la proposta odierna pone le basi per questo». Lo ha dichiarato a proposito Frans Timmermans vicepresidente esecutivo per il Green Deal europeo.

Pertanto, l’Unione Europea per proteggere l’ambiente deve adottare tutti i mezzi possibili.

«Il diritto penale è uno di questi – ha dichiarato Vera Jourová vicepresidente per i valori e la trasparenza – e questa proposta fornirà alle autorità di contrasto e alla magistratura gli strumenti per agire in modo più efficace contro i crimini ambientali in tutta l’Unione».

Il progetto SWiPE

Per mettere a punto questa revisione, è stata necessaria una consultazione pubblica, grazie al progetto SWiPE.

Il progetto transnazionale – SWiPE “Successful Wildlife Crime Prosecution in Europe”  è finanziato dal programma europeo LIFE.

SWiPE ha l’obiettivo di rafforzare il contrasto ai crimini contro la natura tramite la collaborazione diretta con magistrati, forze dell’ordine e tutti coloro che svolgono un ruolo attivo nelle azioni di investigazione e repressioni di questi reati.

I crimini ambientali hanno un impatto enorme sulla salute umana e sull’economia

Dall’avvelenamento dell’ambiente, fiumi, mare, falde acquifere, del territorio, al traffico illegale di specie protette, al bracconaggio, sono crimini che hanno un impatto enorme su ambiente, salute umana ed economia.

Infatti, i crimini contro la natura sono la quarta attività criminale più redditizia al mondo. Preceduti solo dal traffico di droga, dalla contraffazione e dal contrabbando di armi.

Generano entrate per 280miliardi di dollari l’anno e costituiscono un settore della criminalità in crescita (fonte INTERPOL, 2014).

Rafforzato il diritto penale ambientale ma non c’è tempo da perdere

Per questi motivi è stato necessario rafforzare il nostro diritto penale ambientale. Lo sottolinea anche il Commissario per l’Ambiente, gli oceani e la pesca Virginijus Sinkevičius, il quale afferma che «in un momento in cui la comunità internazionale discute del crimine di ecocidio, un alto livello di protezione ambientale non è importante solo per le generazioni presenti ma anche future, poiché raddoppiamo i nostri sforzi per combattere il degrado ambientale».

Questa nuova direttiva, imposta dall’esperienza acquisita negli anni passati, mette in atto un altro potente strumento per proteggere l’ambiente e il nostro pianeta. Ma non basta, «non c’è tempo da perdere», ha dichiarato il Commissario per la Giustizia, Didier Reynders. «Dobbiamo assicurarci che le nostre regole sulla lotta alla criminalità ambientale siano mirate e ambiziose, sufficienti per creare un vero cambiamento».

Il WWF è partner del progetto SWiPE

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