domenica, Settembre 19, 2021

La Corona di Matilde: un paesaggio rurale di interesse storico-culturale

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La Corona di Matilde: un paesaggio rurale di interesse storico-culturale

L’Accademia Nazionale Di Agricoltura, in collaborazione con il Comune di Alto Reno Terme (BO) e l’Associazione Castanicoltori Alta Valle...

L’Accademia Nazionale Di Agricoltura, in collaborazione con il Comune di Alto Reno Terme (BO) e l’Associazione Castanicoltori Alta Valle del Reno, annuncia una splendida notizia che riguarda il primo paesaggio rurale di interesse storico culturale dell’Appennino Bolognese.

Nel dettaglio, l’area interessata è la cosiddetta “Corona di Matilde”, che ha ottenuto il massimo punteggio di valutazione, ottenendo così una posizione all’interno del Registro Nazionale dei Paesaggi Rurali Storici del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.

L’intera area ha raggiunto questo incredibile obiettivo grazie alla valutazione di diversi fattori tra cui: conoscenze tradizionali, valutazioni scientifiche e naturalmente l’opinione delle popolazioni locali.

Uno dei punti forti della “Corona di Matilde” che ha determinato l’assegnazione del massimo punteggio di valutazione, è senza ombra di dubbio la perfetta combinazione tra la bellezza del paesaggio, la biodiversità agricola presente sul territorio e la presenza di ulteriori elementi come ecosistemi particolarmente resilienti.

Il territorio è famoso anche per la massiccia presenza di alberi di Castagno. Specie che si è diffusa nel periodo feudale sotto al Governo di Matilde di Canossa. Parliamo di un periodo stimato tra il 1046 e il 1115.

Proprio grazie alla presenza di Castagni, si è potuto dare inizio ad un progetto molto interessante, intitolato “TreeTalker”.

TreeTalker: progetto “alberi parlanti”

Tra le iniziative promosse al fine di valorizzare il territorio e le sue principali caratteristiche, troviamo “TreeTalker”, cioè il progetto degli “alberi parlanti”.

Il progetto prevede l’utilizzo della tecnologia attraverso dei rilevatori a sensori, posti su 48 castagni.

Questi sensori monitorano ogni giorno i dati sulla crescita dell’albero, l’acqua prelevata, la CO2 assorbita e il colore delle foglie. 

In questo modo, si riescono a scoprire importanti dati scientifici sullo stato di salute delle piante e le condizioni ambientali della zona.

Ma per ulteriori informazioni su questo progetto vi invitiamo a dare un’occhiata al sito di Castagni Parlanti.

Dopo il primo riconoscimento, la “Corona di Matilde” si prepara al programma FAO

La “Corona di Matilde-Alto Reno terra di Castagni” è il primo Paesaggio tutelato dell’Appennino bolognese e gli enti di competenza non intendono fermarsi a questo primo riconoscimento.

L’intenzione della Città Metropolitana di Bologna è quella di inserire l’area rurale anche all’interno del programma internazionale FAO.

Il programma internazionale FAO è un’iniziativa che ha come scopo principale quello di tutelare e salvaguardare le aree e i paesaggi agricoli di importanza globale, di uno specifico territorio.

Dal 2005 la FAO ha indicato in tutto il mondo solo 62 sistemi in 22 Paesi come sito del patrimonio agricolo e di questi solo 2 sono in Italia.

Nel dettaglio, i due sistemi interessati sono “Gli uliveti delle pendici tra Assisi e Spoleto” e “I vigneti tradizionali del Soave”. Quindi, la “Corona di Matilde” potrebbe diventare la terza presenza italiana all’interno dell’iniziativa.

Uno sguardo più attento sulla “Corona di Matilde-Alto Reno terra di Castagni” 

Ora proveremo a guardare più da vicino questo incredibile paesaggio e proveremo a capire nel dettaglio, cosa lo rende così unico e speciale.

L’area interessata, circoscrive un territorio di 2543 ettari collocato nell’Alta valle del Reno a sud-ovest della città di Bologna, al confine tra Emilia-Romagna e Toscana.

Occorre precisare che l’insediamento umano e della castanicoltura si sono sviluppati più di un millennio fa. 

A render ancor più mozzafiato il territorio, la presenza di antichi borghi, come Castelluccio, Capugnano, Borgo Capanne, Lustrola, Granaglione e Boschi di Granaglione.

Passeggiando tra le strade di questi borghi è possibile notare che essi conservano ancora l’esatto impianto urbanistico e le tipologie insediative e religiose del passato. 

Regalando così ai turisti, la possibilità di effettuare un salto indietro nel tempo e nella cultura.

In conclusione, si augura che questo sia solo il primo passo verso il raggiungimento di ulteriori riconoscimenti finalizzati alla valorizzazione del nostro territorio.

Se ti è piaciuto questo articolo consulta anche: Alberi monumentali d’Italia, censito l’elenco.

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