venerdì, Maggio 27, 2022

Consumo di suolo: crescita urbana e trasformazioni del paesaggio

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A Bari presentato il rapporto del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente sul “Consumo di suolo in Italia”. I dettagli sulla Puglia

Si è tenuto, oggi, nell’Aula magna del Dipartimento di scienze della Terra e Geoambientali dell’Università degli studi di Bari “Aldo Moro”, il seminario “Consumo di suolo in Puglia”.

A organizzare l’evento l’Ordine dei geologi della Puglia (Org), il Dipartimento di scienze della Terra e Geoambientali dell’Università di Bari  e la Società italiana di geologia ambientale – Aps (Sigea), sezione Puglia.

A causa della perdita dei servizi ecosistemici dovuta al consumo di suolo tra il 2012 e il 2030, l’Italia potrebbe essere costretta a sostenere un costo complessivo compreso tra gli 81 e i 99 miliardi di euro. In pratica la metà del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR).

Lo rende noto il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) nell’edizione 2021 del rapporto sul “Consumo di suolo in Italia”.

I dati descritti nel rapporto sono aggiornati al 2020, prodotti a scala nazionale, regionale e comunale.

consumo di suolo

Il rapporto del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente

Il Rapporto analizza l’evoluzione del territorio e del consumo di suolo. E se la velocità di copertura artificiale rimanesse quella di 2 mq al secondo, registrata nel 2020, i danni costerebbero cari e non solo in termini economici…

Lo studio ha valutato le caratteristiche e le tendenze del consumo, della crescita urbana e delle trasformazioni del paesaggio. Ha fornito valutazioni sull’impatto della crescita della copertura artificiale del suolo. Con particolare attenzione alle funzioni naturali perdute o minacciate.

Secondo il rapporto, dal 2012 a oggi il suolo non ha potuto garantire la fornitura di 4milioni e 155mila quintali di prodotti agricoli, l’infiltrazione di oltre 360milioni di metri cubi di acqua piovana e lo stoccaggio di quasi 3milioni di tonnellate di carbonio.

Il Rapporto fornisce informazioni relative alle particolari condizioni di fragilità ambientali e di criticità climatiche del nostro Paese. Tenendo presente le linee guida della nuova strategia del Green Deal e dalla recente risoluzione del Parlamento Europeo.

Crescita urbana e delle trasformazioni del paesaggio, i commenti

Per Giuseppe Mastronuzzi, direttore del Dipartimento di scienze della Terra e Geoambientali dell’Università di Bari, «il consumo di suolo è al tempo stesso una forma di dissesto idrogeologico e di inquinamento. Cambiamenti climatici, pratiche agricole ed urbanizzazioni estensive agiscono in maniera diversa ma con un risultato nel complesso drammatico».

Se da un lato i processi di urbanizzazione sono la causa principale del consumo di suolo, il disboscamento, lo spietramento e la polverizzazione espongono estese aree agli effetti del cambiamento climatico.

«E quest’ultimo determina un alternarsi di processi di disseccamento e di precipitazioni intense che, anche su superfici poco acclivi, inducono l’allontanamento di suolo con la sua irrimediabile perdita. Senza dimenticare che le coperture vegetali arboree ed arbustive costituiscono una delle prime difese verso l’aumento della concentrazione di CO2 in atmosfera».

La categoria dei geologi è impegnata da anni nel divulgare le problematiche connesse al consumo di suolo. Superfici sempre più grandi diventano impermeabili. Insieme, questo fenomeno e i cambiamenti climatici che stiamo vivendo, rendono il nostro territorio ancora più fragile. E lo predispongono ai dissesti geomorfologici ed idraulici. «Non c’è più tempo da perdere», chiosa Giovanna Amedei, presidente dell’Org.

Il “Consumo di suolo in Puglia”

Antonello Fiore, presidente Sigea, sottolinea il dato Ispra sulla Puglia. Secondo l’istituto, nella regione negli ultimi tre anni si è consumato suolo pari alla costruzione di 2100 campi di calcio.

«Più che consumare suolo – afferma Fiore – bisogna ritornare a curare il territorio attraverso opere di manutenzione dello stesso, che ridanno funzionalità agli interventi già realizzati creando più occupazione e meno speculazione a danno dell’ambiente».

Secondo il presidente SIGEA, c’è molto da lavorare per arrivare al 2050 con zero consumo di suolo.  

consumo di suolo-edificio abbandonato

È necessario, quindi, continua Fiore, agevolare «la rigenerazione urbana anche attraverso il recupero delle aree dismesse e la demolizione di vecchie opere e, se necessario, la ricostruzione di nuove con criteri diversi».

Un caso esemplare è il recupero della ex Fibronit di Bari, che da sito contaminato è stato trasformato in parco urbano. Interessante anche perché l’area è posta in prossimità di una zona centrale densamente abitata della città di Bari, all’incrocio di tre diversi quartieri.

«Diciamo – conclude – che alla base ci vuole coraggio politico e una visione lungimirante nell’interesse comune».

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