Chemioterapia per la cura dei tumori

La chemioterapia è lo standard di cura maggiormente utilizzato per la cura dei tumori, ovvero patologie particolarmente aggressive, caratterizzate dalla continua formazione di cellule maligne.

Il termine chemioterapia deriva dall’inglese chemo-, tratto da chemical, ovvero “chimico” e dal greco ϑεραπεία, therapèia, “terapia”. In particolare, con tale espressione ci si riferisce all’utilizzo di farmaci, di origine sintetica, in grado di combattere le cellule che si riproducono molto più rapidamente di quelle normali.

La scoperta della chemioterapia

La scoperta della chemioterapia è avvenuta quasi per caso. Il termine è stato introdotto per la prima volta dal chimico Paul Ehrlich, nei primi anni del ‘900. Il nuovo standard di cura è stato individuato in seguito ad un episodio del tutto curioso.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, una nave carica di bombe contenenti gas di mostarda è stata fatta brillare. Migliaia di donne e uomini a bordo nave sono morti a causa dell’esposizione a fumi e gas tossici liberati dall’esplosione.

Solo grazie a questo curioso avvenimento, si scoprì che i prodotti dell’esplosione avevano alterato i meccanismi di replicazione cellulare di alcune cellule. Infatti, l’inalazione di fumi e gas tossici aveva influito negativamente sulla crescita di alcune cellule, causando la morte di coloro che li avevano respirati.

Le diverse forme di chemioterapia

Lo stesso microbiologo tedesco Paul Ehrlich definì la chemioterapia come un trattamento per la cura di una qualsiasi patologia dovuta ad agenti infettivi. Infatti, questo standard di cura, nonostante sia attualmente utilizzata per la cura dei tumori, è stata utilizzata anche per la cura di malattie infettive.

Su questa base, si distinguono due differenti tipologie di chemioterapia.

  • La chemioterapia antibatterica, in cui il bersaglio è rappresentato da microorganismi patogeni. I farmaci utilizzati per questa cura sono farmaci di origine sintetica o farmaci di origine naturale, come ad esempio gli antibiotici.
  • La chemioterapia antineoplastica, in cui il bersaglio è rappresentato dalle cellule con elevato tasso di replicazione. Infatti, il termine “antineoplastico” vuol dire proprio “contro la nuova crescita”. In questo caso, i farmaci utilizzati sono di origine sintetica, chiamati chemioterapici, altrimenti conosciuti come farmaci antineoplastici.

La chemioterapia antineoplastica per la cura dei tumori

La chemioterapia antineoplastica è utilizzata per la cura di un gran numero di tumori. Lo scopo è quello di bloccare il più possibile la crescita e la divisione delle cellule del tumore.

La caratteristica comune di tutti i tumori è il comportamento delle cellule neoplastiche. Queste cellule, definite maligne, acquisiscono la capacità di replicarsi in maniera incontrollata e di invadere i tessuti circostanti per arrecare danni permanenti a tutti gli organi del corpo. Lo scopo dei farmaci chemioterapici è proprio quello di bloccare, o quantomeno rallentare il più possibile la crescita e la diffusione delle cellule maligne.

Chi sono i candidati alla chemioterapia?

La chemioterapia rappresenta la cura per i tumori che si trovano in uno stadio avanzato, cioè quando la massa raggiunge dimensioni tali da non poter essere asportata tramite la chirurgia. O ancora, quando le cellule trasformate formano numerose metastasi in organi del corpo diversi da quelli di origine, coinvolgendo un gran numero di linfonodi. Una situazione analoga si verifica nei pazienti affetti da mesotelioma, un tumore estremamente aggressivo dove l’unico agente eziologico è l’amianto.

Prima di iniziare il trattamento farmacologico, il medico oncologo deve accertarsi delle condizioni fisiche del paziente. Per valutare ciò, prescrive degli esami del sangue finalizzati alla conta del numero dei globuli bianchi e rossi, delle piastrine e altre componenti del sangue. Inoltre, si procede con una accurata valutazione dello stato fisico del malato per calcolare l’esatto dosaggio del farmaco.

Solo dopo aver eseguito tutti gli accertamenti sull’ammalato, il medico oncologo può prescrive il piano chemioterapico personalizzato.

Chemioterapia intrapleurica per la cura del mesotelioma

Grazie all’impegno del Prof. Marcello Migliore sono stati ottenuti significativi e positivi risultati. Infatti, l’indice di sopravvivenza è aumentato. Una delle tecniche maggiormente utilizzate è proprio quella della chemioterapia intrapleurica.

Con questa particolare tecnica, nel corso dell’operazione chirurgica, oltre all’asportazione del cancro, si utilizzano i chemioterapici. L’efficacia è dovuta al fatto che questi farmaci chemioterapici vengono utilizzati sulla parte trattata e a temperatura elevata.

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La somministrazione dei farmaci per la chemioterapia

A seconda delle caratteristiche del tumore, alla diffusione della massa e al tipo di terapia prescritta, i farmaci chemioterapici possono essere somministrati in diversi modi. Talvolta, l’oncologo può ritenere opportuno prescrivere due o più modalità di somministrazione.

Somministrazione sistemica e generalizzata dei farmaci chemioterapici

La somministrazione per via endovenosa permette ai farmaci di raggiungere il maggior numero di organi tramite il circolo sanguigno. Spesso, alla somministrazione per via endovenosa, è associata la terapia per via orale. In questo modo, l’assunzione di capsule o compresse permette di raggiungere risultati maggiori rispetto al singolo trattamento.

Altri due metodi di somministrazione sono quello per via intramuscolare e per via sottocutanea. La somministrazione per via intramuscolare è una terapia meno diffusa. L’iniezione avviene nella coscia o nei glutei e permette un rilascio graduale dei farmaci.

La somministrazione per via sottocutanea, invece, prevede la somministrazione dei farmaci a livello della coscia, dell’addome o del braccio. La diffusione del farmaco è lenta e graduata nel tempo.

Somministrazione localizzata dei farmaci chemioterapici

La somministrazione per via arteriosa permette ai farmaci di raggiungere direttamente l’organo di interesse. Infatti, i farmaci sono iniettati direttamente nell’arteria più vicina all’organo d’interesse. Questa tecnica è effettuata solamente in alcuni centri specializzati poiché richiede un livello di esperienza.

Un’altra modalità di somministrazione localizzata è rappresentata dalla somministrazione per via intracavitaria. Quest’ultima prevede che il farmaco venga iniettato direttamente tra le membrane degli organi interessati. In questo modo si evita che i chemioterapici possano raggiungere organi sani del corpo, limitando il più possibile gli effetti collaterali.

Somministrazione combinata dei farmaci chemioterapici

I farmaci chemioterapici possono essere somministrati in monoterapia che in terapia di combinazione. In particolare, la somministrazione combinata di farmaci permette di ottenere un effetto sinergico e benefici maggiori.

Tuttavia, non tutti i pazienti o tutti i tumori sono idonei alla terapia di combinazione. Infatti, a seconda dello stadio della malattia e alle caratteristiche del tumore, l’oncologo può prescrivere al paziente differenti piani terapeutici.

La chemioterapia come trattamento primario o secondario

Esistono diverse modalità di cura con la chemioterapia, che permettono ai pazienti di tenere sotto controllo la malattia e, in alcuni casi, di sconfiggerla completamente.

Si parla di trattamento primario o neoadiuvante quando l’oncologo prescrive cicli di chemioterapia prima di un intervento chirurgico o di una seduta di radioterapia. Questo trattamento mira a ridurre il volume della massa del tumore ed aumentare il successo del trattamento principale.

Quando l’oncologo prescrive dei cicli di chemioterapia dopo un intervento chirurgico, il trattamento è di tipo secondario o adiuvante, poiché si realizza solo in seguito al trattamento principale. In questo caso, la chemioterapia mira ad evitare possibili ricadute o la formazione di nuovi sedi tumorali.

Tuttavia, dato che la maggior parte dei tumori viene individuato in stadio avanzato, la chemioterapia rappresenta il trattamento principale.

Tempi di assunzione dei farmaci chemioterapici

La chemioterapia si realizza con un trattamento a cicli, che si alternano a periodi di pausa più o meno lunghi. La sospensione dei farmaci permette al paziente di smaltire gli effetti collaterali causati dai chemioterapici che, in situazioni più gravi, possono determinare anche la sospensione anticipata della terapia.

I farmaci sono somministrati con cicli settimanali, oppure ogni tre settimane. Le modalità di somministrazione e la durata del trattamento sono determinate da diversi fattori, come la malattia, lo stato di salute del paziente e la tollerabilità al farmaco. Generalmente, ogni ciclo di terapia dura minimo tre mesi e si completa intorno al sesto mese.

Controllo della terapia e dello stato di salute dei pazienti

La tossicità dei farmaci chemioterapici è ormai nota. Vi sono alcuni effetti collaterali più generali ed altri che si manifestano in maniera differente nei malati oncologici. Alcuni di questi effetti scompaiono non appena viene terminato il ciclo chemioterapico, altri invece perdurano per un lasso di tempo maggiore. Infatti, per prevenire o ridurre gli effetti collaterali il medico può diminuire la quantità di farmaco somministrato o prescrivere una terapia di supporto per il paziente.

Al termine di ogni ciclo chemioterapico i pazienti sono sottoposti ad esami clinici e diagnostici al fine di valutare l’efficacia della chemioterapia. Questo avviene perché tra gli effetti collaterali maggiormente riscontrati vi sono la diminuzione del numero dei globuli bianchi e rossi, la diminuzione del numero di piastrine nel sangue e la ridotta funzionalità di alcuni organi, come ad esempio il fegato ed il rene.

Esami diagnostici per i pazienti trattati con chemioterapia

Solitamente, i pazienti, dopo aver completato il ciclo di chemioterapia, vengono sottoposti a controllo con esami diagnostici.

Tra questi la PET, uno strumento in grado di verificare la presenza di metastasi o la variazione delle dimensioni della massa tumorale. Tuttavia, questo esame è fortemente sconsigliato a soggetti diabetici, in quanto prevede la somministrazione di una sostanza zuccherina marcata con una molecola radioattiva.

La TC, invece, è un esame radiologico in grado di ricostruire le immagini dei diversi tipi di tessuto.

Con questi due strumenti diagnostici, l’oncologo sarà in grado di valutare attentamente l’efficacia della cura e di modificare il piano terapeutico sulla base dello stato di salute del malato.

L’azione citotossica dei farmaci chemioterapici

I farmaci somministrati durante i cicli di chemioterapia esercitano un’azione tossica dei confronti di tutte le cellule ad elevato tasso di replicazione. Questi farmaci interferiscono con i meccanismi di replicazione delle cellule, con le molecole di DNA e RNA, e con le proteine indispensabili per la crescita delle cellule.

I farmaci chemioterapici per la cura del mesotelioma

Attualmente esistono moltissime sostanze in grado di combattere le diverse forme di tumore. Queste, sulla base dei meccanismi di azione, possono essere classificati in:

  • Farmaci Alchilanti: agiscono a livello del DNA e indirettamente con l’RNA. L’effetto della somministrazione provoca nelle cellule tumorali un meccanismo che prende il nome di “morte cellulare programmata”;
  • Farmaci antimetaboliti: diretti contro i prodotti sintetizzati dalle molecole fondamentali della vita, quali DNA e RNA. In questo modo le cellule non possiedono la capacità di dividersi e quindi di moltiplicarsi;
  • Farmaci antimitotici: agiscono nella fase di divisione delle cellule, impedendo alle nuove cellule di ricevere correttamente il materiale genetico;
  • Farmaci inibitori enzimatici: sono farmaci che inibiscono gli esimi fondamentali della replicazione cellulare;
  • Antibiotici citotossici: sono farmaci in grado di bloccare la trascrizione del DNA agendo a livello degli enzimi.

Inoltre, nel campo dell’oncologia ci sono ancora moltissime molecole in fase di sperimentazione nei laboratori di tutto il mondo che prevedono meccanismi di azione differenti.

Trattamento di prima e seconda linea con Alectinib

Il farmaco “Alectinib” è stato approvato dall’AIFA, Agenzia Italiana del Farmaco, il 31 luglio 2018.

La somministrazione di tale farmaco rappresenta una terapia target per il trattamento del carcinoma polmonare non a piccole cellule, positivi per la mutazione del gene ALK. Questo gene codifica per una proteina responsabile della proliferazione cellulare. Il farmaco è somministrato sia come trattamento di prima linea, che come terapia di mantenimento per i pazienti precedentemente trattati con crizotinib.

Diversi sono gli effetti indesiderati provocati da Alectinib. Tra i più comuni vi sono costipazione, dolore muscolare e nausea. Inoltre, possono verificarsi anche reazioni più gravi come anemia, valori alterati nel fegato e riduzione della funzione renale.

Trattamento di prima e seconda linea con Brigantinib

Brigantinib” è un farmaco chemioterapico approvato dall’AIFA il 26 Ottobre 2020.

Il farmaco è indicato per pazienti con cancro del polmone non a piccole cellule in stadio avanzato e positivi al riarrangiamento del gene ALK. Il trattamento è idoneo per i pazienti non trattai precedentemente con altri chemioterapici.

Bigantinib è indicato anche per tutti quei pazienti che sono stati trattati precedentemente con crizotinib. Una particolarità di questo farmaco è la sua capacità di ridurre notevolmente le metastasi cerebrali.

Gli effetti collaterali maggiormente registrati sono polmoniti o infezioni dell’albero respiratorio. Inoltre ci sono anche i dolori addominali, articolari e muscolari, la riduzione dei valori di emoglobina nel sangue, diarrea, nausea e vomito.

Terapia di prima linea con Carboplatino

Il “Carboplatino” è un farmaco introdotto a fine degli anni ’80 per la cura del tumore al polmone. In particolare, è indicato per la cura del tumore al polmone non a piccole cellule e per il microcitoma.

Non solo, il farmaco viene somministrato anche per curare numerosi tumori, oltre quello del polmone. Questo perchè gli effetti collaterali riferiti in seguito alla sua assunzione sono davvero contenuti. Tra questi vi sono: nausea, vomito, perdita dell’appetito, spossatezza e diminuzione del numero dei globuli bianchi e rossi nel sangue.

Il farmaco è somministrato in per via endovenosa, con cicli variabili che prevedono la combinazione con altri farmaci.

Trattamento di seconda linea con Ceritinib

Ceritinib” è un farmaco chemioterapico approvato dalla FDA nel 2014. La somministrazione di questo farmaco è particolarmente indicata per i pazienti con tumore in stadio avanzato e che sono positivi alla mutazione del gene ALK.

In particolare, la terapia con questo farmaco è raccomandata per tutti quei pazienti che non rispondono più alla chemioterapia con il farmaco “Crizotinib”.

Il farmaco è assunto per via orale ed il piano terapeutico prevede una assunzione ciclica quotidiana.

Ceritinib non provoca particolari effetti collaterali gravi. Infatti, di solito i pazienti riferiscono effetti come diarrea, nausea, vomito, bruciore allo stomaco e riduzione della funzionalità epatica.

Terapia di combinazione con il Cisplatino

Il “Cisplatino” è il farmaco maggiormente utilizzato per il trattamento del tumore al polmone non a piccole cellule e per il microcitoma. Questo farmaco interferisce con i normali meccanismi di replicazione delle cellule, impedendo loro di moltiplicarsi.

La somministrazione di cisplatino è prettamente endovenosa ed il piano terapeutico settimanale prevede la somministrazione a piccole dosi del farmaco. Gli effetti collaterali comuni riferiti dai pazienti sono nausea, vomito e diminuzione dell’appetito.

La somministrazione combinata del farmaco con altri chemioterapici, aumenta la sensibilità al farmaco. Infatti, gli effetti collaterali gravi riferiti dai pazienti sono: anemia, riduzione delle funzioni epatiche e renali e formicolio di braccia e gambe.

Terapia di combinazione con Etoposide

La somministrazione di “Etoposide” è indicata per la cura del tumore al polmone a piccole cellule e per un gran numero di neoplasie, come il tumore al testicolo refrattario ed i tumori all’ovaio.

Il farmaco ha un’azione citotossica. In particolare, è in grado di interferire con i meccanismi di riparazione del DNA delle cellule danneggiate del tumore.

Il farmaco è assunto per via orale, in combinazione con il “Cisplatino” o “Carbonplatino”. Le terapie di combinazione di Etoposide con altri farmaci, rappresentano lo standard di cura per il tumore del polmone non a piccole cellule e per il microcitoma.

Il farmaco non mostra particolari effetti collaterali. Quelli più comuni sono anemia, formazione di lividi, emorragie, infezioni, inappetenza, nausea, vomito e perdita di capelli.

Monoterapia e terapia di combinazione con Gemcitabina

La “Gemcitabina” è un farmaco chemioterapico somministrato per la cura di diverse neoplasie. La somministrazione del farmaco è indicata per la cura del carcinoma alla vescica, al polmone, alla mammella, all’ovaio e al pancreas.

Il medicinale ha un’azione citotossica. In particolare, interagisce con i meccanismi di replicazione del DNA delle cellule trasformate, impedendone la proliferazione.

La sua somministrato avviene per via endovenosa e può prevedere la somministrazione combinata con altri farmaci. La scheda di somministrazione, in genere, sia in combinazione che in monoterapia, prevede la somministrazione del farmaco a distanza di sette giorni dalla prima, e a distanza di 14 giorni dalla seconda dose.

Come il resto dei farmaci, anche questo farmaco causa effetti collaterali più o meno gravi, a seconda dello stato di salute del paziente. Gli effetti collaterali maggiorente riscontrati sono: diarrea, nausea, vomito, sonnolenza, debolezza, perdita di capelli, aumento dei valori molecolari del fegato, anemia e abbassamento del numero dei globuli bianchi.

Cicli di monoterapia con il farmaco Osimertinib

Il farmaco “Osimertinib” è un chemioterapico inibitore della mutazione del recettore EGFR, responsabile della crescita incontrollata delle cellule tumorali. Questa mutazione è frequente nei pazienti con tumore al polmone non a piccole cellule e la sua somministrazione avviene esclusivamente in monoterapia.

Osimeritinib viene assunto in compresse per via orale, con cicli di somministrazione giornaliere per la durata di tre mesi o meno, in base alla tollerabilità al farmaco mostrato dal paziente.

Tra gli effetti collaterali più comuni vi sono: diarrea, nausea, vomito, debolezza, tossicità epatica, riduzione della frequenza cardiaca, infezioni e alterazioni del letto ungueale.

Monoterapia e terapia di combinazione con Nintedanib

Il farmaco “Nintedanib” è stato approvato dall’Agenzia Italiana del Farmaco il 7 Aprile 2016 per la cura della fibrosi polmonare idiopatica e per l’adenocarcinoma del polmone.

Il chemioterapico blocca i recettori che regolano la crescita cellulare e l’angiogenesi tumorale, in modo da interferire negativamente con la crescita della massa tumorale.

La sua somministrazione avviene per via orale e le modalità di somministrazione sono con monoterapia o in terapia di combinazione con i farmaci taxotere/docetaxel per i pazienti con adenocarcinoma polmonare. I cicli di chemioterapia sono personalizzati e si basano sulla tollerabilità del farmaco per i singoli pazienti.

Gli effetti collaterali maggiormente riscontrati sono diarrea, vomito, inappetenza, stanchezza, aumento degli enzimi epatici, aumento della bilirubina e diminuzione del numero delle cellule nel sangue.

Monoterapia e terapia di combinazione con Pemetrexed

Il chemioterapico “Pemetrexed” è stato approvato dall’Agenzia Italiana del Farmaco nel settembre 2016 per la cura del tumore al polmone non a piccole cellule, di tipo non squamoso. Il farmaco blocca la crescita e la proliferazione delle cellule tumorali inibendo gli enzimi responsabili della produzione di molecole di DNA e RNA.

La somministrazione del farmaco può avvenire sia in monoterapia che in terapia di combinazione con altri farmaci, quali cisplatino e carbonplatino. I cicli chemioterapici sono trattamenti influenzati dal tipo di terapia e dagli effetti collaterali riscontrati nei pazienti affetti dalla neoplasia.

Per quanto riguarda gli effetti collaterali, questi sono differenti nei vari pazienti. Infatti, non necessariamente si verificano effetti collaterali gravi negli individui. Ma comunque, il farmaco causa: nausea, diarrea, vomito, inappetenza, riduzione del numero delle cellule del sangue (globuli rossi e bianchi), anemia, alterazioni delle funzioni epatiche e renali, perdita di capelli e formicolio di mani e piedi.

Monoterapia e terapia di combinazione con Taxolo

Il farmaco “Taxolo” è stato approvato per la cura del mesotelioma pleurico maligno. Il chemioterapico inibisce la proliferazione cellulare poichè interferisce a livello di alcune strutture cellulari. In questo modo, si influenza negativamente la crescita cellulare.

La terapia è di tipo monoterapica e talvolta prevede la somministrazione combinata del farmaco con il carbonplatino. Oltre al mesotelioma pleurico maligno, il Taxolo è indicato anche per la cura del cancro al seno e dell’ovaio. É somministrato per via endovenosa, con cicli di tre settimane e durata suggerita dalla tollerabilità al farmaco del paziente.

Gli effetti collaterali sono diversi e modulabili con la sospensione della terapia. Quelli maggiormente diffusi sono: nausea, vomito, inappetenza, riduzione delle cellule del sangue, perdita dei capelli, cefalea, eruzione cutanea e formicolio a mani e piedi.

Monoterapia e terapia di combinazione con Trametinib

Il farmaco “Trametinib” è stato approvato dall’Agenzia Italiana del Farmaco nel 2014 per il trattamento di alcune neoplasie. In particolare, Tremetinib agisce a livello di alcuni enzimi responsabili della divisione cellulare, alterando il meccanismo sfruttato dalle cellule tumorali.

Il chemioterapico è indicato per la cura di pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule in stadio avanzato e positivo alla mutazione BRAF. Inoltre, viene prescritto anche per la cura del melanoma inoperabile e metastatico.

Il farmaco è somministrato per via orale, sia in monoterapia che con terapia di combinazione insieme a “Dabrafenib”. La durata del trattamento è influenzata dagli effetti collaterali riscontrati nei pazienti. Infatti, si raccomanda di proseguire con il trattamento fino a quanto i pazienti non ne traggono beneficio, o fino a quando non sviluppano una tossicità inaccettabile.

Tra i possibili effetti collaterali vi sono: diarrea, vomito, nausea, inappetenza, perdita di capelli, dolori muscolari e articolari, stanchezza, eruzioni cutanea, crampi e dolori muscolari.

Terapia di seconda linea con Vinorelbina

Il chemioterapico “Vinorelbina” è stato approvato dall’Agenzia Italiana del Farmaco in data 8 Giugno 2017.

Come il Taxolo, questo chemioterapico agisce a livello delle strutture cellulari compromettendo la corretta divisione e proliferazione delle cellule neoplastiche.

In particolare, il farmaco è indicato per la cura del tumore al polmone non a piccole cellule in fase metastatica, per il tumore al seno e per alcune forme di sarcoma.

Il trattamento con il farmaco è di tipo adiuvante per coloro che si sono precedentemente sottoposti ad intervento chirurgico. In questo modo, nei pazienti si abbassa il rischio di possibili recidive.

Il farmaco viene assunto per via endovenosa e per via orale. Inoltre, può essere somministrato sia in monoterapia che in terapia di combinazione con i farmaci “Cisplatino” e “Carbonplatino”.

La durata della terapia è fortemente influenzata dalle reazioni avverse al farmaco e, generalmente, il trattamento prevede la somministrazione del farmaco una volta alla settimana. Tra gli effetti collaterali vi sono: anemia, riduzione del numero delle cellule nel sangue, debolezza, formicolio a mani e piedi ed eventuali reazioni allergiche al farmaco.

La chemioterapia: limiti e prospettive future

La chemioterapia, nonostante rappresenti lo standard di cura maggiormente somministrato nei pazienti oncologici, rappresenta dei limiti.

Tra i limiti maggiormente riscontrati vi è la non selettività delle cellule. Infatti, i farmaci chemioterapici non sono in grado di discriminare le cellule tumorali dalle normali cellule del sistema immunitario, del sangue o del cuoio capelluto. Questo problema, generalmente, causa la sospensione della terapia per aggravamento delle condizioni del paziente.

Un altro limite è rappresentato dalla velocità con cui le cellule tumorali si moltiplicano. In questo caso, ogni qual volta una cellula maligna si moltiplica, accumula mutazioni nel proprio DNA. Queste mutazioni causano differenze nelle cellule, che nel peggiore delle ipotesi, possono divenire resistenti si farmaci.

Attualmente, il farmaco chemioterapico ideale non esiste, ma con l’avvento della medicina di precisione, avvenuta nell’ultimo secolo, fa ben sperare per tutti i malati oncologici.

Grazie alla medicina di precisione, i farmaci citotossici o antineoplastici diventano “tessuto specifici” e “cellula-specifici“. In questo modo, le nuove cure saranno in grado di agire selettivamente sui tessuti affetti dalla patologia e sulle sole cellule tumorali.

Tutela legale per le vittime di mesotelioma

L’Osservatorio Nazionale Amianto, insieme al Presidente e Avv. Ezio Bonanni, sono impegnati nella tutela delle vittime dell’amianto e di altri cancerogeni. Infatti, tra le priorità dell’associazione vi sono la bonifica dei siti ancora contaminati e le attività di prevenzione primaria, secondaria e terziaria.

Grazie all’APP AMIANTO, l’applicazione ufficiale dell’ONA, cittadini e istituzioni possono segnalare la presenza di luoghi contaminati dall’amianto, ancora in attesa di bonifica. Inoltre, possono partecipare o seguire attivamente tutte le iniziative portate avanti dall’associazione.