sabato, Maggio 8, 2021

Come vivere in “Armonia con la Natura”

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Nel 2009, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite (ONU) ha adottato la sua prima risoluzione dal titolo: “Armonia con la natura”

Con la risoluzione dell’ONU “Armonia con la natura”, la Terra e i suoi ecosistemi sono stati riconosciuti quale nostra “Casa comune”.

È emerso altresì che la Natura è stata sfruttata come merce a beneficio degli uomini.

Per tali motivi, la risoluzione ha sottolineato l’importanza di raggiungere un giusto equilibrio tra le esigenze economiche, sociali e ambientali delle generazioni presenti e future.

Da allora, l’ONU ha adottato ben undici risoluzioni sull’“Armonia con la natura”.

Biodiversità a rischio

La “Nota di concetto” della risoluzione (19 dicembre 2019, sospesa per via del Covid-19), afferma che La perdita di biodiversità, a tassi senza precedenti nella storia umana, è un punto di riferimento per l’incapacità dell’umanità di comprendere che siamo una parte inestricabile della Natura”. “Gli ecosistemi, le specie, le aree selvagge, le popolazioni selvatiche, le varietà locali e le razze di piante e animali domestici si stanno riducendo, deteriorando o svanendo.

Si stima che circa 1milione di specie animali e vegetali siano ora minacciate di estinzione. Questo declino continuerà o peggiorerà con gli attuali modelli economici, sociali e ambientali ed è imperativo ripensare il nostro rapporto Uomo-Natura”.

L’uomo un novello Prometeo?

Il pericolo è stato ribadito anche nell’ultimo rapporto delle Nazioni Unite sulla diversità biologica (CBD), pubblicato lo scorso 15 settembre. L’ONU ha, infatti, confermato che la biodiversità sta diminuendo a un ritmo spropositato e che stanno aumentando le pressioni che guidano al declino.

Stando ai dati attuali, nessuno degli obiettivi di biodiversità di Aichi (a Nagoya, Giappone) sarà pienamente raggiunto.

A dichiararlo, Elizabeth Maruma Mrema, del Segretariato della Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica (CBD). “Questo rapporto di punta sottolinea – ha affermato Mrema – che l’umanità si trova a un bivio per quanto riguarda l’eredità che desideriamo lasciare alle generazioni future”.

Per usare un’immagine evocativa – “Prometeo è stato liberato” – la nostra fiducia verso i prodigi della tecnica non è mai stata così alta. Ma allo stesso tempo, abbiamo dimostrato dei limiti nella capacità di armonizzarci con la Terra e con la Natura, ridotte a nostra enclave.

Gli Aichi Biodiversity Targets

Gli obiettivi di Aichi sono stati adottati per:

_ affrontare la biodiversità con azioni coraggiose e interdipendenti;

_ garantire che anche le generazioni future possano beneficiare delle meraviglie del mondo naturale;

_ limitare la peggior perdita di vite umane sulla Terra dalla scomparsa dei dinosauri. 

I piani nazionali per la biodiversità si sono concentrati, tra le altre cose, sullo stop alla pesca indiscriminata, sul controllo delle specie invasive, sulla riduzione dell’inquinamento, sul contenimento della pressione sulle barriere coralline, provocata dall’acidificazione degli oceani e sull’arresto della perdita di diversità genetica negli ecosistemi agricoli.

Dei 20 obiettivi, solo sei sono stati parzialmente raggiunti (nessuno entro la scadenza del 2020).

Non solo dolenti note

Fortunatamente non ci sono solo brutte notizie. A quanto pare, grazie a una nuova “coscienza ecologica”, siamo riusciti a prevenire le estinzioni di molte specie a rischio, a proteggere sempre più terre e oceani.

E ancora, grazie a una pesca più equilibrata, gli stock ittici si stanno lentamente riprendono. Inoltre, quasi cento Paesi hanno incorporato i valori della biodiversità nei sistemi di contabilità nazionale.

Gli obiettivi non bastano: superiamo l’antropocentrismo

A dire il vero, non c’è convenzione o accordo planetario che possa garantire una vera biodiversità.

Occorre superare l’antropocentrismo che ci ha portato a stravolgere il nostro rapporto con la natura, sin da quando abbiamo iniziato a trasformare le sue risorse in materia prima.

Poiché la nostra capacità di sfruttare la natura ha superato quella di prevedere le conseguenze in termini ecologici, abbiamo iniziato a misurare tutto in termini di efficienza e produttività, compreso l’uomo.

A questo punto dovremmo farci qualche domanda

Qual è lo scopo della tecnica? Quale senso promuove? Quali scenari di salvezza apre? Quale verità svela?

La risposta è nichilista: essa funziona in maniera a-finalistica.

Promette che ci saranno più risorse, ma non si capisce bene chi ne potrà beneficiare, visto che ci stiamo autodistruggendo.

E se veramente ci saranno dei vantaggi, quale rischio corriamo?

I greci avevano incatenato Prometeo, “colui che vede in anticipo”, mentre noi, in nome del progresso, lo abbiamo scatenato in un contesto nel quale non esiste alcuna previsione attendibile.

Progresso o sviluppo?

Purtroppo, almeno in occidente, non possediamo piena consapevolezza del fatto che siamo schiavi del nostro antropocentrismo, cioè il centro e il fine dell’Universo.

Pier Paolo Pasolini

Insomma, come diceva Pier Paolo Pasolini, “continuiamo a confondere il progresso con lo sviluppo”.

Non siamo stati in grado di tenerci il mondo, né di elaborare un’etica per gli enti di natura.

Non abbiamo tenuto conto delle esigenze della natura e delle esigenze dell’uomo, in maniera da trarne un beneficio comune. Eppure siamo strettamente interconnessi.

Dall’epoca industriale in poi, siamo solo stati capaci di svalorizzare il capitale naturale, finalizzandolo al nostro esclusivo tornaconto.

Ci siamo accorti di essere capaci di distruggere l’ambiente naturale solo recentemente: per il 99% della nostra storia evolutiva siamo vissuti immersi nella natura

Culture a confronto: la visione occidentale

Come dicevamo, la visione occidentale della natura è diversa da quella delle popolazioni orientali.

La nostra cultura, ci vede come esseri distinti e separati da essa e ci colloca in cima alla classifica degli esseri viventi, in quanto dotati di capacità intellettive.

A dire il vero, anche la tradizione giudaica ha avuto il suo peso. Nella Bibbia Dio dice ad Adamo: “dominerai sugli animali della terra, sui volatili del cielo, sugli animali delle acque marine”.

Da allora, il dogma del dominio, frutto di una visione equilibratamente iper razionale e antropocentrica, ha alimentato la vocazione alla ricerca tecnico-scientifica, pensata addirittura come strumento di redenzione.

La visione orientale

Il concetto di separazione fra esseri umani e natura non esiste invece per molte altre culture, soprattutto quelle che hanno una visione, immaginale, spirituale, olistica, animista, sciamanica o “New Age” o per le tribù indigene.

Un esempio di politiche a sostegno della Natura, viene dal Buthan.

Questo regno buddista situato sull’Himalaya orientale, (influenzato dal buddismo mahayana), ha infatti sancito la resilienza ecologica nella sua costituzione. 

Unica nel suo genere, la costituzione del Buthan impone che almeno il 60% del Paese rimanga boscosa.

Inoltre, misura i progressi, non in base al PIL, ma rispetto a un Indice di felicità nazionale lorda, che dà la priorità al benessere umano ed ecologico rispetto alla crescita economica illimitata.

Occorre una rivoluzione delle coscienze

Per ribaltare questo problema e fare una vera ecologia ci vuole una mente poetica, creativa, divergente, che si esprime sulla base di scelte diverse: scegliere l’amore contro il potere, il rispetto contro ogni presunta superiorità, l’interazione contro ogni separazione.

Conclusioni

La natura non ha bisogno di noi, siamo noi che abbiamo bisogno di lei: salvarla equivale a salvare noi stessi.

È il primo compito cui dovremmo pensare, il compito più elevato. Invece pensiamo a produrre e consumare cose che non servono a nulla e creano stress e sofferenza.

Questo cambiamento va fatto a livello individuale, senza delegare agli altri ogni responsabilità.

“Sappiamo bene che ciò che facciamo non è che una goccia nell’oceano. Ma se questa goccia non ci fosse, all’oceano mancherebbe(Madre Teresa di Calcutta).

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