mercoledì, Aprile 21, 2021

Conseguenze del Coronavirus: esaminiamo quattro aspetti

Ultime News

Filippo di Edimburgo primo presidente del WWF

Il Principe Filippo di Edimburgo è stato cofondatore e primo presidente del WWF Internazionale, dal 1981 al 1996. Emerito...

Dispositivi di Protezione Individuale pericolosi per l’ambiente

Per salvare la nostra specie dalla pandemia causata dal Coronavirus, l’uomo ha attuato una serie di misure che hanno...

Cicloturismo: l’Italian Green Road Award 2021

Al via le candidature per “Italian Green Road Award 2021”, sesta edizione dell’Oscar italiano del cicloturismoPartono le candidature per...

Il Coronavirus sta ribaltando le nostre abitudini sociali.  I suoi effetti si stanno riflettendo in maniera significativa sia a livello economico sia sull’impatto ambientale.

Conseguenze del Coronavirus, i lati positivi e negativi della pandemia

1) Qualità dell’aria: le immagini e le elaborazioni dell’ESA e della NASA hanno evidenziato un calo dell’inquinamento atmosferico nella provincia cinese di Hubei, primo focolaio dell’epidemia. Lo stesso anche sulla Pianura Padana, sui distretti industriali e in generale ovunque a livello planetario.

In Cina, stando a quanto ha affermato il ministero dell’Ecologia e dell’ambiente orientale, la percentuale di giorni con “aria di buona qualità” è cresciuta dell’11,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso in 337 città.

2) Emissioni di gas serra: una delle conseguenze del Coronavirus ha portato al calo delle emissioni di gas serra a livello mondiale, dato dal rallentamento dell’attività economica.

In Europa, le immagini satellitari mostrano che le emissioni di biossido di azoto (NO2) si stanno attenuando nel nord Italia, in Spagna e nel Regno Unito.

Il fermo di automezzi e aerei ha contribuito alla riduzione dei gas serra

La prima cosa da considerare, afferma Kimberly Nicholas, ricercatore di scienze della sostenibilità presso l’Università di Lund in Svezia, sono le diverse ragioni per cui le emissioni sono diminuite. «Prendiamo il trasporto, ad esempio, che costituisce il 23% delle emissioni globali di carbonio.  Queste emissioni sono diminuite a breve termine nei paesi in cui le misure di sanità pubblica, come tenere le persone nelle loro case, hanno ridotto i viaggi non necessari.  La guida e l’aviazione contribuiscono in modo decisivo alle emissioni dei trasporti, contribuendo rispettivamente al 72% e all’11% delle emissioni di gas a effetto serra del settore dei trasporti».

Nel complesso il 2020 potrebbe ancora vedere un calo delle emissioni globali dello 0,3%.

Insomma il virus potrebbe aver fatto in poche settimane ciò che la politica non è stata capace di fare in 20 anni. Cioè ridurre l’inquinamento e innescare (si spera) nell’economia globale una svolta verso fonti di energia più sostenibili.

Desta preoccupazione la massiccia presenza di rifiuti-COVID abbandonati

3) Montagne di rifiuti: tra le conseguenze del Coronavirus, desta preoccupazione la massiccia presenza di rifiuti abbandonati in mare e in strada, contenenti mascherine contaminate e indumenti dismessi.

Macherine e guanti raccolti nel Porto di Ancona
Nel porto di Ancona sono state raccolte decine di mascherine e guanti di protezione anti Covid

A lanciare l’allarme a febbraio è stato Gary Stokes, cofondatore di OceansAsia, che ripulendo le spiagge delle isole Soko, al largo di Hong Kong, si era trovato davanti a mucchi di mascherine.
Anche in Italia abbiamo simili “reperti”. Nel porto di Ancona ad esempio sono state raccolte decine di mascherine e guanti di protezione anti Covid.

Sulla questione è intervenuto pure il WWF che in un comunicato ha ricordato come i Dispositivi di Protezione Individuale (DPI). «Dopo essere stati utilizzati diventano rifiuti, devono essere smaltiti correttamente per evitare che invadano le nostre strade, i nostri marciapiede e i nostri parchi».

Come la crisi pandemica ha influito sul costo del carburante

4) Il paradosso sul costo del carburante: nonostante il crollo del prezzo del petrolio, causato dal rallentamento della richiesta, i prezzi sono attualmente molto più alti. Tra le conseguenze del Coronavirus, questa è significativa. Spieghiamo perché.

Per giustificare questa incomprensibile scelta, Brian Madderson, presidente della Petrol Retailers Association, ha spiegato: «Quello che le aziende stanno facendo è che devono massimizzare le entrate provenienti da tutte le fonti, francamente, solo per rimanere aperti perché ciò che abbiamo visto è un calo senza precedenti della domanda di carburante. Questo non è il momento di provare a deridere gli sforzi dei rivenditori di benzina, alcuni dei quali sono imprese familiari».

Per meglio comprendere il paradosso occorre spiegare che a crollare è il cosiddetto “costo verticale del prezzo del petrolio”, o meglio, il prezzo del petrolio “negativo”. Martedì 21 aprile questo ha addirittura toccato i meno 37 dollari al barile, un minimo storico mai raggiunto.

Ma che cosa significa “prezzo negativo” e come mai allora il prezzo della benzina è sempre relativamente alto?

Sebbene gli impianti produttivi siano chiusi, non è possibile bloccare l’attività estrattiva, pertanto gli impianti petroliferi non possono esseri fermati (i costi sarebbero elevatissimi).

La situazione è talmente critica che diverse grandi aziende non hanno più spazi per immagazzinare le scorte. Sono state costrette, quindi, ad affittare alcune petroliere per stivare l’eccesso di produzione.

Il prezzo negativo del greggio è quindi un’indicazione della cifra che i produttori sarebbero disposti a pagare per cedere il surplus di produzione.  E così, uscire temporaneamente dal mercato senza spegnere gli impianti.

Ma perché il prezzo non scende? Ciò accade perché il prezzo della materia prima è solo una frazione del prezzo alla pompa dei carburanti. Più del 60% del costo va infatti imputato a tasse, imposte, accise e atri fattori che poco hanno a che fare con il prezzo del greggio.

Il Coronavirus e l’app di tracciamento dei contatti

5) Controllo sociale: una delle iniziative più controverse dal punto di vista sociale, è quella paventata dal governo riguardo all’utilizzo di app di tracciamento dei contatti (contact tracing).

Attraverso dei sistemi tecnologici di geolocalizzazione, (in particolare Bluetooth) verrebbero rintracciate le persone con cui i positivi al Coronavirus sono entrati in contatto.

Utile precisare che l’app dovrà integrarsi con le ordinarie modalità in uso del Servizio Sanitario Nazionale.

In Italia, l’utilizzo della app immuni sarà «su base volontaria e non ci saranno limitazioni per chi non la scarica», ha spiegato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Il quale ha altresì assicurato che saranno garantiti: «riservatezza, tutela della privacy, nonché l’uso solo di alcuni dati, quelli necessari, dei cittadini». Ecco le indicazioni della Commissione Ue in sintesi (scarica qui il documento integrale).

Purtroppo in Olanda un’app simile, Covid 19 Alert è stata oggetto di attacco informatico con sottrazione di nomi, email e passwords criptate.

Inoltre se non si fanno tamponi e test sierologici a tutte le persone a rischio e se verrà scaricata solo da un numero esiguo di persone, l’app si dimostrerà inefficace e inutilmente dispendiosa.

L’app di tracciamento dei contatti valida se utilizzata da almeno il 56% della popolazione

A tal riguardo si sono espressi gli scienziati dell’ateneo britannico della Oxford University. Secondo i ricercatori, una app di contact tracing potrebbe dare risultati utili e affidabili se utilizzata almeno dal 56% della popolazione.

Come dicevamo, le app utilizzeranno prevalentemente la tecnologia Bluetooth, che consentirà di tenere traccia di tutti gli altri smartphone ai quali si avvicina e che utilizzano l’applicazione. Quando una persona positiva al COVID-19 accede all’app, il telefono ricostruisce la rete di smartphone con cui è entrata in contatto. Quindi attiva i necessari protocolli di segnalazione per l’isolamento, sia al diretto interessato sia, eventualmente, alle autorità sanitarie.

I ricercatori britannici hanno evidenziato qualche falla nel sistema Bluetooth. Innanzitutto il suo raggio d’azione è superiore ai 2 metri previsti dalle norme di distanziamento sociale e, inoltre, può passare attraverso muri o barriere di protezione in plexiglass.

Il numero di falsi positivi rischia così di crescere in maniera significativa. Le conseguenze del Coronavirus che ci piacciano o no, avranno un impatto molto forte e duraturo.

1 COMMENT

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Numero verde ONA

Consulenza gratuita

    Articoli simili