mercoledì, Dicembre 1, 2021

Cambiamento climatico: è a rischio il benessere dei bambini

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La crisi climatica colpisce i bambini: il rapporto UNICEF

Il cambiamento climatico non è soltanto una piaga per il Pianeta ma colpisce chi è più vulnerabile: i bambini.

Non solo sono più a rischio degli adulti alle condizioni meteorologiche estreme, alle minacce tossiche e alle malattie, ma la Terra sta diventando un posto più pericoloso in cui vivere.

«La crisi climatica è una crisi dei diritti dei bambini» sostiene il direttore generale dell’UNICEF, Henrietta Fore.

Proprio a opera dell’UNICEF (Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia) è il primo rapporto che mette in evidenza questo aspetto da molti trascurato. “The Climate Crisis Is a Child Rights Crisis: Introducing the Children’s Climate Risk Index” dimostra come i bambini sopportino il peso maggiore derivante dal cambiamento climatico. I più giovani compiono i primi passi in un mondo sempre più pericoloso e incerto.

Aumentano gli episodi di siccità, incendi catastrofici, tempeste e inondazioni distruttive. Ma, rispetto agli adulti, i bambini hanno bisogno di più cibo e acqua e sono meno capaci di sopravvivere a eventi meteorologici estremi. Quindi la crisi climatica sta creando una vera e propria crisi dei diritti dei bambini.

I rischi ambientali, lo shock e lo stress stanno già avendo effetti devastanti sul benessere dei più giovani, che affrontano la crisi idrica, sanitaria, dell’istruzione, della protezione e della partecipazione.

I gravi danni ai bambini causati dalla crisi climatica

Il rapporto dell’UNICEF “The Climate Crisis Is a Child Rights Crisis” dona un punto di vista innovativo sullo sconvolgimento climatico globale. Infatti, per la prima volta, si analizzano gli effetti negativi degli impatti ambientali dalla prospettiva dei bambini.

I risultati dell’indagine sono sconcertanti. Circa un miliardo di bambini, sul totale di 2,2miliardi del mondo, è a rischio “estremamente elevato” a causa degli impatti del cambiamento climatico.

«Per la prima volta, abbiamo un quadro completo di dove e come i bambini sono vulnerabili al cambiamento climatico. Questo quadro è terribile, in modo quasi inimmaginabile – dichiara il direttore dell’UNICEF -. Gli shock climatici e ambientali stanno minando l’intero spettro dei diritti dei bambini, dall’accesso all’aria pulita, al cibo e all’acqua sicura, all’istruzione, all’alloggio, alla libertà dallo sfruttamento e persino al loro diritto di sopravvivere. Praticamente la vita di nessun bambino ne sarà immune».

I risultati del “Children’s Climate Risk Index

Inoltre i dati rivelano che i Paesi maggiormente colpiti devono affrontare shock multipli e spesso sovrapposti, che aggravano le privazioni dei più piccoli. 850milioni di bambini, cioè 1 su 3 in tutto il mondo, vivono in aree in cui si sovrappongono almeno quattro di questi shock climatici e ambientali. Invece ben 330milioni di bambini, 1 su 7 in tutto il mondo, abitano zone colpite da almeno cinque grandi fenomeni di devastazione ambientale. In più questi giovani, oltre ad affrontare l’esposizione a molteplici impatti climatici, rivelano un’alta vulnerabilità dovuta a servizi essenziali inadeguati, come la disponibilità di acqua e servizi igienici, assistenza sanitaria e istruzione.

In base al “Children’s Climate Risk Index” si riscontra che:

  • 240milioni di bambini sono fortemente esposti alle inondazioni costiere;
  • 330milioni sono fortemente colpiti dalle inondazioni fluviali;
  • 400milioni di bambini sono fortemente esposti ai cicloni;
  • 600milioni sono colpiti fortemente dalle malattie trasmesse da vettori;
  • 815milioni corrono rischi dovuti all’elevato inquinamento da piombo;
  • 820milioni di bambini sono fortemente esposti alle ondate di calore;
  • 920milioni corrono rischi elevati dovuti alla scarsità d’acqua;
  • 1miliardo di bambini sono fortemente colpiti da livelli estremamente elevati di inquinamento atmosferico.

“Ingiustizia climatica”: Stati con i bambini più a rischio

L’indagine dell’UNICEF rivela anche un altro aspetto da non sottovalutare. Infatti l’indice classifica anche il rischio climatico per i bambini in base al Paese in cui si trovano a vivere. I più vulnerabili sono coloro che si trovano nella Repubblica Centrafricana, nel Ciad, in Nigeria, in Guinea e nella Guinea-Bissau.

Eppure tutti i trentatré Stati “a rischio estremamente elevato” emettono collettivamente solo il 9% delle emissioni globali di CO2. Al contrario, tra i dieci Paesi con le emissioni più alte, che producono complessivamente quasi il 70% della quantità globale di anidride carbonica, solo uno di questi è classificato come “a rischio estremamente elevato”.

C’è quindi un notevole scostamento tra dove le emissioni di gas serra vengono generate e dove i bambini stanno subendo gli impatti più significativi dovuti al clima.

«Il cambiamento climatico è profondamente iniquo: nessun bambino è responsabile dell’aumento delle temperature globali, ma saranno loro a pagare i costi più alti – afferma Henrietta Fore – «e i bambini dei Paesi meno responsabili soffriranno più di tutti».

Obiettivi da perseguire per salvare le giovani generazioni

Questi risultati donano una visione completa della vulnerabilità e del rischio in cui incorrono le giovani generazioni. Mettono in evidenza come sia necessario dare priorità all’azione per la tutela delle persone più a rischio e garantire ai ragazzi di oggi di ereditare un pianeta vivibile.

Quali sono gli obiettivi da perseguire? Secondo l’UNICEF è indispensabile:

  • fornire ai bambini una formazione sul clima e competenze verdi, fondamentali per il loro adattamento e preparazione agli effetti del cambiamento climatico;
  • aumentare gli investimenti per l’adattamento climatico e la resilienza nei servizi chiave per i bambini;
  • migliorare l’accesso dei bambini ai servizi essenziali, come l’acqua e i servizi igienici e l’istruzione;
  • ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 45% (rispetto ai livelli del 2010) entro il 2030 per mantenere il riscaldamento a non più di 1,5°C;
  • assicurarsi che la ripresa economica dopo la pandemia da COVID-19 sia green, a basse emissioni di carbonio e inclusiva;
  • includere i giovani in tutti i negoziati e le decisioni nazionali, regionali e internazionali sul clima, come in occasione della COP26.

«L’UNICEF esorta i governi e le imprese ad ascoltare i bambini e a dare priorità alle azioni che li proteggono dagli impatti, accelerando al contempo il lavoro per ridurre drasticamente le emissioni di gas serra» conclude il direttore generale del Fondo.

Infatti, la stessa organizzazione internazionale ha coinvolto anche nel rapporto i più giovani. La prefazione è stata scritta dai rappresentati più influenti del movimento “Fridays for Future”. Tra gli autori ci sono Greta Thunberg della Svezia, Faruk Jhumu del Bangladesh, Eric Njuguna del Kenya e Adriana Calderón del Messico. La loro missione è semplice: è giunta l’ora di affrontare il cambiamento climatico come una crisi.

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