giovedì, Luglio 18, 2024

Caldo estremo, inquinamento e salute: un legame inscindibile

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LE TEMPERATURE ESTREME DI QUESTI MESI NON SONO DANNOSE SOLO PER LA SALUTE MA ANCHE PER L’AMBIENTE. AUMENTA INFATTI L’INQUINAMENTO ATMOSFERICO. TRA I PAESI EUROPEI PIÙ COLPITI C’È L’ITALIA

Il caldo estremo e le ondate di calore non hanno effetti negativi solo sulla nostra salute ma peggiorano anche l’inquinamento. La persistenza dell’aria calda nelle nostre città aumenta infatti la concentrazione di polveri sottili. Sono oltre 3.300 i comuni italiani in cui la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha accertato il superamento dei valori soglia di inquinanti.

Tra quelli che destano maggiori preoccupazioni per la salute pubblica ci sono:

  • il particolato (PM) di diametro inferiore o uguale a 2,5 micron;
  • l’ozono (O₃);
  • il biossido di azoto (NO₂ );
  • il biossido di zolfo (SO₂);
  • il monossido di carbonio (CO).

In particolare il PM 2,5 e PM 10 sono in grado di penetrare in profondità nei polmoni e nel flusso sanguigno, causando danni cardiovascolari e respiratori.

In più, come il caldo contribuisce ad aumentare l’inquinamento atmosferico, allo stesso modo il crescere dell’inquinamento determina il riscaldamento globale e il crescere delle temperature. Gli adattamenti fisiologici del corpo umano per regolare la temperatura fanno sì che aumenti la frequenza respiratoria e l’afflusso di sangue periferico, incrementando l’esposizione agli inquinanti ambientali.

Le temperature estreme, quindi, sono un fattore di rischio soprattutto per le malattie cardiovascolari e ne aumentano del 11,7% la mortalità. L’esposizione al calore sottopone a maggiore sforzo il cuore e può portare a colpi di calore se la temperatura corporea interna non è adeguatamente regolata dal sistema cardiovascolare.

Inquinamento come principale causa di morte prematura

L’inquinamento atmosferico è uno dei principali fattori a provocare morte prematura e malattie. Inoltre è il più grande rischio ambientale per la salute in Europa. Patologie cardiache e ictus sono le cause più comuni di decessi prematuri attribuibili all’inquinamento atmosferico, seguiti da cancro ai polmoni e malattie polmonari. L’esposizione a concentrazioni di particolato fine ha provocato 238mila morti solo nel 2020, mentre, a causa del biossido di azoto, i deceduti sono 49mila. Infine l’esposizione acuta all’ozono ha causato 24mila decessi prematuri.

Si aggiungono poi le persone che convivono con malattie legate all’esposizione all’inquinamento atmosferico, come la broncopneumopatia cronica ostruttiva causata da PM 2,5, e il diabete mellito, dovuto al biossido di azoto. Gli agenti inquinanti favoriscono anche le infezioni delle vie respiratorie e il parto prematuro.

«Per affrontare gli effetti sulla salute dell’inquinamento atmosferico sono necessarie azioni coraggiose sulla qualità dell’aria a tutti i livelli (nazionale, regionale, locale) e in tutti i settori (domestico, trasporti, energia, industria, agricoltura) – ha dichiarato Carla Ancona, responsabile della Rete Italiana Ambiente e Salute -. Abbiamo bisogno di ripensare a come possiamo ridurre efficacemente il carico di malattia dovuto all’inquinamento atmosferico».

Morti premature, il prezzo pagato dall’Italia

L’Italia è il Paese dell’Unione Europea che paga il prezzo maggiore in termini di morti premature e anni di vita persi per l’inquinamento atmosferico, sia per il biossido di azoto sia per le polveri sottili. Il primo è più strettamente connesso alle emissioni da trasporto, mentre il particolato fine è prodotto soprattutto dal riscaldamento domestico, ma incidono anche le emissioni provenienti da attività agricole e industriali.

Secondo i dati dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, sono circa 50mila i decessi ogni anno. Fra le prime sette regioni europee con più morti premature causate dall’esposizione al PM 2,5 sei sono italiane. In particolare, la provincia di Milano registra 4.537 decessi prematuri. Per quanto riguarda gli ossidi di azoto la situazione peggiore si trova in Lombardia, per la quale si registrano 3.451 perdite nel 2020. Infine, il maggior numero di morti premature causate dal biossido di azoto si trovano nelle province italiane di Milano (1600), Roma (1236), Napoli (901) e Torino (767) e in quelle spagnole di Madrid (1688) e Barcellona (1310).

Linee guida per combattere inquinamento e tutelare la salute

Le comunità scientifiche nazionali e internazionali chiedono ai governi di attuare drastiche politiche per la riduzione dell’inquinamento atmosferico. Occorre seguire le linee guida riguardo la qualità dell’aria predisposte dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Infatti, sebbene queste raccomandazioni non siano giuridicamente vincolanti, possono essere utilizzate come strumento di riferimento per aiutare a fissare norme e obiettivi per la gestione della qualità dell’aria a livello internazionale, nazionale e locale.

«La comunità scientifica ha consegnato evidenze solide e chiarissime, che devono essere trasferite in azioni concrete per la riduzione dell’inquinamento atmosferico – ha commentato Lucia Bisceglia, presidente della’Associazione Italiana di Epidemiologia -. Tutti beneficeranno della riduzione dell’inquinamento atmosferico e tutti dovrebbero contribuire alla sua riduzione, a partire da chi ha la responsabilità di elaborare le scelte politiche.

Occorre un cambio di paradigma. Non basta limitarsi a fissare nuovi limiti agli inquinanti. Sono necessarie politiche ambiziose in tutti i settori per raggiungere ovunque una riduzione dell’inquinamento atmosferico. Promuovendo città più sostenibili, incentivando l’aumento del trasporto pubblico, della mobilità attiva e delle aree verdi, si incoraggia l’adozione di comportamenti e stili di vita salutari, in modo equo ed inclusivo. Le nuove linee guida sono un monito per i politici e per tutti noi. Ma sono anche una preziosa opportunità di cambiamento: è questo il momento di agire per creare un ambiente e un pianeta sano».

Migliore qualità dell’aria, migliore qualità di vita

Migliorare la qualità dell’aria contribuirà a mitigare il cambiamento climatico. In particolare, la riduzione o l’eliminazione graduale dei combustibili fossili e della biomassa ridurrà le emissioni di gas a effetto serra e gli inquinanti dannosi per la salute. La qualità della vita dei cittadini migliorerà e si ridurranno, di conseguenza, i costi sanitari sostenuti dalla società.

Solo così sarà possibile proteggere l’ambiente, raggiungere la neutralità del clima, tutelare la salute pubblica e le fasce più vulnerabili di popolazione.

Numero verde ONA

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