Cani domestici consegnati ai ristoranti della Corea del Nord

L’ordine di Kim Jong-un, che aveva definito i cani domestici «una contaminata moda dell’ideologia borghese»

 

Le autorità – secondo il quotidiano sudcoreano Chosun Ilbo – hanno identificato le famiglie con cani da compagnia e le stanno costringendo a rinunciarvi. Devono abbatterli oppure li confiscano con la forza per farne carne per i ristoranti”.

Lo sdegno e l’umiliazione colpiscono ancora i cittadini nordcoreani, costretti, questa volta a consegnare i propri cani domestici. I proprietari temono che i propri cuccioloni possano finire sulle tavole dei ristoranti.
Una notizia sconcertante che non tocca solo i diritti degli animali (inesistenti in Corea del Nord).  Anche i diritti umani, infatti, sono pesantemente calpestati in Paesi come questo in cui vige un sistema totalitario.

Il dittatore norcoreano Kim Jong-un Presidente della Commissione per gli Affari di Stato dal 2016

Libertà violate sotto una dittatura che vede gli animali domestici «una tendenza “contaminata” dall’ideologia borghese», come affermato a luglio dal dittatore nordcoreano.
Già il mese scorso, con queste parole, Kim ha emesso la direttiva per sottrarre ai “sudditi”, gli animali domestici, secondo la fonte dell’edizione inglese del quotidiano sudcoreano Chosun Ilbo.

La fonte avrebbe rivelato allo stesso portale di informazione che secondo Kim «i cittadini comuni possono allevare solo maiali e polli. Mentre solo agli alti ufficiali e alle persone più ricche è consentito possedere cani come animali domestici». L’atteggiamento di Kim Jong-un «ha alimentato un certo risentimento tra le classi inferiori», ha rivelato la fonte al giornale.

Ma, sotto il fantasma del malcontento popolare vige l’affermazione della supremazia. Infatti, secondo quanto rivelato da Chosun Ilbo, la decisione del tiranno sarebbe stata volta a colmare la crisi economica e alimentare che ha colpito il Paese in seguito al coronavirus.
Il regime nordcoreano afferma che il provvedimento mira a «reprimere la stravaganza capitalista».
Invece, i proprietari di cani temono che, data la carenza di cibo della Corea del Nord, la decisione di Kim Jong-un serva a sfamare le masse.

I diritti violati

Purtroppo, il consumo di carne di cane nella penisola coreana non è una novità.
Diritti degli animali inesistenti e umani trattati come animali senza alcun diritto. Nessuno dovrebbe costringere un uomo e nessun essere umano dovrebbe violare le libertà e abusare del proprio potere politico.
Ma, in Paesi come questo, la stampa è fortemente controllata e i diritti praticamente “inesistenti”.

Ricordiamo larticolo 339 del nostro Codice penale: 1. Chiunque, con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa è punito con la reclusione fino a quattro anni. 2. La pena è aumentata se concorrono le condizioni prevedute dall’articolo 339.

Anche se, spesso la legge non è uguale per tutti, come invece dovrebbe essere, finché ci sarà qualcuno che lotta perché venga rispettata e ci saranno quelli che avanzeranno i loro diritti ci sarà speranza di un futuro migliore e giustizia in ogni ambito. Questo, per non dimenticare chi, purtroppo, non ha la possibilità di far valere i propri diritti come in Corea del nord.

La terribile morte dei cani in Corea

Il comportamento del dittatore Kim Jong-un, vero padrone della Corea del Nord, è inqualificabile – afferma l’avvocato Ezio Bonanni presidente dell’ONA si traduce, per la sua crudeltà, nella violazione del principio stesso di umanità, lealtà e correttezza, ed è per questi motivi che l’ONA si batte in modo forte contro queste misure barbariche che offendono la dignità dell’essere umano, che non può negare la vita in qualsiasi sua forma”.

Necessario l’intervento delle autorità nazionali

L’ONA ha chiesto e chiede l’intervento delle autorità internazionali, contro questa forma barbarica.
Tra l’altro, alla base della necessità di questo intervento, vi è anche la necessità di evitare problemi sanitari causati dalla ingestione di questi animali- aggiunge BonanniInfatti, non pare conforme all’igiene sanitaria, oltre che inaccettabile sul piano etico e morale che si dia corso a queste pratiche veramente barbariche, e che hanno ricadute anche sul piano psicologico e sociale”.

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