lunedì, Agosto 15, 2022

Boschi: parola d’ordine, tagliare

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Boschi italiani in pericolo da nord a sud

In Calabria, una delle regioni più ricche di alberi del Paese, si procede con i tagli boschivi, alcuni clandestini, altri autorizzati dalle amministrazioni comunali nel cui territorio ricadono vaste aree alberate. Ultimamente, abbiamo portato all’attenzione gli scempi ambientali decretati da alcuni sindaci per fare cassa. Da Paola, cittadina del Tirreno cosentino dove sarà tagliato il lotto di boschi ricadente in località Cozzo Cervello a Fagnano Castello, piccolo centro in provincia di Cosenza, che potrebbe perdere buona parte del suo patrimonio forestale per gli interessi economici dell’attuale Giunta comunale. Fino ad arrivare a Mongrassano, comune in cui centinaia di alberi sono stati abbattuti per far posto alle inutili, ingombranti e rovinose pale eoliche.

Sono solo alcuni esempi, tutta la regione è purtroppo presa di mira da tagliatori di boschi senza scrupoli che fanno razzie di alberi, con il placet, molto spesso, delle istituzioni. Non è un caso, però, se abbiamo distintamente citato tre località e omesso delle altre. Infatti, Paola, Fagnano e Mongrassano sono accomunate da uno stesso destino che ha un duplice risvolto. Da una parte i tagli sconsiderati, dall’altra una tutela che sarebbe potuta scaturire dalla proposta di “Legge di istituzione del Parco Naturale regionale di Monte Caloria e della Catena Costiera”.

Un Parco Naturale per la Catena Costiera

Cartografia boschi e laghi di Fagnano
Cartografia boschi e laghi di Fagnano

Era il 10 dicembre del 2002 quando la Regione Calabria pubblicava sul BUR (Bollettino Ufficiale Regione) l’approvazione delle linee di indirizzo per l’istituzione del Parco Naturale Regionale della Catena Costiera, al fine di creare una Rete Ecologica Regionale. Nel 2013, dopo oltre un decennio, la Giunta regionale deliberava finalmente la proposta di Legge in questione, che avrebbe interessato i seguenti comuni: Fagnano C., Malvito, Cetraro, Acquappesa, Guardia P., Mongrassano, Cerzeto, San Martino di Finita, Rota Greca e Fuscaldo.

Questa proposta non fu mai esaminata dal Consiglio regionale e pertanto decadde. Due anni più tardi, fu presentata un’altra proposta di legge per l’istituzione del Parco Naturale Monte Caloria”, che avrebbe compreso solo i comuni di Malvito, Cetraro, Fagnano C. e Acquappesa. La proposta, però, fu ritirata dopo appena sei mesi. Ma perché non si diede seguito alle diverse proposte di istituzione dei Parchi che avrebbero protetto vaste aree boschive? Forse perché poi i comuni non avrebbero potuto più abbattere boschi per fare cassa? Meglio – secondo gli amministratori locali – affossare una legge che avrebbe tutelato i territori che perdere le entrate derivanti dai tagli boschivi.

«L’istituzione del Parco avrebbe di certo limitato i danni al patrimonio arboreo – sostiene l’economista cosentino Matteo Olivieri – anche se il sito che si estende da Cozzo Cervello a Bosco Luta è una zona già segnalata come protetta da vincolo e risulta essere regolarmente iscritto alla Rete Natura 2000. Pertanto, rientra a tutti gli effetti sotto la protezione giuridica della Direttiva Europea Habitat e sotto la vigilanza del ministero dell’Ambiente. Per una parte ricade anche sotto la competenza del ministero dei Beni culturali, poiché i monti sopra i 1.200 metri s.l.m. sono vincolati ex lege dal codice dei Beni culturali».

Natura 2000, una tutela per l’ambiente

Cartografia di Monte Caloria
Cartografia di Monte Caloria

Rete Natura 2000 è il principale strumento della politica dell’Unione Europea per la conservazione della biodiversità. Si tratta «di una rete ecologica – si legge sul sito  – diffusa su tutto il territorio dell’Unione, istituita ai sensi della Direttiva 92/43/CEE “Habitat” per garantire il mantenimento a lungo termine degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciati o rari a livello comunitario.

La Rete Natura 2000 è costituita dai Siti di Interesse Comunitario (SIC), identificati dagli Stati membri secondo quanto stabilito dalla Direttiva Habitat, che vengono successivamente designati quali Zone Speciali di Conservazione (ZSC). Comprende anche le Zone di Protezione Speciale (ZPS) istituite ai sensi della Direttiva 2009/147/CE “Uccelli” concernente la conservazione degli uccelli selvatici…

La Direttiva riconosce il valore di tutte quelle aree nelle quali la secolare presenza dell’uomo e delle sue attività tradizionali ha permesso il mantenimento di un equilibrio tra attività antropiche e natura… In Italia, i SIC, le ZSC e le ZPS coprono complessivamente circa il 19% del territorio terrestre nazionale e più del 7% di quello marino».

L’inutilità dell’assessorato all’Ambiente calabrese

Bisogna aggiungere, inoltre, che da Fiumefreddo fino a Fagnano le aree sono già vincolate in modo puntiforme e la proposta di legge prevedeva l’istituzione di un unico corridoio ecologico. Ma si è preferito bloccare la Legge istitutiva e consentire tagli e devastazioni. E l’assessorato all’Ambiente della Regione Calabria, nonostante sia guidato attualmente da un nome altisonante, nicchia come al suo solito su ogni iniziativa diretta a proteggere il territorio.

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