giovedì, Ottobre 6, 2022

La breve storia del capriolo Leonardo

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LEONARDO, GIOVANE CAPRIOLO, FINISCE IN UN FOSSO DELL’AREA MONTANA COSENTINA. ENTI E ISTITUZIONI LOCALI DISADATTI AL RECUPERO DEL CUCCIOLO, DENUNCIA UN ASSESSORE DI ROSE.

Questa è la breve storia di Leonardo, un giovane capriolo finito in uno dei tanti fossi che si trovano nelle aree montane. Ma non è solo il racconto di un salvataggio, è anche una denuncia verso enti e istituzioni spesso assenti o impossibilitati a svolgere il ruolo per cui sono sorti.

L’iniziativa del consigliere Antonio Canino di Rose

È il consigliere comunale Antonio Canino di Rose, piccolo centro in provincia di Cosenza, a rendere noto un fatto che ha coinvolto tutta la comunità e messo in moto tante energie per salvare il capriolo.

Canino ha subito contattato l’Asp di Cosenza – Servizio Veterinario di Area C, i Carabinieri Forestali, il CRAS di Rende, il CRAS di Catanzaro, la Polizia Provinciale, il Reparto Carabinieri per la Biodiversità, i Vigili del Fuoco, ma tutti si sono dichiarati «impotenti e/o incompetenti per il recupero dell’animale del fosso», ha affermato il consigliere.

«Chi per mancanza di mezzi, chi per impossibilità di intervenire senza un veterinario sul posto che sedasse l’animale. Operazione assolutamente da evitare a detta dei vari esperti di ungulati di fuori regione consultati per ricevere consigli sulle terapie. Pertanto se queste sono le prassi normalmente utilizzate siamo messi male».  

L’inefficienza per mancanza di mezzi, strumenti e risorse

Il consigliere, dopo aver ricontattato le varie istituzioni, ha prospettato loro la possibilità di recuperarlo grazie ad alcune volontarie.

leonardo capriolo nell incubatrice
Leonardo, il cucciolo di capriolo

Ma ecco presentarsi un altro inimmaginabile scoglio: «il CRAS di Catanzaro – ha continuato il Canino – sede competente per il recupero degli ungulati dichiara di non essere in grado di ricevere il capriolo per mancanza di mezzi, strumenti e risorse necessarie a offrire cure adeguate».

Non considerando l’ipotesi di lasciarlo morire di fame nel fosso, Canino trova una preziosa collaborazione in una agente della polizia provinciale.

«Siamo stati autorizzati, dopo un nuovo consulto con il Reparto Carabinieri per la Biodiversità del centro di Cupone, a prenderlo con il supporto dei Carabinieri di Rose e a trasportarlo presso lo studio di una veterinaria di Rende, che aveva dato la sua disponibilità alle istituzioni».

La veterinaria ha accudito e curato Leonardo per diversi giorni, gratuitamente, fa sapere l’assessore.

Il capriolo Leonardo non ce l’ha fatta

leonardo capriolo sul tavolo della veterinaria
Leonardo sul tavolo operatorio della veterinaria

Ma, «dopo una iniziale (apparente) lenta ripresa ha dovuto registrare un altro crollo del quadro clinico che ha condotto Leonardo, come era stato ribattezzato dalle volontarie, alla morte. Che forse si sarebbe potuta evitare con cure immediate e adeguate presso un centro specializzato».

Una vicenda finita male, che dovrebbe offrire spunti di discussione per evitare in futuro episodi del genere: «Mi auguro che, chi di competenza, voglia verificare in quali condizioni versano i CRAS (Centro Recupero Animali Selvatici – ndr) della Calabria e capire come fare per eliminare queste gravi situazioni di inefficienze. Dotandoli – continua l’assessore – di risorse adeguate, magari anche mettendoli in rete con i vari Enti Parco della regione».

Valorizzazione della montagna e della biodiversità: solo storielle

Secondo Canino, oggi, si tengono aperti centri inutili che gravano sulle tasche dei contribuenti, e si raccontano solo storielle sulla valorizzazione della montagna e della biodiversità.

Lasciati soli

«Poi, nelle situazioni critiche siamo lasciati soli. Per questo – ha concluso il consigliere – sento il dovere di ringraziare chi si è impegnato per offrire una speranza a Leonardo: grazie a Rosanna, Emilia e Gina Iuele, ai Carabinieri di Rose. In particolare al maresciallo Claudio De Marco, all’agente della polizia provinciale (di cui non conosco il nome) che ha preso a cuore con tenacia la vicenda e soprattutto grazie alla veterinaria Mariarosaria Mazzuca per quanto fatto».

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