venerdì, Maggio 27, 2022

Alternanza delle stagioni e depressione: c’è una correlazione?

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Tutti i chiarimenti e i falsi miti riguardanti la depressione e il cambio di stagione

Intervista al Prof. Andrea De Bartolomeis, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Psichiatria e Psicologia dell’AOU Federico II e responsabile del Laboratorio di Psichiatria Molecolare e Traslazionale della medesima Università

Si parla spesso di alternanza delle stagioni e depressione ma a volte si corre il rischio di confondere una vera e propria patologia psichiatrica con sbalzi di umore, stanchezza e malessere dovuti ad altri fattori. Il Prof. Andrea De Bartolomeis, durante la sua intervista, ci racconta cos’è il Disturbo Depressivo stagionale, quali sono i sintomi e da cosa dipende questa malattia.
Il professore, al tempo della sua tesi di laurea, si dedicò ad approfondire l’importanza dei ritmi circadiani a livello molecolare. Successivamente, ha lavorato negli Stati Uniti per molti anni , occupandosi di fisiopatologia delle psicosi, presso il National Instituite of Mental Health di Bethesda Maryland,  uno dei più prestigiosi istituti di ricerca medica al mondo in cui, tra le varie sezioni, una specifica è destinata ai disturbi dell’umore. “Quando mi sono laureato, anni fa, ho lavorato per diversi anni nell’istituto americano in cui è stata coniata la dizione di “Disturbo Depressivo stagionale”. Norman Rosenthal, autore del libro Le stagioni della nostra mente nel 1984, ha utilizzato fra i primi il temine disturbo affettivo stagionale. SADSeasonal Affective Disorder.

Nel DSM IV (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) si parla di questa patologia. È vero che il cambio di stagione può influenzare alcuni disturbi psichiatrici?

“Il succedersi delle stagioni può determinare delle influenze sul comportamento umano che, in realtà, non sono legate tanto al cambio della temperatura o della stagionalità ma, soprattutto, a un fenomeno che va sotto il nome di fotoperiodo”.

Che cos’è il fotoperiodo?

“La variazione dell’esposizione alla luce dell’individuo. Cioè, la possibilità che alcuni parametri fisiologici e alcune manifestazioni del comportamento, incluso l’umore, possano subire variazioni correlate, in parte, alla stagione dell’anno. Non solo, possono essere influenzate anche dalla latitudine in cui si vive, dall’esposizione dell’individuo alla luce solare e a quella artificiale. Ovviamente, quando si parla di fotoperiodo si fa anche riferimento al suo opposto, cioè il periodo che l’individuo trascorre al buio. Va detto però, che a fianco a questo fenomeno ne esiste un altro che è comune a molti esseri viventi, addirittura si può osservare nei protozoi, quindi animali molto semplici, che è rappresentato dai ritmi circadiani”.

Che cosa sono i ritmi circadiani?

“Sono dei fenomeni di carattere fisiologico che possono interessare comportamenti, modalità di espressione di molecole del sistema nervoso centrale e altre componenti della fisiologia dell’uomo che si manifestano con una periodicità specifica nell’arco, approssimativamente, di  24 ore. Esiste nel sistema nervoso centrale dei mammiferi una struttura che in qualche modo rappresenta il generatore di questi ritmi circadiani ed è localizzata nella regione del cervello che conosciamo come ipotalamo. In particolare, questa struttura si chiama nucleo soprachiasmatico ed è costituito da diversi neuroni che, guarda caso, sono anche in iterazione fisica diretta, attraverso fibre nervose, con la retina. Questo, in qualche modo, spiega perché esiste una sensibilità alla luce esterna che correla con il fotoperiodo. La cosa interessante è che se da un lato i fenomeni legati alla luce esterna, e quindi le variazioni stagionali della stessa, possono influenzare i ritmi circadiani questi, in qualche modo, vengono conservati dall’uomo e dall’animale come se fossero autogenerati anche se manifestano delle variazioni di durata. Ad esempio, il ciclo sonno veglia, in condizioni di perdita di una regolare esposizione alla luce, può trasformarsi e durare molto di più rispetto al ciclo normale delle 24 ore (ad esempio può durare 36 ore).
Altri fenomeni invece sono correlati a modificazioni della temperatura nell’ambiente”.

Ci sono disturbi psichiatrici che peggiorano in determinate stagioni?

“Di tutte le patologie del comportamento umano, i disturbi dell’umore, come la depressione, sono quelli che possono essere maggiormente influenzati da questo tipo di variazioni del fotoperiodo e dei ritmi circadiani”.

I greci ritenevano che la luce del sole potesse curare la depressione e l’ansia

“Le motivazioni specifiche ci sfuggono, tuttavia alcune indicazioni suggeriscono che, per esempio, durante un fotoperiodo specifico, ci può essere la sintesi di alcune sostanze del sistema nervoso centrale. Sintesi che invece non c’è o è ridotta in altri momenti della giornata. Infatti, è ben noto che al buio cui siamo esposti durante il sonno c’è la sintesi della melatonina. Questa, può avere influenze sia sulla regolazione del ritmo sonno veglia sia sul tono dell’umore e quindi può entrare nei meccanismi fisiopatologici alla base della depressione.

La regolazione del sonno, infatti, collegata alle variazioni dei ritmi circadiani di fotoperiodo, può influenzare i comportamenti di tipo affettivo come la depressione. È altrettanto vero però che, al contrario, in molte patologie psichiatriche i ritmi circadiani sono altrettanto alterati quindi, si tratta di una relazione bidirezionale. La massima espressione è rappresentata dalla possibilità che ci siano delle forme di depressione che una volta si chiamavano appunto depressioni stagionali.

Oggi non si utilizza più il termine “Disturbo depressivo stagionale”. Con le nuove classificazioni secondo il manuale diagnostico statistico dei disturbi mentali si preferisce parlare di depressione maggiore o con caratteristiche pattern stagionale. La si considera una variante della depressione maggiore.

Questo ha fatto sì che venissero rivisti alcuni criteri e anche interventi terapeutici, perché esiste la possibilità che queste alterazioni del tono dell’umore legate alle variazioni di esposizioni del fotoperiodo ecc., possano essere modulate dall’esposizione a una luce artificiale molto particolare la cui efficacia non è ritenuta da tutti altamente provata”.

Quali sono le stagioni più “a rischio”?

“Alcune caratteristiche della depressione con pattern stagionale possono essere identificate con maggiore relativa frequenza nella forma che può manifestarsi nei periodi invernali, quando l’esposizione alla luce soprattutto a certe latitudini è molto ridotta. Ad esempio, in Paesi come la Norvegia o la Finlandia durante i mesi invernali. E più si va al nord e più il fotoperiodo si prolunga fino a durare tantissimo al Polo Nord”.

Quali sono le caratteristiche che permettono di distinguere la “Depressione stagionale” dalla Depressione maggiore”?

“Ci sono delle caratteristiche della depressione stagionale che si manifestano durante l’inverno come la riduzione del tono dell’umore. Come persone che hanno, anziché insonnia, che è una caratteristica del disturbo del sonno tipica della depressione, ipersonnia cioè dormono troppo.
A differenza delle forme più frequenti di depressione, in cui ci può essere una progressiva riduzione dell’appetito, queste persone presentano un inusuale aumento dell’appetito, soprattutto per alcune sostanze come i carboidrati. Spesso si tratta di depressioni caratterizzate da fasi significative di rallentamento psicomotorio. Quindi ci sono dei tratti che rendono queste forme di depressione, caratterizzate da delle peculiarità che in qualche modo le separano dalla depressione maggiore canonica”.

Prof. Andrea De Bartolomeis, direttore dell’Unità Operativa Complessa  di Psichiatria e Psicologia dell’AOU Federico II e responsabile del Laboratorio di Psichiatria Molecolare e Traslazionale della medesima Università

Possiamo, quindi, affermare che questi soggetti sono affetti comunque da depressione?

“Assolutamente sì”.

Si parla spesso di depressione primaverile

“Ci possono essere delle variazioni del tono dell’umore, della capacità dell’individuo di esperire emozioni o sentimenti piacevoli o sgradevoli e forse possono essere estremamente legati al contesto ma starei attento a non banalizzare perché la depressione maggiore è una malattia psichiatrica da non confondere con quello che, per molti versi possono essere oscillazioni fisiologiche del tono dell’umore anche forse in relazioni dell’ambiente

Ad esempio, se la temperatura e il luogo in cui si dorme non è gradevole, questo finisce per determinare alterazioni del sonno ma certamente queste non sono e non hanno le caratteristiche delle alterazioni del sonno della depressione maggiore, vera e propria patologia psichiatrica. Queste oscillazioni non vanno confuse con una vera e propria patologia psichiatrica come la depressione. Non bisogna psichiatrizzare comportamenti che sono fisiologici e rientrano nell’ambito delle normali oscillazioni dell’umore di ciascuno di noi”.

Esistono anche forme opposte di depressione con pattern stagionale?

“Quella più frequente si verifica in inverno ma in alcune persone la manifestazione depressiva viene innescata anche, per esempio, nel periodo estivo quando sono molto esposte alla luce solare. Una volta questa forma si chiamava depressione stagionale estiva oggi si preferisce[IC1]  usare il termine depressione con pattern di tipo summer depression, anche in questo caso con caratteristiche, stagionali”.

“Ci sono alterazioni molto significative anche in altre patologie che possono essere ricondotte ad alterazione del fotoperiodo come il disturbo bipolare che è la patologia in cui c’è l’alternanza di periodi caratterizzati da elevazione del tono dell’umore e di periodi, questi ultimi in genere più numerosi, caratterizzati dalla riduzione del tono dell’umore. Tecnicamente si passa da stati maniacali a quelli depressivi. Ci sono evidenze che anche questo tipo di disturbo è influenzato da alterazioni dei ritmi circadiani. Per esempio, in alcuni casi, fenomeni di elevazione del tono dell’umore possono insorgere dopo un periodo prolungato di lavoro notturno.

Ci sono anche patologie in cui il fenomeno di alterazione del ritmo circadiano è molto meno noto nelle sue caratteristiche cliniche e che si incentra quasi esclusivamente sulle alterazioni del sonno. Condizione di quest’ultima è rappresentata ad esempio, i pazienti affetti da schizofrenia, che è una psicosi severa caratterizzata dalla presenza di deliri, false convinzioni, allucinazioni, percezioni in assenza di uno stimolo reale, avolizion, scarsa capacità di interazione sociale e deficit cognitivi.  Nei pazienti affetti da schizofrenia  la disregolazione del ritmo sonno veglia e l’insonnia sono fenomeni relativamente frequenti.

Infine, possiamo ricordare che spesso queste alterazioni possono essere anche indotte dall’abuso di sostanze, sia di carattere stimolante, tipo anfetamina e cocaina sia di sostanze che hanno una componente di tipo sedativo come gli oppioidi, eroina o oppiacei usati per il dolore”.

C’è una correlazione tra malattie mentali e ambiente inteso come il posto in cui si vive?

“Non si può attribuire all’ambiente in cui si vive una determinante di causa se non in casi[IC1]  specifici e particolarissimi. Certamente, però, l’ambiente, con le sue caratteristiche anche fisiche, può influire sulla modalità con la quale ci poniamo rispetto agli eventi di vita e tale influenza può essere determinante”.

Possiamo dire che, purtroppo, questo periodo storico, con l’insorgenza del Covid, ha portato tante persone come i ristoratori, i camerieri e tutti quelli che hanno dovuto interrompere la propria attività lavorativa, ad uno stato di depressione

“Uno degli aspetti che mi sentii di prefigurare già nel marzo dello scorso anno, fu proprio la possibilità che uno degli impatti più violenti sulla popolazione sarebbe stato derivante dalla perdita delle occupazioni e di lavoro. Una persona che non svolge più il ruolo che ha svolto per anni perché tutto intorno si è fermato, è ad altissimo rischio di essere colpita da disagio psichico significativo e ammalarsi di disturbi con franca connotazione psichiatrica, soprattutto in presenza di condizioni di suscettibilità agli stessi”.


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