lunedì, Marzo 8, 2021

Covid-19: l’inquinamento atmosferico uccide

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Covid-19 inquinamento atmosferico. La “natura” del problema

Covid-19 inquinamento atmosferico. I cambiamenti climatici sono considerati dalla comunità scientifica internazionale come la principale minaccia per la salute dell’individuo. Così come l’imperterrito accanimento dell’essere umano nei confronti dell’ambiente.

Tant’è vero che è necessario adottare tutti gli strumenti per preservare l’integrità del nostro ecosistema. Ne va del futurlo dell’umanità.

Mi sembra che tutti noi guardiamo troppo alla Natura e viviamo troppo poco con essa.” Oscar Wilde

disboscamento: danno ambientale

I danni arrecati dall’uomo, dalla deforestazione all’inquinamento atmosferico, fino all’alterazione dell’equilibrio biologico e della biodiversità, mettono a rischio il futuro dell’umanità. Tant’è vero che si fa riferimento all’inevitabile risposta della natura.

(Cfr. Gennaro D’Amato, Chairman Comitato Salute e Ambiente della World Allergy Organization, Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri, “Covid-19 inquinamento atmosferico: esiste una relazione?”)

L’inquinamento dell’aria e il tumore da amianto

L’inquinamento sta provocando anche un continuo aumento dei casi di neoplasia. Ci riferiamo ai casi di aumento del tumore del polmone, nonostante diminuisca il numero di coloro che fumano. Questo vuol dire che ci sono ulteriori fattori oltre il fumo di sigaretta: non solo il rischio lavorativo, ma anche la contaminazione dell’ambiente. Per tali ragioni, è necessario adottare quegli strumenti di prevenzione primaria e cioè di preservazione della salubrità dell’ambiente. I luoghi di vita e di lavoro, piuttosto che le nostre città e i nostri territori debbono ritornare alla loro primigenia bellezza.

Il bello, la cultura, il turismo, il futuro sono i beni sui quali investire anche dal punto di vista economico. In questo modo si sconfigerebbero i presupposti del Covid-19 e di qualsiasi altra tragedia futura.

Tutto dipende dalla cultura, sociale oltre che personale e si direbbe anche istituzionale. Si pensi che troppo spesso, alcune grandi imprese inquinatrici hanno addomesticato i nostri politici con il finanziamento ai loro partiti.

Infatti, ha destato sconcerto apprendere che i Riva, allora titolari dell’ilva di Taranto avevano finanziato quasi tutti i partiti. In ques’ottica era stato affermato il falso dilemma: salute o lavoro, quando invece non vi è alcun contrasto tra le ragioni di chi tutela l’uno e l’altro.

Ristabilire il rapporto con la nostra madre terra non è soltanto un impeto francescano, quanto piuttosto, un precetto fondamentale per il bene dell’umanità, per il presente e per il futuro.

Covid-19 e contaminazione dell’aria: qual è la correlazione?

Il tragico periodo storico che stiamo vivendo è il risultato di politiche scellerate, e anche della nostra incapacità di vigilare sull’operato dei cinesi. Questi ultimi, ormai da decenni hanno permeato della loro operosità anche il resto del mondo. Però, sono stati scarsamente attenti al rischio, in particolare al passaggio dei virus dal mondo animale a quello umano.

Allo stesso modo, per quanto riguarda l’inquinamento, compreso quello atmosferico. Questo ha avuto un riverbero anche nella nostra Italia, principalmente nelle regioni del nord Italia. Covid-19 inquinamento atmosfericoGli addetti ai lavori, così come i meno esperti hanno, da subito, realizzato la possibile relazione tra Covid e inquinamento atmosferico (Covid-19 inquinamento atmosferico). In effetti, già dai primi mesi di pandemia era sotto gli occhi di tutti la problematica della larga diffusione del contagio nelle aree urbane.

La Pianura Padana in inverno: una camera senza finestre

L’interazione tra particolato atmosferico e virus è stata oggetto di uno studio condotto dalla Sima, la Società italiana di Medicina Ambientale e pubblicato sulla rivista British Medical Journal.

(Cfr. Sky TG 24, “Coronavirus, dimostrato un legame con l’inquinamento atmosferico”.)

Covid-19 inquinamento atmosferico

La ricerca si è focalizzata sulla Pianura Padana, nello scorso inverno. Questo territorio è stato paragonato ad un ambiente chiuso con il soffitto alto qualche decina di metri. Le condizioni di questa ipotetica stanza serrata prevedono scarsa ventilazione e un alto tasso di umidità: condizioni ideali per l’iperdiffusione del virus.

L’arco temporale preso in considerazione per lo studio andava dal 9 al 29 Febbraio, in previsione dell’ondata epidemica del periodo tra il 24 Febbraio e 13 Marzo, in questo frangente le curve di contagio hanno avuto una rapida accelerata.

Lo scenario delle località industrializzate

Alla luce di quanto detto, si può affermare con certezza che i siti caratterizzati da un’alta concentrazione di polveri sottili nell’aria sono quelli più colpiti durante la pandemia da Covid (Covid-19 inquinamento atmosferico).

Da qui l’assunto che la diffusione e l’aggressività virale siano causate dall’inquinamento atmosferico. Va specificato, a onor del vero, che le ricerche condotte non hanno potuto dimostrare l’ipotesi che il particolato riesca a trasportare il virus e contribuire a diffonderlo; piuttosto l’esposizione continuativa ad agenti inquinanti dell’aria rende più fragili gli individui.

Covid-19 inquinamento atmosfericoVivere in un luogo poco salubre, respirare, ogni giorno, particolato presente nell’aria, implica una maggiore esposizione alla malattia.

Chi è esposto all’inquinamento ha, decisamente, maggiori possibilità di contrarre infezioni respiratorie.

Non è un caso che, in Europa, una delle aree più compromesse, da questo punto di vista, sia proprio la Pianura Padana. È chiaro anche che questo dato sia grandemente influenzato da un’alta densità abitativa e dalla spiccata presenza di una comunità sempre più internazionale che ha esigenza di spostarsi con più frequenza.

(Cfr. Fondazione Veronesi, https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/cardiologia/inquinamento-e-covid-19-che-cosa-sappiamo.)

Cosa si può fare per ridurre l’inquinamento da polveri fini?

È lecito chiedersi, a questo punto, quali siano i principali agenti inquinanti dell’aria e quali sono i comportamenti da adottare per limitare questo problema.

Le fonti inquinanti individuate dalla normativa italiana che recepisce direttive CEE e basate sulle indicazioni dell’O.M.S. sono: monossido di carbonio, ossidi di azoto, anidride solforosa, ozono, particolato sospeso, metalli, idrocarburi e benzene.

Se volessimo utilizzare un gergo meno tecnico per spiegare quali sono le abitudini da eliminare (o quantomeno limitare) potremmo dire che uno dei principali inquinanti è prodotto da tutti i veicoli a combustione interna, come le automobili; in secondo luogo va sottolineata l’azione inquinante della combustione domestica.

(Cfr. http://www.meteorivierapicena.net/inquinanti_aria.htm.)

Covid-19 inquinamento atmosferico

In un prossimo futuro chiunque potrà disporre di auto elettriche o ibride, nel frattempo potrebbe essere di grande aiuto prediligere gli spostamenti su mezzi pubblici, per chi è particolarmente green e sportivo un’ottima soluzione è l’utilizzo della bici.

Irrinunciabili, in inverno, sono i riscaldamenti, la scelta dell’apparecchio deve essere accurata e va accertato il corretto funzionamento degli impianti ed una assidua manutenzione.

Le strategie adottate a livello europeo e nazionale

Covid-19 inquinamento atmosfericoAl di là dell’essenziale contributo di ogni singolo cittadino, rimarcabile è il grande disegno europeo del 2016. Un progetto in materia di miglioramento della qualità dell’aria, accolto dall’Italia nel 2018 con la finalità di tutelare l’ambiente e la salute dei cittadini.

Tale scopo sarà perseguito ponendo valori limite di concentrazione per una serie di inquinanti, in aggiunta a questo saranno intensificati i controlli.

Tutto ciò per garantire che non si verifichi, come già è successo nel nostro Paese, il mancato rispetto delle norme. Tale situazione di inadempimento è però differenziata sul territorio nazionale: infatti, se nel centro‐sud l’inosservanza dei limiti è localizzata in piccole aree, appartenenti per lo più ai principali centri urbani, nel bacino padano i superamenti sono diffusi capillarmente.

Va detto anche che gli ultimi trend emissivi sono decrescenti e la riduzione delle concentrazioni è evidente su tutto il territorio nazionale. Esito, quest’ultimo, che ha origine da una funzionale cooperazione centro-periferia che fa perno sulla sussidiarietà verticale. L’azione centrale dello Stato si limita ad un costante supporto e coordinamento dell’attività locale. Le Regioni, di contro, sono impegnate nell’elaborazione di piani di risanamento.

I piani elaborati a livello locale si focalizzano sui seguenti settori:

  • produzione di energia elettrica e le attività industriali;
  • gestione della mobilità e il controllo delle emissioni da straporto su strada, principalmente in area urbana;
  • la combustione domestica della legna;
  • le emissioni di ammoniaca derivanti dalla fertilizzazione dei terreni agricoli e dagli allevamenti.

(Cfr. Programma Nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico redatto ai sensi del decreto legislativo 30 maggio 2018, n.                81.)

Una ripartenza sostenibile e un futuro green

Covid-19 inquinamento atmosfericoPartendo da queste premesse è facile pensare ad un futuro più rispettoso dell’ambiente. Alla luce delle conseguenze catastrofiche che l’essere umano ha subito a causa della sua stessa negligenza, è naturale pensare che la tutela della salute passa attraverso la cura del territorio.

Investire in progetti sostenibili, nella decarbonizzazione e nelle energie rinnovabili sembra la sola soluzione possibile. Una delle parole chiave dell’economia del futuro sarà riutilizzo, non nella mera essenza di gestione del ciclo dei rifiuti, ma in riferimento ad una strategia che preveda di estendere e rigenerare la vita dei beni affinché venga preservato il loro valore.

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