giovedì, Febbraio 22, 2024

Carne coltivata: colpo di scena sul DDL Lollobrigida

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NEL FITTO SCENARIO DELLA POLITICA EUROPEA, IL “DDL LOLLOBRIGIDA” – CHE VIETA LA PRODUZIONE E LA VENDITA DI CARNE COLTIVATA IN LABORATORIO – VARATO LO SCORSO 1° DICEMBRE,  È AL CENTRO DI UN INATTESO COLPO DI SCENA. LA COMMISSIONE EUROPEA HA BOLLATO IL PROVVEDIMENTO COME VIOLAZIONE DEI DIRITTI DELL’UNIONE EUROPEA E L’HA RISPEDITO AL MITTENTE. L’ORGANIZZAZIONE INTERNAZIONALE PROTEZIONE ANIMALI (OIPA), SI SCAGLIA CONTRO IL DDL, DEFINENDOLO “IDEOLOGICO E FUORI DAL TEMPO”

Carne coltivata: bocciato il “ddl Lollobrigida”

Il disegno di legge Lollobrigida, che mira a vietare la produzione e la vendita di carne coltivata in laboratorio, si è scontrato con un muro invalicabile.

La Commissione Europea ha respinto il provvedimento, giudicandolo non conforme alle normative europee e inadatto per un’approvazione a livello continentale. La violazione del diritto europeo e la richiesta di una rendicontazione degli sviluppi dati al disegno di legge sono al centro della motivazione della nota n .2023/675/IT.

La norma violata – si legge in una nota dell’Oipa – è l’articolo 6 della direttiva Ue 2015/1535, che impone agli Stati membri di sottoporre alla Commissione qualsiasi disegno di legge ritenuto in contrasto con il mercato unico europeo attraverso la procedura Tris, prima della sua approvazione.

La procedura Tris, che serve agli Stati membri e alla Commissione per analizzare i disegni di legge che riguardano il mercato unico, deve essere infatti attivata prima dell’approvazione parlamentare, garantendo un controllo preventivo su norme che potrebbero influenzare la coesione del mercato europeo.

Scontro normativo: la Commissione Europea boccia il ddl Lollobrigida sulla carne coltivata

Il testo, portato avanti dal ministro dell’Agricoltura, oltre a vietare la produzione di carne coltivata, introduceva una disposizione controversa che proibiva l’utilizzo di denominazioni riferite alla carne o ai prodotti a base di carne per alimenti a base vegetale, comunemente noto come “meat sounding”. Il divieto, oltre a confrontarsi con le problematiche procedurali legate alla violazione della procedura Tris, potrebbe diventare oggetto di una decisione della Corte di giustizia dell’Unione Europea, aprendo un nuovo capitolo nelle complesse dinamiche legislative sulla carne coltivata.

Ma cosa è successo nel dettaglio?

Il disegno di legge aveva fatto il suo ingresso nelle Camere a metà dicembre e successivamente era stato approvato e firmato dal Presidente Sergio Mattarella. Tuttavia, prima di entrare in vigore, era stato sottoposto a un esame approfondito da parte dell’Unione Europea per una valutazione in merito alla sua compatibilità con le leggi continentali. Nonostante la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, il ddl Lollobrigida non ha mai potuto vedere la luce a causa del vincolo imposto dal consenso europeo.

In una nota datata 29 gennaio scorso, la Commissione Europea ha infatti comunicato al governo italiano la chiusura anticipata della procedura Tris relativa alla legge sulla carne coltivata. Come accennato, la ragione di questo colpo di scena risiede nel fatto che il testo è stato adottato dallo Stato membro prima della conclusione del periodo di sospensione, come richiesto dalle direttive europee. La Commissione ha, quindi, richiesto al governo italiano di fornire informazioni dettagliate sull’evolversi della situazione.

L’archiviazione della notifica è stata giustificata facendo riferimento alla giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Una sentenza del 30 aprile 1996, nota come “CIA-Security”, ha stabilito che una disposizione nazionale non notificata nel contesto della procedura 98/34 può essere dichiarata inapplicabile dai tribunali nazionali. Questo pone le basi per uno scontro legale tra la legislazione italiana e i dettami europei, concentrandosi su aspetti procedurali e giuridici.

Oipa in azione

«Il ddl Lollobrigida è ideologico e fuori dal tempo. La carne coltivata derivante da cellule offrirebbe una soluzione a diversi problemi correlati alla produzione della carne. Sarebbe un prodotto che non lede il benessere animale, la sostenibilità ambientale, tanto più in un contesto di crisi climatica, e la sicurezza alimentare».

Questo il commento dell’Organizzazione internazionale per la protezione degli animali, Oipa, che sposa la causa della carne coltivata.

«Ora il Governo dovrà conformarsi alle osservazioni giunte dalla Commissione e auspichiamo una maggiore riflessione sul tema», si legge in una nota dell’associazione.

Ma che cos’è la carne coltivata?

Una rivoluzione nel settore alimentare

La carne coltivata, conosciuta anche come “carne prodotta”, rappresenta una svolta rivoluzionaria nel settore alimentare. Si tratta di autentica carne animale, ottenuta attraverso la coltivazione diretta di cellule staminali, che replica i profili sensoriali e nutrizionali della carne tradizionale.

Questo metodo di produzione elimina la necessità di allevare e macellare animali per il consumo alimentare.

L’esordio della carne coltivata risale al 2013, quando lo scienziato olandese Mark Post presentò il primo hamburger di carne coltivata in diretta televisiva. Negli anni successivi, sono state fondate le prime quattro aziende produttrici di carne coltivata.

Attualmente, oltre centocinquanta aziende distribuite su sei continenti operano nel campo, sostenute da un totale di 2,6 miliardi di dollari di investimenti.

Si stanno inoltre conducendo ricerche avanzate per stabilire un nuovo paradigma nella produzione su scala industriale di prodotti a base di carne.

Tutte iniziative volte a promuovere al contempo una sostenibilità ambientale e una riduzione della dipendenza dagli allevamenti tradizionali.

Produzione della carne coltivata

Il processo di produzione della carne coltivata inizia con l’acquisizione e la conservazione delle cellule staminali di un animale. Le cellule vengono successivamente coltivate in bioreattori, noti anche come coltivatori, con densità e volumi elevati. All’interno di questi bioreattori, le cellule vengono alimentate con un ricco mezzo di coltura cellulare contenente aminoacidi, glucosio, vitamine e sali inorganici, integrati con fattori di crescita e altre proteine. Questo ambiente stimola la differenziazione delle cellule in muscolo scheletrico, grasso e tessuti connettivi che compongono la carne, replicando il processo fisiologico all’interno del corpo animale.

Il periodo di produzione della carne coltivata, stimato tra due e otto settimane a seconda del tipo di carne, culmina con la raccolta, la preparazione e la confezione dei prodotti finali.

Ma quali sono i vantaggi?

La carne coltivata promette di rivoluzionare il settore alimentare grazie a diversi benefici. In primo luogo, il suo processo di produzione più efficiente riduce significativamente l’uso di risorse, mitiga infatti il problema dell’inquinamento e dell’eutrofizzazione associati all’agricoltura convenzionale.

Per chi non lo sapesse, l’eutrofizzazione è processo degenerativo delle acque indotto da eccessivi apporti di sostanze ad effetto fertilizzante.

Uno studio indica che la carne coltivata, se prodotta con energia rinnovabile, potrebbe ridurre le emissioni di gas serra fino al 92% e l’uso del suolo fino al 90% rispetto alla carne bovina tradizionale.

Inoltre, è progettata per essere esente dall’uso di antibiotici.

Cosa che riduce il rischio di malattie alimentari legate all’esposizione a patogeni enterici. Questo cambiamento nella produzione alimentare è fondamentale per mitigare la deforestazione, la perdita di biodiversità, la resistenza agli antibiotici e le epidemie di malattie zoonotiche.

Al contempo, offre un’alternativa etica alla macellazione industriale degli animali. Che fine faranno i magnati dell’allevamento tradizionale, quelli che avrebbero beneficiato del divieto sulla carne sintetica?

Qui arriva il piano B.

Il business della carne: ricchi e poveri

Mark Zuckerberg ha recentemente annunciato il suo nuovo investimento nel settore dell’allevamento presso il Ko’olau Ranch a Kauai, l’isola più antica delle Hawaii. L’obiettivo del fondatore di Facebook è produrre carne di alta qualità, allevando bovini Wagyu e Angus che si nutriranno di farina di noci di macadamia (costosissima) e berranno una birra prodotta direttamente nel ranch. Come mai questa bevanda? Pare che il mix birra e farina sia estremamente nutriente.

Chi potrà mangiare la carne del magnate è presto detto: i ricchi, ovviamente. Però, a pensarci bene, anche la carne sintetica potrebbe rivelarsi un affare.

Chissà se è stata questa intuizione a spingere Bill Gates, fondatore di Microsoft, a comprare un gigantesco terreno agricolo negli Stati Uniti, destinato appunto alla coltivazione e all’allevamento. «Sono convinto che una dieta plant-based  sia il futuro voglio essere io quello che pianta i primi semi», aveva detto. Utile precisare che fra i partner di Gates c’è anche il fratello di Elon Musk, Kimbal.

Filantropia allo stato puro?

Mettiamola come ci pare: carne coltivata e carne sintetica sembrerebbero solo una questione di business.

Fonti

The Good Food Institute

Numero verde ONA

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