sabato, Giugno 25, 2022

Come volano le api: uno sguardo al mondo di Chiara Castello

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La realtà distopica e lontana raccontata da Chiara Castello

Operose, benevole e, ci mostra Chiara Castello nel suo libro, libere. Le api salvano non solo l’ambiente, ma anche la coscienza di un mondo succube di un morbo

Il mondo prospettato dall’autrice dell’opera non è auspicabile: l’umanità è vittima di un morbo causato dallo sfruttamento sfrenato della natura e la tecnologia è appannaggio di pochi. Per evitare l’estinzione della popolazione, vengono creati centri di allevamento, poi terreni di caccia, dove il ruolo dell’essere umano si sovrappone a quello dell’animale.

Il mondo prospettato da Chiara Castello è distopico, una contro-utopia, che ritrae uno scenario spaventoso, in cui l’umanità è deprezzata e sottomesssa a un sadico divertimento nelle Riserve. Non tutti però restano passivi verso i subumani, oppressi e prigionieri: l’incontro con la subumana Bianca cambierà lo sguardo dell’infermiera Carla Ferretti.

Il mondo prospettato da Chiara Castello, dunque, non è auspicabile né idilliaco, ma senz’altro accende un campanello d’allarme nella mente del lettore. L’umanità è vittima del proprio male, iniziato con lo sfruttamento delle risorse naturali e nutrito da quella egoistica crudeltà che ha per punto di arrivo la disumanizzazione. La consapevolezza arriva in un crescendo musicato dal ronzio delle api, immagine di una libertà ai subumani negata.

Un libro distopico e antispecista, che chiede rispetto per tutti e tutto

Gerarchie, sfruttamento, differenze. Tutto questo sta alla base della divisione tra umani e subumani nel libro di Chiara Castello. Ma sta anche alla base della divisione tra umani e animali. Noi, superiori, esigiamo dagli animali lo stesso tipo di servizio che ci ha portato a legarli al giogo, a farli combattere nelle arene. L’animale serve l’uomo, da che mondo è mondo; con la venuta del morbo, sono i subumani a farne le veci, a essere trattati come tali. Ne consegue sbigottimento, raccapriccio, all’idea di questi esseri, forse neanche più umani, di cui si va a caccia nelle Riserve.

Chiara Castello - copertina

Nel momento in cui io mi ergo al di sopra, suggerisce il libro, posso pensare di fare di te, inferiore, ciò che voglio. Non è altro che il prodotto di quella generalissima fatale avidità che, flagello dell’umanità, avremmo dovuto imparare a controllare. E che rischia di portare a un punto di non ritorno.

Non dovrebbero esistere gerarchie, ma rispetto. Non dovrebbe esistere sfruttamento, ma apprezzamento e non dovrebbero esistere differenze, ma uguaglianze. Solo così potremo allontanarci dal baratro sul bordo del quale la nostra smania di conquista ci porta a camminare. Io non sono superiore a te, e questo vale tra umani e subumani, ma anche umani e animali.

“Come volano le api” è attraversato da un messaggio antispecista e inclusivo, che chiede l’annullamento di ogni differenza. E ci tiene al punto da annunciarlo già dal titolo. Il ribaltamento della passività, dell’essere “volenterosi carnefici”, avviene proprio grazie ad alcuni animali: le api.

Un’opera urgente quanto necessaria

“Come volano le api” è un libro urgente. Nel senso che ci ricorda l’importanza di combattere qui e ora per scongiurare un futuro come quello simile, magari senza Riserve per esseri umani, ma col rimpianto di quello che avremmo potuto fare. Il 29 luglio il pianeta Terra ha celebrato con tristezza l’Overshoot Day, giorno in cui l’umanità consuma la totalità delle riserve annue prodotte. E non importa che, nonostante la pandemia, questa ricorrenza l’anno scorso sia caduta il 22 agosto, sia pure un mese dopo rispetto al 2021: l’Overshoot Day non dovrebbe proprio esistere.

E, proprio come le risorse del nostro pianeta, anche gli insetti che danno nome al libro sono da proteggere. Uno studio condotto negli Stati Uniti sull’uso dei pesticidi evidenzia come tra il 1992 e il 2016 questo sia diminuito, ma coinvolga insetticidi che, dice Josie Cohen, direttrice di Pesticide Action Network Uk, ong contro gli antiparassitari: «Sono 10mila volte più tossici del DDT». L’impatto sulle api comporta perdita dell’orientamento, della capacità di riproduzione e di apprendimento, minandone la sopravvivenza.

Laddove l’aumento delle temperature è stato maggiore, come in Spagna e in Messico, molte api si sono trovate davanti a situazioni di calore invivibile. Stesso dicasi per le ondate di freddo nelle giornate di primavera, che hanno portato, anche in Italia, alla morte di un gran numero di questi animali. Le operose api si aggiungono alle vittime innocenti del cambiamento climatico, con ingenti danni sull’equilibrio ambientale del nostro pianeta.

Quello che per tutto il libro si legge in filigrana è che occorre porre un freno al bieco egoismo umano, pena la perdita di tutto ciò che è importante. 

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