sabato, Settembre 18, 2021

Cambiamento climatico: il Green New Deal è la soluzione?

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Quali sono le “false promesse” del Green New Deal europeo?

Mai come quest’anno ci si è resi conto degli effetti negativi dovuti al cambiamento climatico: incendi, temperature oltre i 48 °C in Sicilia e piogge nel freddo della Groenlandia.

Diventa quindi ancora più importante portare avanti gli obiettivi del Green New Deal europeo. Ma la strategia assicura prospettive realistiche o esistono delle “false promesse” in questo programma di interventi?

Proprio su questo si interrogherà l’edizione 2021 dei Colloqui di Dobbiaco, che si svolgerà in Alto Adige dall’ 1 al 3 ottobre. In questa occasione si confronteranno esperti italiani e tedeschi. Analizzeranno nel dettaglio le dinamiche di interventi che prevedono di portare cambiamenti incisivi all’emergenza ambientale. Considereranno, quindi, non solo i vantaggi dal punto di vista economico e politico ma anche le azioni che coinvolgeranno la vita di ogni singolo cittadino.

Dobbiaco diventa, così, il luogo perfetto per trovare un punto di incontro tra due culture. Qui, ogni anno dal 1985, sono affrontate le tematiche ambientali di maggior rilievo, proponendo soluzioni innovative e, soprattutto, concrete.

Rispetto dell’ambiente e crescita economica

Ciò che desta maggiore preoccupazione sulle nuove politiche ambientali è il fatto che l’Unione Europea si sia impegnata sia per la crescita economica della comunità sia nel rispettare gli obiettivi di salvaguardia del pianeta. Possono questi due aspetti convivere? Molti degli esperti che interverranno ai Colloqui di Dobbiaco sono scettici.

«Abbiamo urgente necessità di un capovolgimento di visione e non di una nuova curvatura dell’ambiente alle economie mercantili che considerano la natura un immenso supermarket dove continuare a prendere a volontà», dichiara Paolo Pileri, docente del Politecnico di Milano.

Anche un altro ospite dell’evento, Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia, ha la stessa opinione: «La legge sul clima dell’UE è una strada minata da false soluzioni, insufficiente a combattere la crisi climatica. Si tratta di un compromesso tra l’Ancien Regime energetico, che cerca di perdere tempo per frenare la transizione, e quella parte del mondo produttivo e della società civile che ha intrapreso la strada del cambiamento».

La strategia del Green Deal europeo: gli obiettivi

Ma in cosa consiste nel dettaglio la strategia del Green New Deal europeo? Questa misura prende esempio dal nuovo piano di riforme economiche e sociali, inizialmente promulgato negli Stati Uniti, incentrate sul cambiamento climatico e le disuguaglianze economiche e sociali.

In ambito europeo, il programma ha il principale obiettivo di limitare l’aumento del riscaldamento globale. Secondo le stime del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) dell’ONU, infatti, esso dovrà rimanere entro gli 1,5 °C rispetto all’epoca pre-industriale.

Saranno, perciò, messi in atto diversi interventi volti ad accrescere il benessere e la salute dei cittadini, garantendo:

  • l’annullamento delle emissioni nette di gas a effetto serra entro il 2050;
  • aria e acqua pulite, un suolo sano e la salvaguardia della biodiversità;
  • edifici rinnovati ed efficienti dal punto di vista energetico;
  • l’uso di energia pulita e rinnovabile;
  • il potenziamento dei trasporti pubblici e su rotaia;
  • prodotti che durino più a lungo e che possano essere riparati, riciclati e riutilizzati;
  • una crescita economica dissociata dall’uso delle risorse, grazie a una industria competitiva e resiliente a livello globale.

Però, sebbene la transizione verso la neutralità climatica prometta di offrire nuovi modelli di business e di sviluppo tecnologico e nuovi posti di lavoro, proprio quest’ultimo punto è ciò che desta maggiore preoccupazione.

«Il Green New Deal è un passo in avanti ma non una soluzione – dichiara infatti Ulrike Herrmann, caporedattrice del quotidiano tedesco Tageszeitung. – Punta sulla crescita verde che non ci porterà verso un’economia circolare sostenibile». L’unica soluzione per Ulrike Herrmann resta solo «dire addio al capitalismo».

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